Udine e il Friuli si vestono di gala per la prima edizione della Friuli Venezia Giulia Cup, un triangolare d’altissima aristocrazia calcistica europea, in grado di accendere i riflettori internazionali su un impianto d’avanguardia, ma soprattutto su di una Regione che tiene a rimarcare una sana vocazione turistica.
Una notte d’estate dove la passione di provincia incontra i brand e le leggende del calcio internazionale, offrendo spettacolo puro ai tifosi accorsi in maniera massiccia sugli spalti oltre ai 130 paesi collegati in TV.
Il manto erboso del Bluenergy Stadium è pronto ad ospitare giocate di altissima scuola e tattiche all’avanguardia, oramai pronte a cimentarsi in rispettivi tornei nazionali, nel suggestivo contesto di una sapida cornice di pubblico, ad onta di un sentiment marcatamente ferragostano.
Ai vincitori del torneo declinato sulla formula collaudata dei 45’a partita, viene assegnato il trofeo che porta la firma del maestro Giorgio Celiberti.
Udinese, buona la prima: Solet firma il successo contro il NF
Si parte con i padroni di casa chiamati ad affrontare gli inglesi dal passato glorioso. L’Udinese deve fare a meno degli infortunati Okoye che si spera di recuperare per l’avvio del torneo, Zanoli e dei nuovi arrivati Chakvetadze e Unai Gómez. Runjaić li sostituisce con Padelli, Vojvoda e Piotrowski, lasciando in panchina il possibile partente Kristensen, sempre più vicino all’Atalanta, e confermando tatticamente il 3-5-2 mandato a memoria.
Un sistema che, grazie agli spostamenti di Ekkelenkamp, può trasformarsi tuttavia in un 3-4-2-1.
Dall’altra parte, il Nottingham guidato da Glasner – tecnico che nel recente mercato é stato ripetutamente accostato al Milan – si presenta al cospetto dei friulani con un numero ridotto di titolari: appena tre, forse quattro, gli elementi dell’undici potenziale scelti dal tecnico tedesco.
L’Udinese parte bene e sembra desiderosa di dimostrare come ai risultati del precampionato non vada attribuito un peso eccessivo. Manca ancora un pizzico di brillantezza, inevitabile in questa fase della stagione, ma il gruppo appare compatto e già disposto al sacrificio. Si corre insieme, si combatte su ogni pallone e, forse, si cercano ancora con troppa frequenza lanci verso un Davis lasciato spesso isolato. L’atteggiamento, però, è quello di una squadra già pronta a battersi come se in palio ci fossero i tre punti.
Qualche buona giocata di Zaniolo, accolto e accompagnato dai convinti applausi dei tifosi, e di Ekkelenkamp viene sottolineata da una platea competente, che dimostra di conoscere e apprezzare il calcio giocato.
Il possesso palla è prevalentemente degli inglesi, ma la pericolosità è tutta di marca friulana. L’Udinese prende campo e qualche minuto prima della mezz’ora trova il meritato vantaggio: calcio d’angolo battuto da Zaniolo e Solet, con un perfetto inserimento di testa, riesce a togliere la ragnatela dall’angolo sinistro della porta avversaria.
È il gol che sblocca la partita – mettendo ahinoi in evidenza un giocatore che farebbe molto comodo rimanesse in organico – premiando la squadra apparsa più convinta e concreta. Gli inglesi provano a reagire, ma i bianconeri amministrano il vantaggio senza particolari patemi fino al triplice fischio, incamerando una vittoria – seppur limitata ai 45’ – che vale soprattutto come iniezione di fiducia in vista dell’inizio del campionato.
La seconda sfida tra il Nottingham e il Barcellona, orfano dei campioni del mondo ancora in meritata vacanza, vede gli uomini di Glasner mettere sovente in difficoltà i giovanotti catalani. Le qualità dei blaugrana non si discutono, ma la piena maturità sembra essere ancora un traguardo da raggiungere. I molti meriti del Nottingham, però, non vengono concretizzati e, proprio al 45’, il centrale ex fiorentino Milenković commette un “discutibile” fallo di mano. Il VAR non c’è… e dunque l’arbitro non può che assegnare il rigore, trasformato con glaciale precisione dal “veterano” Raphinha. È l’1-0 finale per i catalani, che conquistano così il diritto di giocarsi alla pari il trofeo con i bianconeri di Runjaić.
Alla finale, Runjaić presenta undici uomini diversi. Il Barça propone persino alcuni 2010, ma va bene così. Difficile, dunque, trarre indicazioni complessive, se non affidandosi alle prestazioni dei singoli. Ci vogliono peraltro 10’ per assistere alla prima vera occasione: l’autore è Adeyemi, acquistato dal Dortmund nel recente mercato per una trentina di milioni. Bel tiro e buona risposta di Piana.
Succede in verità poco sino a pochi minuti dalla fine, quando un’occasione nasce sugli sviluppi di un calcio d’angolo: Kristensen incorna verso la porta, con una deviazione che viene sfiorata da tutti e non trova però lo specchio.
Serve dunque l’ultimo giro di lancette per decidere l’esito della finale. Zarraga, a centrocampo, pesca la corsa di Gueye, che vede l’accorrente Bayo fiondarsi al centro dell’area. Bravo il 29.enne ivoriano a scavalcare l’ex Juve con un tocco sotto e a regalare la coppa ai compagni, e ad una regione oggi festosa.
Buon test dunque in vista della gara di Coppa Italia di Ferragosto con il Padova, dove il passaggio del turno diventa un imperativo.
Abbiamo ammirato giovani in crescita, come Palma, Miller e Arizala, e conferme importanti come Bertola. Inutile dire che Solet, ancor più di Kristensen, se confermati costituirebbero veri rinforzi per un organico che necessita di pochi, ma mirati, interventi. Molto bene anche Zaniolo, premiato come miglior giocatore del torneo e ritrovato nel ruolo di leader tecnico del gruppo.
Non ci si può e non ci si deve illudere, però: qualcosa manca ancora e la società ne è ben conscia. Un portiere da alternare a Okoye e una punta pronta a dare il cambio a Davis sono innesti che diventano indispensabili se si vogliono coltivare ambizioni europee, oggi solo assaporate, seppur lievemente.
E proprio da questa consapevolezza può nascere qualcosa di più grande. La coppa alzata a fine serata non vale certo una stagione, ma racconta una squadra che vuole tornare a vivere emozioni importanti e, magari, a inseguire traguardi che oggi sembrano ancora lontani. Bello, in questo senso, il siparietto finale con il patron Pozzo, a condividere l’emozione con i suoi ragazzi. Un’immagine semplice, ma che può essere l’augurio migliore: che questa sia soltanto la prima coppa di un percorso capace di regalare, presto, emozioni ancora più grandi.
AM