La filosofia di mercato della famiglia Pozzo è nota agli addetti ai lavori: prima si cede, poi si acquista. Un principio non scritto, ma applicato con coerenza quasi maniacale nel corso degli anni, che trova il suo esempio più eloquente nella scorsa estate, quando la cessione di Lorenzo Lucca al Napoli — per una cifra prossima ai 35 milioni di euro — aveva di fatto sancito l’apertura ufficiale delle operazioni in entrata.
Oggi, nella sessione estiva 2026, il nome sul quale ruota l’intero impianto finanziario dell’Udinese è quello di Oumar Solet.
Difensore centrale tra i più monitorati d’Europa, il francese di origini ivoriane e centrafricane ha attirato per mesi le attenzioni della Premier League — con il Chelsea in posizione di osservatore privilegiato — prima che la sua stessa volontà ridisegnasse la mappa degli scenari possibili. Solet avrebbe infatti espresso il desiderio di restare in Serie A, catalizzando con tempismo perfetto l’interesse dei campioni d’Italia.
L’Inter si è mossa con una proposta che si aggira attorno ai 20 milioni. La risposta della società friulana non si è fatta attendere: 25 milioni più bonus, oppure 28 cash. Una controproposta che fotografa con precisione il modus operandi dei Pozzo — nessuna svendita, valutazioni ancorate ai valori di mercato reali, margini di trattativa ben definiti.
Con la triplice volontà di club, giocatore e acquirente apparentemente allineata, le condizioni per arrivare alla fumata bianca ci sono tutte. Resta da capire se i nerazzurri sceglieranno di alzare l’offerta o di percorrere la strada del pagamento secco. In entrambi i casi, il destino del mercato estivo bianconero potrebbe passare proprio da quella firma.
C’è poi un filo sottile che separa il talento grezzo dalla consacrazione definitiva. Parliamo di Arthur Atta, ventitré anni, franco-beninese cresciuto calcisticamente tra le giovanili del Rennes, un elemento che si trova oggi esattamente su quel crinale, e l’Udinese lo sa benissimo.
La società friulana ha costruito la propria fortuna proprio su questa capacità di lettura: riconoscere il potenziale prima degli altri, valorizzarlo con pazienza, e cederlo al momento giusto. Con Atta, però, il momento giusto non è ancora arrivato, o meglio, dipenderà esclusivamente dall’entità dell’offerta sul tavolo.
La valutazione è chiara: 40 milioni la base di partenza, 35 il pavimento invalicabile. Cifre che fotografano non tanto il rendimento della stagione appena conclusa, quanto la proiezione futura di un giocatore che, quando è stato in salute, ha fatto intravedere qualità di livello superiore. Perché è questo il punto nodale della sua annata: il trequartista ex Rennes ha alternato lampi di classe sopraffina a lunghe parentesi di stasi, condizionato da un percorso fisico tutt’altro che lineare, causa infortunio. La stoffa, però, non si discute.
Anche qui la Premier League si muove in prima fila, con la consueta capacità di bruciare la concorrenza sul piano economico. Ma stavolta il panorama si arricchisce di sfumature italiane: Napoli e Inter osservano, valutano, sondano. Un intreccio di mercato che potrebbe riservare sorprese.
Eppure, c’è uno scenario che in casa bianconera non dispiacerebbe affatto. Se le offerte non dovessero raggiungere la soglia minima richiesta, trattenere Atta per un’ulteriore stagione in Friuli avrebbe una sua logica precisa e persino elegante: un anno in più per ritrovare continuità, per esprimere con regolarità ciò che finora ha mostrato soltanto a intermittenza, per presentarsi al mercato europeo con un curriculum finalmente privo di asterischi. Un approdo più gratificante, costruito su basi più solide.
I tifosi bianconeri, dal canto loro, farebbero volentieri a meno di salutarlo. E, per una volta, gli interessi della società e quelli della curva potrebbero coincidere perfettamente.
Zaniolo, Davis, Ekkelenkamp, Kristensen. Quattro profili, quattro storie diverse, un denominatore comune: la capacità di accendere l’interesse di club da latitudini calcistiche differenti. Quattro nomi che, sulla carta, potrebbero alimentare aste di mercato e finanziare ambizioni. Eppure, la logica che guida la famiglia Pozzo suggerisce prudenza nella lettura di questo scenario.
