Paron Pozzo e il figlio Gino sono i protagonisti dell’intervista ‘doppia’ proposta oggi dal Messaggero Veneto per festeggiare i 40 anni della famiglia friulana al timone dell’Udinese. 40 domande per conoscere meglio i due profili e la gestione del club. “Ne viene fuori un quadro in cui emerge lo spessore, il tratto imprenditoriale e la personalità di due figure diverse ma che amano fare le cose per bene” spiega Massimo Meroi.
Questi alcuni dei passaggi:
Gino: «Nel 1986 avevo 21 anni, mio padre non disse nulla a casa. Poi quando ho cominciato a lavorare in società l’obiettivo è sempre stato di tenere tutto in ordine come in una azienda».
Gino: «Io ho cominciato ad operare nel 1993 dopo il passaggio di Mariottini all’Inter. Noi siamo stati tra i primi a fare scouting, prima con la sala tv, un’idea di mio padre, e la visione delle cassette poi mandando in giro gli osservatori. È stata una necessità considerato il contesto in cui lavoravamo. Poi la legge Bosman ha aperto ancora di più la strada estera».
Sulle voci passate e recenti di una possibile cessione del club:
Giampaolo: «Non è stata mai nostra intenzione vendere il club, ma solo eventualmente farci affiancare da qualcuno».
Gino: «Siamo abituati a continui contatti specialmente negli ultimi anni. Ormai sono sempre meno gli imprenditori locali e sempre più le proprietà straniere, non solo in Italia ma anche in Francia, Spagna e Inghilterra. L’interesse di alcuni gruppi verso l’Udinese è per noi un riconoscimento al lavoro fatto».
Entrambi sono sempre stati tifosi, ma solo dell’Udinese:
Giampaolo: «L’Udinese è sempre stata la mia unica squadra. Parliamo di un simbolo del Friuli come gli alpini».
Gino: «Solo Udinese. La prima volta al Moretti in Serie C contro il Piacenza, credo fosse la stagione ’72-’73, poi al Friuli papà si incazzava quando vedeva mezzo stadio che tifava Juve, Milan o Inter».
Sugli allenatori più amati:
Giampaolo: «Zaccheroni e Guidolin».
Gino: «Con Zac abbiamo intrapreso un percorso importante, anche quello di Guidolin è stato un grande ciclo, come quello di Spalletti con il quale c’è stata la frattura alla fine poi comunque ricomposta. Ma mi vengono in mente anche altri nomi come Marino e De Canio».
Il giocatore a cui sono più affezionati:
Giampaolo: «Totò Di Natale».
Gino: «Amoroso e Sanchez».
Entrambi sono soddisfatti di Runjaic. Gino spiega: «È un allenatore che ha sempre il controllo della situazione. Può fare degli errori, ma come noi del resto».
L’Europa reta un sogno:
Giampaolo: «L’ho detto più volte: mi piacerebbe tornarci».
Gino: «Più che un sogno c’è la consapevolezza che facendo tutto al meglio si può fare».
In merito a Sanchez, Gino rivela che nel 2011: «Gli avevamo offerto un rinnovo, ma il suo desiderio era andare a giocare con Messi. A gennaio ce lo aveva chiesto l’Inter e lui era stato il primo a dire “no, resto perché abbiamo un obiettivo”».
Sul caso Zaniolo:
Giampaolo: «Mi auguro di vederlo in Nazionale».
Gino: «Tempi e modi sono stati giusti perché si incastrasse tutto».
Chiusura con l’IA. Gino: “Gino: «Sì, la usiamo, ma siamo legati a un nostro modello di ricerca che consideriamo un valore aggiunto. Un metodo diverso che sveleremo solo nell’intervista per i nostri sessant’anni di Udinese».
Messaggero Veneto: Pozzo&Pozzo dicono 40 «L’Udinese ce la teniamo Noi più avanti dell’AI»
Il Paron e il figlio Gino ripercorrono i 40 anni alla guida dell'Udinese
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