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Messaggero Veneto: ‘Non si riprende se si pensa di mettere ad ogni contagio la squadra in quarantena’

Secondo Luca Pellegrini, la ripresa degli allenamenti è un segnale confortante in vista della ripartenza del campionato.
Monica Tosolini

Secondo Luca Pellegrini, la ripresa degli allenamenti è un segnale confortante in vista della ripartenza del campionato. In una intervista al Messaggero Veneto ha però avvisato: “è importante non falsare il campionato chiarendo che non si debba mettere in quarantena un’intera squadra per poche positività, e poi sarà importante rispettare i turni, senza quindi includere play-off o play-out. Detto questo, si può supporre che sarà il campionato delle squadre con l’organico più ampio, con l’età media inferiore e di quelle meglio attrezzate negli ambiti che competono a preparatori atletici e medici, che fin d’ora possono fare la differenza. Giocare ogni tre giorni col caldo, e dopo tre mesi di sosta, presuppone un lavoro enorme che ha come finalità l’equilibrio costante da mantenere tra performance e salute. Portare e mantenere una squadra a giocare su ritmi alti è compito dei preparatori, ma lo staff medico ha poi il compito altrettanto importante affinché quel lavoro non si trasformi in sovraccarico e quindi a infortuni. È un lavoro d’équipe molto preciso e sinergico che senza dubbio può “portare punti” alle squadre”.

Ha parlato di possibili “punti” portati dagli staff. Può fare qualche esempio? “Per esperienza personale posso tranquillamente dire che nella mia carriera ho avuto massaggiatori e preparatori che hanno davvero fatto la differenza. Alla Sampdoria avevamo Sergio Viganò, che ha scritto anche il libro “Le Mani del mago”, e mai titolo è stato più azzeccato perché lui ha davvero resuscitato i muscoli più provati, recuperando giocatori più malmessi. Era diventato il massaggiatore di Mancini, che non a caso se lo è poi portato dietro ovunque. Bastava dirgli che avevi male, lui ti guardava camminare e trovava il punto esatto. Ecco, chi adesso ha nelle squadre massofisioterapisti di questo livello ha una risorsa non indifferente”.

La variabile che invece potrebbe incidere sul rendimento in caso di ripresa? “L’età della rosa, perché ogni fisico reagisce diversamente dopo una lunga sosta, ma un conto è rimettere in pista un trentenne e un altro un giocatore sotto ai ventitré, ventiquattro anni. L’età media della rosa po’ dunque fare la differenza come particolare, ricordando sempre che il calcio è un agglomerato di movimenti a livello fisico in cui devi includere il contatto fisico”.

Va da sé che le società che adesso si ritrovano con i giocatori in quarantena partono in svantaggio…”In questo Lotito alla Lazio è stato lungimirante, lasciando partire solo tre stranieri e di cui nessun titolarissimo. Da direttore sportivo avrei fatto lo stesso e avrei trasformato il centro sportivo in un villaggio in cui accogliere anche le famiglie dei calciatori”.

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