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Messaggero Veneto, Gino Pozzo: “Vi racconto il futuro”

Il massimo dirigente bianconero risponde alle critiche alla sua persona e spiega scelte passate e quelle per il futuro
Monica Tosolini

Gino Pozzo ha deciso che è ora di metterci la faccia e lo ha fatto in una intervista al Messaggero Veneto, a cui premette: “È vero, parlo poco. Perché sono uno che non ama i proclami. Ma non mi nascondo: l’ultimo campionato è stato deludente e abbiamo sbagliato molto. Io per primo“. L’intervista ha una location particolare: uno degli Sky box dello stadio. Parla di tutto, a partire dalla sofferta salvezza a Frosinone: “Nel corso degli ultimi mesi di campionato sono rimasto spesso qui, accanto alla squadra. Ma mi rendevo conto di essere quasi impotente: non riuscivo a incidere, segno evidente che l’errore commesso era a monte. Non eravamo riusciti a trasformare un gruppo in una squadra. Vedevo dei giocatori a volte spaesati. Altre non inseriti nel nostro contesto. Non deve più accadere. Nel finale siamo stati bravi a trovare dei punti di riferimento, lì è stato abile Cannavaro e ho apprezzato davvero l’unione che si è creata in quei giorni. L’ambiente. I tifosi tutti”.
Tifosi che vedono in lui la principale causa dell’andamento degli ultimi anni. Gino Pozzo risponde che le critiche sono giuste, ammettendo di aver sbagliato ultimamente e si spinge oltre: “Sapete che vi dico? Che è passato troppo tempo dall’ultima partecipazione europea, che ne abbiamo fatti anche troppi di “anni zero”.
L’Udinese sarebbe potuta essere l’Atalanta: il club friulano è stato il primo a tracciare la strada della valorizzazione di talenti, ma poi si è persa. Il punto è che il calcio è cambiato. In merito alle voci su possibili inserimenti di capitali esteri, come accade a diverse società di A, spiega che spesso queste voci sono infondate e ribadisce che “questa società può andare avanti con le proprie gambe“. E conclude: “Io lavoro per soddisfare mio padre, un grande appassionato, la mia famiglia e la nostra gente. Perché l’Udinese è legata al Friuli. Vorrei ambizione, concetti calcistici di qualità, lavoro e rispetto per la maglia. Ho fatto così una scelta di discontinuità: Runjaic è un tecnico che può darci un’impronta diversa, più europea, meno attendista. Mi sono stufato di vedere l’Udinese difendere a 5 e incapace di fare possesso palla. Sceglieremo dei giocatori per questa filosofia. Poi se sbaglierò mi criticherete“.

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