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Un puntino di sospensione..

L'ennesimo pareggio vanifica il match point e tiene l'ambiente friulano in apprensione ancora per una settimana
Redazione

L’Udinese fallisce il secondo match ball. Quello che avrebbe dovuto essere definitivo. Vincendo ieri la salvezza sarebbe stata cosa acquisita, protocollata, certificata. Nel perfetto stile dell’Udinese 23/24 invece, finisce con il più classico dei pari una partita brutta, sporca, che regala il cardiopalma nel finale e che nessuna delle due squadre meritava di vincere. Non è bastato l’apporto commovente di 25 mila sugli spalti, festanti e chiassosi come non mai; alcuni dei quali avevano perfino scortato il pulman della squadra verso lo stadio. Non sono bastati 105′ minuti o quasi per vincere, anzi, il brodo allungato a dismisura ha evitato una sconfitta che avrebbe davvero messo un piede e mezzo in B e quasi salvato l’Empoli.
Nell’annata record di una sola vittoria tra le mura di casa, con tanti e infiniti pareggi, non poteva finire, d’altronde, in altro modo che con la divisione della posta. Chi si aspettava una squadra un pò più sciolta dopo il successo di Lecce, ha dovuto ricredersi. La squadra ha affrontato la gara sempre con le solite paure, incertezze, e con le ataviche difficoltà nel fare la partita al cospetto di un avversario venuto qua guardingo e sparagnino, intasando linee e spazi in attesa dell’episodio favorevole, che sarebbe potuto capitare solo da palla inattiva. Proprio da palla inattiva Samardzic in maniera composta ha regalato il penalty al 90′, anche questa, una perfetta frittata da sceneggiatura Udinese 2023/24, della serie come buttare nella turca tutto quanto sempre nel finale di partita. L’avvento di Cannavaro, però, ha modificato il trend dei bianconeri, se è vero che nelle ultime tre gare è stata l’Udinese a riacciuffare un pari o comunque a marcare l’ultima rete. Era successo col Napoli; è successo a Lecce, è successo ieri, laddove un controllatissimo richiamo al Var ha decretato il rigore poi trasformato da Samardzic a tempo abbondantemente scaduto. A volte tocca anche agli avversari assaggiare l’amaro calice della rimonta nel finale (e oltre). Insomma questo si è cambiato. Per il resto, poco altro.
Come detto, l’Udinese, impostata con il 3421, che ha perso fin da subito uno dei suoi interpreti principali, tale Success, (già la seconda volta quest’anno nei minuti iniziali ), ha come da copione faticato ad imbastire la manovra. Nicola si sa, è maestro di tattica, e professore nel far giocare male gli avversari.
Non che far giocare male l’Udinese quest’anno sia difficile, ma nel dubbio anche il buon Nicola fa il suo, con due linee molto compatte, sparacchiate alla viva il parroco alla ricerca di una fuga in contropiede di Cancellieri, utile per acciuffare un calcio di punizione e provare a sbloccarla con palloni scodellati nel mischione in area. Uno di questi mischioni aveva partorito il gol di Maleh, poi annullato dal Var.
L’Udinese, però, da canto suo ha mostrato molta indecisione e paura nell’andare in verticale e nel rischiare la giocata. Nessuno che si prendesse la responsabilità di accelerare, verticalizzare anche a campo scoperto, e calciare in porta. Una miriade di scarichi per il compagno, prova tu che io proprio non me la sento. Tutti che attendevano l’occasione per una conclusione pulita, che l’Empoli non avrebbe mai concesso in tutta la partita. Morale della favola, i tiri verso lo specchio e fuori specchio si sono contati sulle dita di una mano. Se non ci provi non segni. Si è notata anche una gelida apatia da parte di qualche interprete, che forse non aveva ben capito quale fosse l’importanza del match; interprete subentrato e giustamente sostituito da Cannavaro. L’ingresso di Davis ha dato quella scossa che di solito riesce a fare un po’ di luce, peccato che pure il britannico, sulla più bella e unica occasione confezionata da un insufficiente Lucca, sia riuscito nell’impresa di sbagliare di testa un gol già fatto.
L’epilogo finale è stato per cuori forti. Il rigore, pesante come un macigno, salva Samardzic da un’insufficienza certa, dopo 105′ minuti di imprecisioni tecniche pure da parte di uno come lui, senza dimenticare che nella frittata del rigore poi realizzato da Niang, era stato lui a rompere le uova.
Ciò che può salvare l’Udinese, invece, è andare a fare risultato a Frosinone, senza fare calcoli. Il futuro è ancora tutto nelle proprie mani. L’Udinese è padrona del proprio destino. Probabilmente sarà più facile andare a vincere a Frosinone che non vincere in casa contro l’Empoli: la storia di questo campionato d’altronde racconta che l’Udinese ha vinto 5 partite, 4 delle quali in trasferta. Il Frosinone non farà le barricate e le falangi difensive di Nicola; Di Francesco è un allenatore giochista, gioca e concede; presupposto tattico laddove l’Udinese qualcosa di buono può combinare, e l’assenza dello squalificato Soulè di certo non farà disperare i Cannavaro Boys. Qualsiasi risultato pari a quello dell’Empoli andrà bene, e la squadra toscana affronterà una Roma già certa del sesto posto. Insomma… saranno altri 100 minuti da coronarie.

Paolo Blasotti

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