Privarsi anche di solo uno dei quattro – ritenendo le due sopra perfezionate – significherebbe non cedere calciatori, ma smontare un’identità. Significherebbe consegnare a Runjaic una rosa mutilata nelle sue componenti più dinamiche, tradendo quella crescita tecnico-sportiva che la scorsa stagione ha cominciato a disegnare contorni incoraggianti.
La direzione sportiva bianconera sembra muoversi con una bussola ben orientata: al massimo due partenze tra questi elementi, non una di più. Una soglia che non è semplice prudenza contabile, ma scelta tecnica consapevole. Perché ogni cessione oltre quel limite non sarebbe una plusvalenza, ma un impoverimento strutturale difficile da compensare anche con acquisti mirati.
Il modello Udinese, del resto, non ha mai inseguito la logica del bottino rapido. Ha sempre privilegiato la continuità del progetto alla liquidità immediata. E in questo senso, la campagna acquisti che si profila all’orizzonte racconta già qualcosa di preciso: non una rivoluzione, ma una cucitura. Elementi dalla prospettiva certificata, innesti che conoscono già la direzione di marcia, profili funzionali a un sistema che Runjaic ha plasmato con metodo.
Due cessioni, dunque, come tetto, non come obiettivo. Il resto deve rientrare alla voce “costruzione”.
Analizziamo allora ogni singolo reparto per comprendere i movimenti in itinere
PORTA
Tra i pali, grazie ad un finale consistente, la società ha aumentato le certezze sul proprio n.1, Maduka Okoye. Anche il portierone tedesco-nigeriano, come tutti ha il suo prezzo, sia chiaro. Tuttavia servirebbe un’ offerta superiore ai 10 milioni per far balenare la società dei Pozzo che solo in quel caso valuterebbero alternative.
Il nome che circola con maggiore insistenza tra i media è quello di Federico Ravaglia, attualmente accasato al Bologna. Nonostante il profilo evochi esperienza consolidata nella massima serie, il riscontro nell’entourge bianconera non trova basi credibili.
Il capitolo giovani racconta invece una storia di crescita programmata. Razvan Sava e soprattutto Alessandro Nunziante (richiesto dall’Arezzo), una delle prospettive più interessanti nel panorama italiano under per il ruolo, verranno verosimilmente indirizzati verso soluzioni in prestito, con l’obiettivo di accumulare minutaggio reale e maturare lontano dalla pressione della prima squadra. Una scelta di sviluppo, non di abbandono.
A fare da filo conduttore dell’intera gestione del reparto, la figura di Daniele Padelli: confermato, prezioso, silenziosamente indispensabile. Il terzo portiere che ogni squadra vorrebbe avere si dimostra elemento esperto, affidabile, capace di tenere alto il livello dell’allenamento quotidiano, oltreché in grado di rappresentare ciò che una volta si definiva uomo-spogliatoio..
DIFESA
La partenza di Oumar Solet attesa, quasi scontata, senz’altro sufficientemente remunerata da non lasciare rimpianti sul piano finanziario, impone alla società friulana una riflessione strutturale sul reparto difensivo. Il cantiere è aperto, ma le fondamenta sono più solide di quanto la cessione del francese possa far intuire.
Il perno del nuovo terzetto sarà Thomas Kristensen. Il danese rappresenta la garanzia di continuità, il profilo su cui Runjaic intende costruire la solidità del blocco arretrato. Alle sue spalle, con il ruolo di alter ego affidabile e mai sopra le righe, Christian Kabasele: esperienza, lettura del gioco, presenza discreta, ma concreta.
Il secondo slot di titolarità sembra destinato a Nicolò Bertola, giovane centrale che nelle apparizioni stagionali ha saputo imporsi con una maturità superiore all’anagrafe. Convince, e convince chi conta. Resta da definire la collocazione tattica nel 3-5-2 di Runjaic – braccetto di destra o di sinistra – ma si tratta di un dettaglio che il tecnico tedesco scioglierà in ritiro, probabilmente in funzione delle caratteristiche degli altri occupanti del reparto.
