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Vento caldo da Parma

Si attendono conferme dai bianconeri
Redazione

L’Udinese incassa tre punti al Tardini e corrobora una classifica che si mantiene interessante, poichè le permette di inchiodare la colonna di sinistra e di guardare al futuro con rosee aspettative. 18 Punti in 13 gare rappresentano una media di 1,3 punti a partita, che in proiezione ne conferisce  49 punti finali, una quota che non offre la certezza di poter chiudere il campionato nella colonna di sinistra, ma insomma, nemmeno tanto distanti. Sarebbe comunque il record di punti da oltre 10 anni a questa parte. Cioffi 3 anni fa si fermò a 47 per dire. Il punto è chiedersi se questa squadra possa fare di più, ambire a staccare un biglietto per il treno dell’Europa, almeno per i vagoni di  terza classe di tale treno ovvero la Conference ( qualcosa di più ambizioso appare sinceramente utopistico ) oppure accontentarsi di una tranquilla e insipida salvezza. I dati sui gol subiti, essendo la penultima difesa del campionato, non autorizzerebbero alcun sogno di gloria, ma di calpestare con i piedi di piombo il terreno dei sogni, per scendere a patti con una realtà che mette davanti agli occhi ancora diverse problematiche che zavorrano questa squadra impedendole di spiccare il volo verso sogni proibiti. A Parma è tornato il clean sheet, è vero. Forse più che la vittoria e i tre punti, Kosta Runjiaic può ritenersi soddisfatto di aver portato a casa, oltre ad un rosso improbabile per tempistica e contesto, anche la porta inviolata, aspetto che anche tutti i tifosi attendevano con trepidazione. Rimanere in fondo alla classifica delle difese meno perforate rappresenta un qualcosa di cui non essere fieri. 
La gara di Parma non ha certo mostrato un’Udinese scintillante sia chiaro. E’ stata la classifica partita tatticamente bloccata, dove il Parma ha pure deluso ben oltre i meriti dei friulani, mentre l’Udinese ha avuto la fortuna e bravura di illuminarsi il viatico verso la vittoria con la catena di destra italiana: lancio di Bertola, che già con il Bologna aveva rappresentato uno schema di costruzione affidabile nel bel primo tempo dei bianconeri, spazio attaccato con i tempi giusti da Zaniolo; improvvida uscita del portiere di casa che sbaglia completamente la lettura, e poi l’ex romanista che ci mette la sua qualità nel girarsi e depositare il pallone nel cono di luce ridotto di una porta orfana dell’estremo difensore, ma non di altri difendenti. Il gol all’alba ha ridato certezze alla squadra di Runjaic, e addormentato i ducali, i quali hanno fatto fatica a trovare spazi nello schieramento difensivo dell’Udinese, sempre roccioso, preciso nelle scalate ( a parte qualche sbavatura di Zemura) e dominante in mezzo all’area con Kabasele che ha di fatto annullato il pericolo numero 1 Pellegrino.
L’Udinese è stata ordinata, ma non bella a vedersi. Buona applicazione tattica, ma molti errori tecnici. Piotrowsky ancora non convince; poca intraprendenza, tanti scarichi all’indietro e applicazione tattica accademica; c’è da chiedersi se davvero il giovane e talentuoso Miller non possa offrire qualcosa di meno piatto della proposta polacca, quando non si decide di sfruttare la buona vena del recente Ekkelenkamp, si intende. Davis, fino all’ora di gioco è apparso piantato e poco mobile, come se trasportasse dei pesi attaccati alle caviglie, e quando per magia attorno all’ora di gioco piazza un paio di accelerazioni che sconquassano la linea difensiva del Parma, va rispettivamente al tiro prima e a procurarsi un rigore sulla seconda; rigore con annessa espulsione. Rigore che lo stesso Davis realizza e chiude di fatto la gara. C’è da chiedersi perché il centravanti britannico ci abbia messo un’ora per scaricare tutti i cavalli sul campo da gioco. Anche lui avrebbe le potenzialità per fare di più e con maggiore costanza. Una partita che ha visto un Atta in versione ordinaria, senza svolazzi e con  poche intuizioni, un Solet che proprio non ce la fa a regalare un paio di brividi nella schiena a partita, con leggerezze da chi si annoia perché si sente manifestatamente superiore, e cerca l’adrenalina per accendere il match. Adrenalina di cui i compagni di reparto costretti a riparare ai suoi errori, farebbero volentieri a meno, e tra questi spicca Bertola, forse il migliore in campo dei bianconeri. La crescita dell’ex Spezia, è tangibile. Appare ormai calato nella parte; dispone di qualità in fase di costruzione; come detto sia col Bologna che a Parma, i suoi lanci sono stati fondamentali per offrire una proposta d’attacco sulla catena di destra. Il gol di Zaniolo come detto è nato proprio da una di queste idee in verticale.  E’ inoltre veloce nei ripiegamenti, e smaliziato nei miss match. Insomma una delle note più liete della gara del Tardini. L’altra nota lieta, oltre come detto al Clean Sheet, è il fatto che hanno segnato entrambe le punte, e quando questo accade rappresenta sempre qualcosa di positivo per la squadra e per il tecnico; 4 gol a testa per i due attaccanti, in una serie A dove i capo cannonieri ne hanno messi a rerferto solo 5, autorizza persino a guardare alla classifica marcatori con l’acquolina in bocca, e magari ciò può conferire stimolo all’appetito da gol delle nostre punte. 

