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Gazzetta dello sport, Runjaic atto terzo: “Udinese casa mia”

Il tecnico bianconero: "Dopo i 50 punti voglio crescere. Il risultato della scorsa stagione è un passo importante per migliorare ancora"
Monica Tosolini

“Portaci in Europa” hanno chiesto i tifosi a Kosta Runjaic nel corso della serata di presentazione della nuova squadra. Lui, il mister tedesco alla terza stagione alla guida dell’Udinese, li ha assecondati ma poi, intervistato dalla Gazzetta dello sport, è tornato a predicare realismo: “I tifosi hanno bisogno di poter sognare. Molti di loro si innamorano del calcio proprio perchè desiderano qualcosa che permetta loro di sognare. D’altra parte, un allenatore che sogna troppo, rischia di perdere il lavoro. Il mio lavoro è essere realista: mi definirei una persona con i piedi ben piantati per terra. E se guardiamo i fatti realisticamente, dobbiamo prima raggiungere lo stesso livello della scorsa stagione e consolidare la nostra posizione prima di guardare avanti. Dopotutto, al momento, abbiamo perso due giocatori chiave come Atta e Kristensen“.
L’Udinese lo ha scelto per portare freschezza agli aspetti tecnici del gioco e per valorizzare i giovani talenti. Ora deve gestire Zaniolo, giocatore per il quale la parola chiave è ‘perseveranza’: “deve migliorare nell’aspetto della gestione delle situazioni difficili in campo. Davis ha già acquisito molta più continuità: per lui rimanere senza infortuni è fondamentale“. L’inglese è seguito con un programma personalizzato ad hoc per gestire al meglio il carico di lavoro. Su Ekkelenkamp dice che “sono convinto che non abbiamo ancora visto il meglio di lui”. Con la partenza di Kristensen, si è liberato un posto da centrale per Palma, “Ha potenziale, ora sta a lui cogliere questa opportunità“. Non nasconde, il mister, la propria gioia nell’avere ancora Solet a disposizione. Pafundi, invece, “ha bisogno di giocare con continuità“.
La sua vita a Udine, “Per me Udine e il Friuli sono molto più che il luogo in cui lavoro. Qui mi sento davvero a casa. Mi piacciono le persone e lo stile di vita.”. Chiede infine comprensione per la scelta di non esprimersi in italiano durante le conferenze stampa: sta imparando la lingua ma, dice, “c’è una bella differenza tra ordinare un cappuccino e tenere una intera conferenza, riuscendo a esprimere con precisione concetti complessi”.

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