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Tuttosport: C’è Thauvin tra i segreti del Lens

La squadra dell'ex bianconero ha vinto la Supercoppa di Francia battendo il PSG proprio grazie ad una sua rete
Monica Tosolini

Sorpresa in Francia: il Lens si aggiudica la Supercoppa di Francia battendo il quotatissimo PSG grazie ad una rete di Florian Thauvin, giocando in 10 contro 11 dal 39’. Tuttosport svela i segreti del Lens: concretezza e mestiere. In panchina siede Toppmoller, cresciuto alla scuola Nagelsmann: “«Anche solo in otto si va alla guerra». Robin Risser lo ha detto con la faccia ancora sporca della partita, il fiato corto, gli occhi di chi ha appena visto passare davanti a sé un esercito e non ha avuto voglia di contare i soldati. Il Paris Saint-Germain aveva il pallone, i nomi e la Supercoppa d’Europa appena conquistata. Il Lens invece il rosso di Kyllian Antonio, un gol di Thauvin, e una cosa più difficile da comprare: la convinzione di essere ancora undici. Ha vinto 1-0 e ha battuto il grande animale, proprio quando il grande animale pensava di poter ricominciare a mangiare. 
A Lens non hanno sceicchi, e neppure una panchina dove il secondo centravanti costa quanto una squadra intera. Hanno qualcosa di più antico: il mestiere. Cambiano gli allenatori, partono i giocatori, arrivano facce nuove; la minestra resta la stessa. È una squadra che non pretende di essere più elegante dell’avversario. Pretende di essere più dura da uccidere. Il Psg può avere più palleggio, più tecnica, più denaro, più calciatori capaci di risolvere una partita con un gesto. Lens vuole portare la partita in un luogo dove tutto questo conta un poco meno: il contrasto, la seconda palla, il compagno che corre per quello che non può più correre, il pubblico che spinge quando le gambe dicono basta. Luis Enrique lo aveva detto prima della partita: a Lens è difficile giocare. Bollaert non è uno stadio. È una condizione atmosferica. È un posto dove il rumore diventa una componente tattica. L’estate aveva portato via pezzi importanti. Mamadou Sangaré, venduto al Brentford per 48 milioni di euro. Adrien Thomasson, Malang Sarr, Wesley Saïd, Allan Saint-Maximin. E poi l’addio di Pierre Sage, l’allenatore della consacrazione. È arrivato Dino Toppmoller, tedesco, scuola Nagelsmann, amante del 3-4-3 e della flessibilità tattica. E sono arrivati giocatori che non hanno il compito di imitare i partenti, ma di costruire un altro Lens. Michaël Cuisance porta esperienza e piede. Yacine Titraoui è il genere di investimento che racconta bene la filosofia del club: 8 milioni per un centrocampista giovane, dopo aver venduto Sangaré per una cifra sei volte superiore. Maik Nawrocki dà corpo alla difesa. Mickál Skorás aggiunge corsa. Thorgan Hazard porta un nome enorme e, soprattutto, esperienza. Franjo Ivanović, arrivato dal Benfica, è il nuovo riferimento offensivo. Poi c’è Robin Risser. Un portiere che ha tenuto in piedi il risultato quando il Psg cercava di aprire la porta a spallate. E davanti a lui c’era Florian Thauvin, il ragazzo che aveva conosciuto un altro calcio a Marsiglia, e che a Lens ha trovato un ruolo quasi paterno. 
Tutti atleti che sembrano avere imparato a trasformare la propria povertà relativa in un vantaggio psicologico, che potrebbe diventare prezioso in campionato così come in Champions. Perché quando resti in dieci, puoi ancora guardare i tuoi compagni e dirgli che va bene così. Che in otto si può andare alla guerra lo stesso. E magari è proprio al  lora che si va più forte”.    

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