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Runjaic: “Si parte da zero”

Il tecnico dell'Udinese: "Orgoglioso di essere qui"
Monica Tosolini

Il Dg Collavino ha introdotto oggi il nuovo allenatore dell’Udinese, ricordando che Kosta Runjaic è un allenatore che si è formato principalmente in Germania, dove ha lanciato in Nazionale diversi giocatori di talento. Significative le esperienze in serie B tedesca prima di andare in Polonia. Da oggi, via ai lavori. Collavino ringrazia ancora Fabio Cannavaro e il suo staff per il contribuito dato per la salvezza.

Gianluca Nani spiega che si ritiene che il mister abbia le caratteristiche giuste per il progetto Udinese, con un calcio aggressivo e propositivo, utilizza diversi moduli, giocando anche con la difesa a 4. E’ importante, però, è il concetto di calcio propositivo e non d’attesa. L’Udinese lo conosce bene e crede sia il profilo giusto per questa squadra.

Kosta Runjaic risponde quindi alle domande. La prima ricorda che diversi allenatori degli ultimi anni hanno esordito in A nell’Udinese. Lui, cosa si aspetta da questa avventura? E la famiglia Pozzo? “Sono molto felice di essere qui. Sono orgoglioso di questa occasione. E’ la prima volta che alleno in A, ma ho esperienze all’estero. Ho allenato in Polonia negli ultimi sette anni e sono cresciuto come allenatore e come persona, lavorando con culture diverse. Mi auguro questo sarà un viaggio ricco di successo per me. Io stesso ho molte aspettative in me, il mio obiettivo è proporre subito uno stile di gioco riconoscibile, aggressivo. Nelle precedenti esperienze ho migliorato la squadra e i giocatori, mi aspetto di farlo con successo anche qui”.

Il suo stile? C’è qualche nome su cui si può lavorare per farlo crescere come giocatore? “Penso che il gruppo sia buono, la squadra solida. E’ il mio primo giorno qui, voglio presentare me stesso principalmente. Qui c’è una organizzazione fantastica. Io sono l’allenatore, a capo della squadra. C’è talento nel gruppo, la base è positiva, con un giusto mix. In futuro parlerò con la società nei dettagli su cosa serve qui. Si parte da zero. Ora penso a creare impegno, etica del lavoro: è importante fare, non parlare”.

Quante partite ha visto dell’Udinese? “Cosa pensi? Potrei dire una, potrei dire tante. Non è questo l’importante. Se guardassi le gare della scorsa stagione, sicuramente non avrei una buona impressione. L’inizio è importante. Questo è un nuovo capitolo, si ricomincia con energia. Voglio un calcio che piace alla gente, con tanto calcio offensivo e tanta intensità. C’è molto lavoro da fare, su tanti dettagli”.

Ti piacerebbe riallineare Walukiewicz? ” Non parlo di giocatori oggi. Sono in contatto con tutti quelli che ho allenato. Ho avuto un sacco di complimenti dai miei giocatori e da tante persone. Credo che molti siano migliorati. Chissà, magari un giorno lavorerò di nuovo con loro”.

La serie A. Cosa conosce di questo torneo? “Sono eccitato e curioso. Primo step è però focalizzarsi su se stessi, creare il proprio stile, riconoscibile. Ci sono tante squadre grandi, con storia, ma anche l’Udinese ha la sua. La nostalgia non segna gol, però. Dobbiamo cercare di migliorare per arrivare ad una posizione superiore a quelle delle ultime stagioni. C’è bisogno di tempo e impegno. Sarà una grande sfida. Per me questo è un grande cambiamento e una grandissima occasione. Non mi interessa molto dei miei avversari, voglio dare una identità di gioco a prescindere da chi incontriamo. Primo step, il mio team, poi si modula durante le gare lo stile di gioco”.

