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La A trema: il Governo cancella il Decreto Crescita

Colpo di scena in Cdm: Salvini dice no alla proposta di Abodi di far slittare l’abrogazione al 29 febbraio. Salvi i contratti già in vigore
Monica Tosolini

Dal primo gennaio addio al Decreto Crescita. Ieri la notizia come un fulmine a ciel sereno. Il Corriere dello sport la racconta così: ”  È saltato il banco. Il governo ha detto “no” alle agevolazioni fiscali per evitare spaccature – «non valeva la pena dividersi proprio sul calcio», riferiscono fonti di Palazzo Chigi – e ha seppellito il decreto crescita senza concedere ai club i due mesi di tempo che chiedevano per mungere dalla vacca dello Stato le ultime gocce di latte. Il clamoroso colpo di scena si è manifestato ieri alle 18.45, a consiglio dei ministri ancora in corso. Spinto in questa direzione dal leader della Lega, Matteo Salvini, l’Esecutivo ha infatti cancellato il testo che due giorni fa era finito dentro al Milleproroghe, su proposta del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi. Uno sgambetto politico? Chissà. La modifica dell’articolo 5, comma 9, del decreto legislativo XX sembrava dover passare senza intoppi, posticipando l’abolizione del decreto dal 31 dicembre 2023 al 29 febbraio 2024, concedendo alle società un po’ di ossigeno nel mercato di gennaio se fossero risultate “in regola con il pagamento degli obblighi fiscali, contributivi e previdenziali”. E invece, Salvini ha parlato di «provvedimento  immorale», dichiarandosi pronto a non votare. Registrata anche la posizione critica di Giorgetti (Economia) e Santanchè (Turismo), l’altro vicepremier, Tajani, (presiedeva il consiglio in assenza della premier Meloni), avrebbe chiesto di accantonare definitivamente il provvedimento che dalla stagione 2019-20 permette alle società di sfruttare una tassazione sul reddito di lavoro ridotta dal 45% al 25% acquistando all’estero. Salvi i contratti in essere, mentre per i nuovi dal 1º gennaio il maxi-sconto non sarà più applicabile”. 

I 20 club di serie A hanno ovviamente reagito con rabbia e preoccupazione. In serata, in una nota, hanno fatto sapere che  «C’è stupore e preoccupazione. Tale decisione, se confermata, avrà quale unico risultato un esito diametralmente opposto a quello perseguito». La mancata proroga, secondo la Lega presieduta da Lorenzo Casini, «produrrà minore competitività, riduzione dei ricavi, minori risorse da destinare ai vivai, minore indotto e dunque anche minor gettito per l’erario». Tutto questo «lascia supporre che sia prevalsa per l’ennesima volta una visione che purtroppo non tiene conto dello straordinario ruolo economico, oltre che sociale e culturale, che ricopre questo comparto industriale». La Serie A si augura «che il Parlamento possa correggere questo errore». 

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