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Messaggero Veneto, Pozzo: “La società non è in vendita”

Pozzo poi ringrazia i tifosi friulani: "Nel momento del bisogno c'è stato grande sostegno da parte di tutti"
Monica Tosolini

A tutto Pozzo. Il Paron ha parlato anche al Messaggero Veneto, affrontando altri temi oltre ai soliti. Quello che più interessa l’intero ambiente è quello che riguarda la proprietà dell’Udinese, in passato oggetto di interesse della Red Bull. Pozzo senior, al quotidiano, dice: “La società non è in vendita, ma se dovesse presentarsi un socio miliardario che intende fare degli investimenti come è successo a Bergamo con l’Atalanta, ben venga se questo significa alzare le ambizioni del club“. Ma, ribadisce poi, “Fino adesso non si è fatto avanti nessuno“.
Una stagione da incubo, che però il Paron considera come “un incidente di percorso. La pianificazione prevede sempre la costruzione di una squadra da metà classifica, se poi hai qualche giocatore che esplode puoi sperare di andare ad acciuffare l’Europa. Nessuno punta a salvarsi negli ultimi 10′ del campionato”. Ma è convinto che “La squadra non era da ultimi posti. Ricordiamoci che siamo stati falcidiati dagli infortuni“.
Su Balzaretti, scomparso all’improvviso, precisa: “Continua a lavorare per l’Udinese ma con altre mansioni. È in giro a guardare calciatori, tra poco andrà in ferie”.
Le continue contestazioni al figlio Gino le considera “una situazione singolare. Siamo tutti sulla stessa barca, quindi se si contesta si contesta tutti non uno solo. Gino ha costruito le squadre anche quando andavamo in Europa”.
Ammette poi che forse sì, l’Udinese è assuefatta al pensiero che ogni anno ci sono tre squadre messe peggio: “Questa è una riflessione che posso condividere. Quando hai la patente da 30 anni non metti la stessa attenzione di quando ce l’hai da sei mesi. La grande paura che abbiamo preso ci farà rizzare le antenne”.
Stavolta, assicura, “abbiamo imparato la lezione” ma sul discorso dei tanti stranieri in squadra dice: “Sicuramente dobbiamo creare una struttura che li aiuti a inserirsi prima. Però sono anche d’accordo che bisogna creare una base italiana. Questo lo riconosco”.
Questione allenatore. Il discorso è semplice: “Decide mio figlio, tra qualche giorno si incontreranno”.

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