Qual’è il suo obiettivo qui? “Nel 1958 Kennedy disse che l’uomo sarebbe arrivato sulla luna in dieci anni, nessuno gli credette allora. Nulla è impossibile, nemmeno vincere la Champions. Io mi sono fatto da me, vendevo assicurazioni e nessuno avrebbe mai pensato che un giorno avrei allenato in serie A. Possiamo anche dire che un giorno l’Udinese vincerà la serie A, ma io non sono qui per vendere qualcosa. Ma io parlo da persona seria, allenatore credibile, che lavora molto. Sono un marito, padre di tre figli. Potete contare su di me, il club può contare su di me. Dobbiamo provare tutti assieme, nuovo corso, nuova stagione. E’ il momento di pensare ai fatti. Voglio miglioramento visibili. Due vittorie in Friuli in casa rispetto allo scorso anno sarebbero già un miglioramento. Bisogna chiedersi qual’è il limite, quale il massimo che posso fare. Voglio il massimo, ma non dipende da me, ma dalla squadra e dai giocatori”.

Chi sono i suoi maestri di calcio? “Mi piace Klopp, è tedesco, mi piace. Lo seguivo al Mainz, andavo a vedere i suoi allenamenti. Ce ne sono tanti. Ho cercato di trarre spunto anche da Arrigo Sacchi. Puoi imparare sempre, non si smette mai. Io, ora, imparo molto. Imparerò molto anche da Nani. La vita è un continuo imparare. Vorrei trasmettere qualcosa alle nuove generazioni. Seguo gli Europei, mi confronto con dirigenti da cui posso sempre imparare molto”.

Libertà assoluta nella scelta del modulo? Tre priorità per definire il suo calcio? Quanto tempo le servirà per attuare il suo calcio? “Possesso palla, intensità e struttura (organizzazione). Sarà necessaria tutta la stagione, il lavoro procede passo dopo passo. Il mio obiettivo è crescere step by step, lo vedrete anche in precampionato. Avremo tre giornate di campionato prima della sosta: a quel punto vedrete già dei cambiamenti e trarre un primo bilancio. Ho attorno a me gente di livello, posso delegare, significa responsabilità per tutto il team. Mi piace lavorare di squadre e dare responsabilità alla squadra”.

Si precisa che il contratto firmato è biennale.

Chi sono i suoi collaboratori più stretti? “Ho lavorato con tante persone diverse nel 2017 in Polonia, ero andato lì da solo. Ho incontrato tante persone con cui ho costruito un buon rapporto. Porterò due assistenti, strettamente legati a me. Troverò membri dello staff già qui nel club. Sono sicuro che sono persone molto preparate. Voglio farmi una idea in generale delle squadre. Io mi fido di chi mi circonda. Di solito un grande vantaggio per me è che so adattarmi molto e analizzare velocemente tutto, squadra e struttura della società”.

Una sua idea di questo contesto? “Prima bisogna creare identità, io cerco il contatto diretto con i tifosi. Mi piace coltivare il rapporto con i tifosi, credo che loro siano le fondamenta. Cerco uno stile di gioco in cui si riconoscono. La comunicazione è cruciale, tutto parte da lì. Voglio parlare con loro, come ho fatto con quelli del Legia Varsavia. Sono disponibile al dialogo. E’ importante la comunicazione, il linguaggio del corpo, il dialogo. E voglio capire anche come essere più uniti dentro il club. E coltivare assieme il rapporto con i tifosi. Ho molte idee e molte domande. Oggi abbiamo iniziato il nostro cammino assieme. Forse ci saranno anche delle sorprese”.

Nani spiega che “come facciamo scouting con i calciatori, lo facciamo anche con gli allenatori. Sappiamo come gioca, vi consiglio di andare a vedere la sua gara contro l’Aston Villa. Seguivamo lui e altri profili. Cannavaro ci ha messo in difficoltà perchè ha fatto molto bene, ma volevamo dare discontinuità”.

Quando ha avuto il primo contatto con l’Udinese? “Io ho origini balcane, sono nato a Vienna e cresciuto prima in Jugoslavia e poi in Germania. Sono come i friulani, con molte culture diverse dentro. Le so capire bene e anche le persone. Penso che questo sia uno dei motivi per cui sono arrivato qui. Porterò qui il primo e secondo assistente, piaceranno anche a voi quando li conoscerete. Hanno anche loro molta esperienza internazionale. Lavoriamo assieme perchè ci rispettiamo e apprezziamo, condividendo la stessa visione del calcio”.

Ritiro? Si ritorna in Austria. Inizieremo il precampionato l’8 luglio. I giocatori arriveranno già dal 4 o 5. Il 18 luglio andremo a Bad Kleinkirheim fino al 31 luglio.

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