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L’Udinese rimane chiusa nel tunnel

Fallito per l'ennesima volta l'appuntamento con la vittoria in casa
Redazione

L’Udinese non vede ancora la luce in fondo al tunnel e se durante la partita si riesce a percepire effettivamente un bagliore in lontananza che indica la strada verso la gloria, accade sempre qualche imprevisto, qualche crollo strutturale, che ostacola tale passaggio, oscurando sempre tale bagliore facendo rimanere la squadra al buio e in trappola nel tunnel della bassa classifica.
Anche ieri col Sassuolo, dopo una vigilia dall’aria pesante, altro che natalizia, dove i concetti del “non si può più sbagliare e margine d’errore presso che nullo” sono rimbalzati sia nelle mura dello spogliatoio bianconero che tra quelle delle stanze con i bottoni, oltre ad un pari, sempre in rimonta come da tradizione made in Udinese, non si è andati.
Stavolta è stata l’espulsione scellerata a dir poco di Pajero a complicare i piani, e a mandare nel dramma una squadra che aveva appena accumulato qualche fiches di certezze e ottimismo dopo il secondo gol siglato dal sempiterno Tucu Pereyra, che aveva dilatato il minimo vantaggio portato in dote da Lucca, sempre su assist di Pereyra. La situazione psicologica favorevole è durata 3 minuti, il tempo necessario per riprendere il gioco sul cerchio di centrocampo, trovare una ripartenza sulla catena di sinistra tra kamara e Payero in piena fiducia, e con forse troppa foga, e taac ecco materializzarsi come una mannaia tra capo e collo il piede a martello che l’argentino lascia sulla tibia di Erlic. A quel punto, una squadra che psicologicamente era partita da un livello sotterraneo dopo i mancati successi casalinghi con Atalanta e Verona, che moralmente sono valsi una sconfitta, e dopo la debacle di San Siro, rivede nuovamente i fantasmi dell’ennesima rimonta, e si consegna al fato e agli eventi senza lottare e senza spirito combattivo. Ora, possiamo capire la situazione psicologica difficile; possiamo ritenere che gli episodi reiterati di questo genere possano stendere un toro, ma non è tollerabile vedere una squadra arrendersi e arroccarsi dietro le palizzate di un forte dalle mura traballanti, consegnando pallone e terreno agli avversari, perchè per le leggi del calcio significa morte lenta ma sicura. Quel che è peggio è che a consegnarsi all’avversario, rimanendo in balia degli eventi è il condottiero bianconero ovvero Cioffi, incapace di leggere la situazione, e di sparigliare dal tavolo delle carte che ormai non potevano essere più vincenti. Era evidente che la partita di Lucca fosse finita, se il bomber piemontese lo allontani dalla porta gli metti fuori mirino il suo bersaglio, e di certo non è uno che ti allunga la squadra in avanti con scatti degni di Beto, come nemmeno Pereyra può fare, al netto di una maggior capacità dell’argentino di gestire il pallone in apnea. A quel punto un Success a tenere su palloni e offrire sponde utili ad un Thauvin che avrebbe potuto attaccare lo spazio, sarebbe sembrata una soluzione percorribile, come anche quella di togliere un maldestro Ebosele per un più affidabile Ezhibue, lasciando in campo un Kamara che in sostanza il suo fin li lo aveva fatto. Niente di tutto ciò. Al 90′ gli unici due cambi effettuati da Mister Cioffi erano quelli di Kamara per Ezhibue, e quello tardivo di Ebosele per Masina. Ormai il muro della resistenza si stava sgretolando. L’attacco garibaldino del Sassuolo armato di tutte le punte necessarie (dentro anche Mulattieri e Volpato oltre al tridente iniziale, con Ferrari a svettare sui palloni in area) aveva già provocato la prima crepa grazie al rigore realizzato da Berarsi e concesso dalla doppio errore prima di Silvestri in uscita ( e qua si reitera) che di Ebosele, maldestro nel provocare il penalty all’atto di liberare l’area. Rimarranno quelli gli unici cambi fino al patatrac del secondo fallo da rigore di Kabasele su Mulattieri, avvenuto all’85’!! I cambi a quel punto tardivi di Success e Zarraga non potevano sortire gli effetti sperati. L’impressione di aver fatto poco o niente per impedire che il nemico entrasse in casa è vivida e concreta. Il Sassuolo di fatto ha cominciato la partita in 11 contro 10, poiché nel nulla generale della gara condotta in parità numerica, l’Udinese almeno a referto aveva piazzato i due gol, entrambi ben confezionati ed inventati da Pereyra.
L’alibi dell’uomo in meno però regge fino ad un certo punto. L’Udinese è una squadra sull’orlo di una depressione totale, vero, ma in certi frangenti bisogna anche saper guardare il bicchiere mezzo pieno: i 30 minuti finali li doveva giocare in 10 vero ma anche davanti di 2 gol! Un po’ di maggior spirito di sopravvivenza era auspicabile, se non altro perchè i cori della curva nord erano li ad intonare e ad invocare un certo temperamento e una certa cazzimma da guerrieri. Il modo in cui la squadra si è sciolta di fronte all’imprevisto è invece preoccupante, ma peggio l’incapacità del tecnico di far fronte alla situazione, nonostante a nostro parere disponesse di alcune carte interessanti da pescare dal mazzo della panchina. Se non fai niente per impedire che una difesa rimanga in apnea per 30 minuti, se non fai nulla per garantire qualche ripartenza e qualche minuto di respiro a tale difesa, va da se che prima o poi la vaccata del singolo messo costantemente sotto pressione si materializza; è naturale e preventivabile. La colpa grave è non aver ponderato nessuna scelta che potesse far fronte alla preoccupante piega che stava prendendo in campo.
L’Impressione è che questa a questa squadra la vittoria manchi più nella testa che nella classifica. L’approccio alla gara dall’inizio era stato un condensato di paura, angoscia, errori nei fraseggi, paura tipica di chi sente di non aver più margine d’errore. Va rimarcato però che con questo atteggiamento la vittoria continuerà a rimanere una chimera; una luce in fondo ad un tunnel che si fa sempre più lungo e buio, al punto che il bagliore diventa impercettibile. In situazioni come queste la testa conta tantissimo, tutto. Bisogna avere la lucidità per mantenere quanto di buono fatto ( i due gol e il doppio vantaggio) consci che non dovrà essere un imprevisto ad impedire l’ottenimento del successo, chiudendo la porta ai fantasmi delle passate partite, che purtroppo aleggiano nelle menti di troppi giocatori, bloccandone gambe e piedi. Guardare il bicchiere mezzo pieno insomma perchè se ci si lascia cadere dalla depressione la consegna all’avversario è certa. Rimane un dato sconfortante quello che ci restituisce il campionato dell’Udinese, ovvero una squadra che purtroppo deve temere più se stessa che gli avversari; una squadra che si fa più gol da sola di quanto non sia la bravura degli avversari a gonfiare la rete della porta di Silvestri. Riappropriarsi del proprio destino e delle proprie azioni, e del proprio gioco, nonché della propria consapevolezza di squadra, sarebbe già un primo passo verso l’uscita da questa spirale negativa.

Paolo Blasotti

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