Quello che ancora non è piaciuto e non ha convinto della gara di Parma, sono le prestazioni dei quinti. Zemura è stato ancora piuttosto impreciso in fase d’appoggio e spinta alla manovra, mentre anche da Zanoli ci si aspetta decisamente qualcosa di più. Il ragazzo da l’impressione di disporre ancora di mezzi inespressi.  Personalmente non è piaciuta nemmeno la gestione del doppio vantaggio in superiorità numerica. Una squadra in salute e con ambizione avrebbe cercato il terzo gol e poi il quarto, e insomma di mettere a soqquadro definitivamente un Parma in disarmo, invece la squadra di Runjiaic , anche con i cambi, è entrata in modalità gestione, regalando anzi qualche presupposto di pericolosità ad un avversario attaccato al defibrillatore. Questo è indice che la squadra non è ancora in fiducia; che la squadra non è in salute, o almeno non del tutto, e  soprattutto che la squadra non dispone di una mentalità sufficientemente ambiziosa. Il team di Runjiac troppo spesso mostra il braccino; gestisce invece di accelerare. Predilige il possesso palla sterile, lasciando scorrere le lancette dei minuti. Non un inno al calcio propositivo insomma,  ciò del quale  mister Runjaic si è sempre dichiarato un fervente predicatore. Insomma se si vuole puntare a staccare un biglietto anche per i vagoni più scalcinati dell’Europa, ovvero la Conference League, questa mentalità va totalmente in deroga a questo obbiettivo. Per cercare l’Europa serve spingersi oltre i propri limiti, e cambiare dimensione di squadra. Alzare seriamente l’asticella, anziché accarezzarla ad un livello mediano o mediocre. Accontentarsi non ha mai portato da nessuna parte, se non a fare il compitino.
Questa di Runjaic vuole essere una squadra da compitino, o una squadra che vuole scrivere una pagina importante della storia bianconera? La risposta la da sempre il campo, ma parte come sempre dal cuore e dalla testa dello spogliatoio, oltre che dagli input ricevuti dalla stanza dei bottoni.  I tre punti di Parma insomma, per ora, rappresentano un vento caldo che ancora non riscalda l’ambiente, e di sicuro non ha tolto tutta l’umidità e il disagio. Servirebbe ben altro per quello.

Paolo Blasotti

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