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Ripresa del calcio? Non vorrei essere nei panni dei medici della ‘mia’ Udinese

Si continua a parlare di ripresa del calcio, ripartenza che sembra imminente.
Monica Tosolini

Si continua a parlare di ripresa del calcio, ripartenza che sembra imminente. Il Messaggero Veneto ha interpellato Giorgio Indovina, medico sportivo dal 1984, ex responsabile del comparto sanitario dell’Udinese dal 1997 al 2001 per una opinione al riguardo. Il suo pensiero è chiaro: “I responsabili sanitari dell’Udinese Tenore e Passelli hanno tutta la mia solidarietà perché, in caso di ripresa del campionato, andranno incontro a una grossissima responsabilità. Ci sono davvero tante situazioni delicate che potrebbero sfuggire loro di mano” anticipa subito.

Quindi spiega: “Non sono assolutamente d’accordo per quanto riguarda la ripresa, e neanche a porte chiuse perché verrebbe meno non solo l’aspetto spettacolare, ma anche ludica per i calciatori, di cui nessuno parla, ma che ha un collegamento emozionale e quindi psicologico”.

Sottolinea quidi un aspetto: “l’esclusiva responsabilità dei medici sportivi. Sa cosa vuol dire? Vuol dire che un medico sportivo di una squadra professionistica, e penso ai miei stimati colleghi Passelli e Tenore dell’Udinese, avranno non solo la responsabilità di monitorare tutti gli effettivi, non potendo avere il dono dell’ubiquità per ricordare a quaranta e passa persone il distanziamento sociale, che resta fondamentale, ma soprattutto l’onere della responsabilità a fronte di poco auspicabili casi di riscontrata positività. È su di loro che ricadranno i problemi, non sui dirigenti”.

E ricorda che “Poi ci sono le possibili conseguenze legate agli infortuni, da mettere in preventivo vista la mancanza di allenamento sul campo per più di venti giorni e a fronte di un’incidenza degli infortuni la responsabilità sarebbe dei medici o dei preparatori? Il tutto senza contare un aspetto di cui nessuno parla, legato alle possibili complicanze cardiache e renali per i giocatori che sono stati positivi al Covid, che bisognerebbe lasciare a lungo a riposo”.

Indovina fa notare infine anche le problematiche legate alla logistica, con l’isolamento che potrebbe provocare danni ai calciatori anche a livello psicologico.

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