È un’Inter-Udinese che mette di fronte due squadre con motivazioni molto diverse, ma entrambe chiamate a dare una risposta importante.
Da una parte c’è l’Inter, indicata da molti come la grande favorita per la conquista del titolo, priva di Lautaro in panchina e Calhanoglu, ma che arriva da una sconfitta in Champions League con tutta la voglia di reagire immediatamente. L’obiettivo dei nerazzurri è quello di trasformare la delusione europea in energia ripartendo possibilmente con una vittoria convincente.
Di fronte c’è un’Udinese incerottata che vuol provare a mettere in difficoltà i campioni d’Italia. Lo scorso anno i friulani riuscirono nell’impresa di sbancare San Siro, dimostrando di poter creare più di qualche problema anche a una delle squadre anche allora più forti del campionato.
Questa volta, però, l’Udinese si presenta all’appuntamento con alcune assenze pesanti. Mancano giocatori importanti come Solet, Palma, Zaniolo, Zanoli, ai quali si aggiunge Piotrowski, elemento che é sempre partito tra i titolari e che rappresenta quindi una perdita significativa negli equilibri della squadra.
Sulla carta dunque, Inter con pieni favori del pronostico, ma solo il campo diverrà giudice insindacabile.
Si parte e l’Udinese si presenta al Meazza senza alcun timore reverenziale. I friulani tengono il campo con personalità, mentre l’Inter appare sorprendentemente poco determinata e fatica a imporre ritmo e gioco. Non passa nemmeno un quarto d’ora che la squadra di Kosta Runjaic piazza un micidiale uno-due: prima Abankwah, imperioso di testa su assist di Unai, poi Ekkelenkamp con un tocco sotto misura su servizio di Davis. In pochi minuti l’Inter è con le spalle al muro.
È un avvio da sogno per i bianconeri, ma allo stesso tempo difficile da metabolizzare senza lasciarsi andare a facili entusiasmi. Il primo quarto di gara richiama alla mente quei colori bianconeri che al Meazza, non evocano certo le migliori simpatie. L’Inter deve reagire e trova la forza per farlo al 26’. A riaprire la partita è Carlos Augusto, che approfitta di una situazione contestata: sul precedente intervento su Unai, infatti, non viene ravvisata una carica per molti ritenuta fallosa. Il gioco prosegue e il brasiliano, da circa trenta metri, prende la mira e lascia partire un esterno sinistro splendido, che si infila a fil di palo alle spalle di Okoye.
L’Udinese tuttavia ha subito l’occasione per ristabilire le distanze. Sui piedi di Unai capita una ghiotta opportunità dal limite, ma il giocatore bianconero si addormenta proprio nel momento decisivo, quando avrebbe potuto calciare verso la porta e creare seri pericoli per i locali.
Dal possibile 3-1 al 2-2 il passo è brevissimo. L’Inter ne approfitta e nel volgere di poco trova il pareggio con Barella, bravo a sfruttare una difesa friulana disattenta e pasticciona. Il centrocampista nerazzurro calcia dagli 8 metri e, con una conclusione non propriamente irresistibile ma quanto basta efficace, batte il portierone bianconero.
La prima frazione si chiude così sul 2-2, risultato che fotografa un quarto d’ora di dominio per parte: l’Udinese sorprendente e aggressiva in avvio, l’Inter capace di reagire e rimettere tutto in equilibrio.
I recuperi subiti dall’Udinese nei secondi tempi, in questa stagione, non lasciano presagire nulla di buono. E anche questa volta i segnali vanno nella stessa direzione: il pallino del gioco rimane costantemente nelle mani dei nerazzurri.
Passano appena dieci minuti e Diouf trova impreparata la retroguardia bianconera, scattando sulla fascia sinistra. Ebosse, poco convincente nella sua prova difensiva, non stringe sull’esterno francese, che può così arrivare sul fondo e toccare all’indietro per l’accorrente Thuram. L’attaccante connazionale deve solo piazzare il piatto sul secondo palo per completare il sorpasso e sgretolare inesorabilmente quel muro che, dopo il quarto d’ora di gioco, aveva iniziato a mostrare le prime crepe.
Il vantaggio nerazzurro è il segnale chiaro ed evidente che la convinzione sta progressivamente venendo meno tra i ragazzi di Runjaić. Quattro volte in vantaggio in questa stagione e altrettante volte raggiunti dagli avversari: un dato che non può essere casuale e che impone una riflessione sul piano della personalità e del possesso palla.
Con il calo fisico di Davis, che in questo periodo della stagione arriva puntualmente attorno ai tre quarti gara, e una fase di rilancio affidata quasi esclusivamente alla forza fisica del bomber di Stevenage, il possesso palla bianconero si dissolve come neve al sole. Per l’Inter diventa così più semplice trovare gli spazi per affondare: prima con Pio Esposito, poi con Bonny, i nerazzurri infilano una difesa friulana nella quale soltanto Abankwah e il portiere Okoye sembrano essere all’altezza della situazione.
Il gol sul finale di Gueye serve a fissare il definitivo 5-3, ma anche a regalare ulteriore morale al giovane francese, in una serata che per l’Udinese lascia soprattutto interrogativi sulla tenuta mentale e sulla capacità di gestire il vantaggio nei momenti decisivi.
Runjaic, che alla vigilia conosceva bene tanto la forza dell’avversario quanto le difficoltà del momento bianconero, nel dopogara ha scelto di spostare immediatamente il focus sulla sfida di sabato, quando al Friuli arriverà un Cagliari in grande spolvero. Ed è probabilmente la scelta più saggia: a questa Udinese serve reagire subito, trasformando una serata negativa in un’occasione per correggere ciò che non ha funzionato.
In fondo 3 gol in casa dei campioni d’Italia li ha realizzati…
Perché, al netto della debacle di Milano, qualche nota positiva c’è. Okoye ha risposto presente con interventi di assoluto livello, Abankwah si conferma ormai un punto fermo e una delle certezze del pacchetto difensivo, mentre Davis rimane fondamentale per dare profondità e peso all’attacco, pur mostrando ancora difficoltà nel reggere l’intero arco dei novanta minuti.
E poi c’è Chakvetadze. Nei venti minuti disputati, il georgiano ha lasciato intravedere qualità e numeri sufficienti per pensare che possa rappresentare una soluzione importante nella costruzione offensiva. Soprattutto in assenza di Zaniolo, all’Udinese manca terribilmente qualcuno capace di accendere la giocata, saltare l’uomo e creare superiorità.
Resta poi il capitolo Jovanovic, rimasto ancora fuori dai giochi, difficile da comprendere alla luce delle attuali alternative. E, salvo eventuali recuperi di giocatori svincolati, davanti l’organico a disposizione di Runjaic è ormai questo.
Ed è proprio qui che nasce la domanda più scomoda, ma forse anche più necessaria: siamo davvero sicuri che a questa squadra non servisse un vice-Davis? I tifosi paiono non pensarla allo stesso modo…
La risposta non può più essere rimandata. Perché se l’Udinese vuole trasformare le buone impressioni mostrate ma solo a sprazzi, non basteranno organizzazione e buona volontà. Serviranno personalità, alternative e soprattutto la capacità di non sgretolarsi alla prima difficoltà – vedi rimonte subite. Milano può essere archiviata come una battuta d’arresto contro un avversario superiore. Ma gli errori evidenziati al Meazza dovranno diventare materiale di lavoro già in settimana. Il campionato non aspetta e il Cagliari in gran forma, sarà il primo esame per capire se questa squadra ha davvero imparato qualcosa dalla lezione di San Siro.
AM