È proprio la terza casella a trasformarsi nel rebus più intrigante dell’estate bianconera. Il ballottaggio è aperto e affollato. Branimir Mlacic si candida con le credenziali di chi conosce già l’ambiente. Matteo Palma, reduce da una parte di stagione positiva alla Sampdoria, porta con sé il valore aggiunto della stima esplicita del tecnico: un fattore non secondario nelle gerarchie di Runjaic. Saba Goglichidze, rientrato dall’esperienza al Watford, reintroduce nella contesa un elemento di sostanza riconosciuta, comunque da valutare nella condizione fisica e nella disponibilità immediata. Altro elemento da tenere d’occhio, in prestito al Watford, è il ghanese James Abankwah sul quale però il neo tecnico Alessio Dionisi pare aver posto il veto. Ebosse ultima a Torino da titolare dovrebbe venire riscattato dal club di Cairo.
A questi si aggiunge la suggestione più intrigante: un giovane centrale brasiliano, Tiago Dantas, il cui profilo starebbe progressivamente avvicinandosi alle valutazioni del club in termini economici. La forbice tra domanda e offerta si sta riducendo, segnale che l’operazione ha una sua concretezza, e che potrebbe rappresentare l’innesto di prospettiva su cui costruire il futuro del reparto. Quattro nomi dunque per una maglia. La pre-season dirà chi potrà meritarsi i galloni della titolarità.
Pochi, se non nulli i riscontri per il difensore del Galatasaray Nelsson – ultima stagione a Verona – mentre vengono monitorati l’argentino 03 del River Rivero (7 mil son troppi…) e l’empolese – proprietà del Napoli – Obaretin, specie se verranno articolate operazioni con i partenopei.
ESTERNI
Nel sistema di Runjaic, gli esterni di centrocampo non sono comprimari, sono linfa. Il 3-5-2 bianconero vive o muore sulla qualità e sulla continuità di chi presidia quelle corsie, e la sessione estiva dovrà rispondere a domande concrete su entrambi i fronti.
Alessandro Zanoli si avvia verso il pieno recupero e rappresenta la prima scelta sulla corsia destra: tecnica, spinta, capacità di leggere entrambe le fasi. Il titolare, senza discussioni.
Più complessa la gestione della sua riserva. Kingsley Ehizibue ha chiuso la stagione in crescendo, doppietta inclusa, un finale che ha lasciato il segno, tanto che la stima di Runjaic non è mai venuta meno. Tuttavia su di lui si sono mosse alcune delle neopromosse, e non è affatto escluso che il laterale olandese lasci il Friuli nonostante un epilogo di campionato più che positivo. In caso di partenza, la lacuna andrebbe colmata con un profilo di livello: Rui Modesto piuttosto apprezzato da Inzaghi, appare orientato a restare a Palermo, e dunque non rappresenta una soluzione percorribile.
Il nome che stuzzica la fantasia della dirigenza è quello di Sabil Hansen, laterale danese classe 2005 in forza ai Randers. Vent’anni, prospettiva certificata, e un dettaglio non trascurabile come la presenza in rosa di Thomas Kristensen che potrebbe facilitarne ambientamento e inserimento, rimanendo riferimento umano e calcistico. Un fattore soft, ma tutt’altro che irrilevante.
Sulla fascia mancina, il prolungamento di contratto siglato da Hassane Kamara racconta la volontà del club di non disperdere un patrimonio, ma non racconta necessariamente di una titolarità blindata. La logica bianconera, in questo senso, è trasparente: un’offerta adeguata aprirebbe la porta all’uscita, liberando spazio – fisico e salariale – a vantaggio di Juan David Arizala, elemento in cui la società crede con convinzione sincera e su cui intende costruire il futuro su quella zona di campo.
A fare da garanzia nel frattempo c’è Jordan Zemura, profilo duttile e affidabile che assicura spinta più che copertura e una certa qualità minima garantita sul quel presidio.
Il tassello ancora mancante, però, è quello di un esterno capace di coprire entrambe le fasce con disinvoltura, ovvero un jolly di corsia che restituisca a Runjaic flessibilità tattica nelle rotazioni. Un profilo raro, prezioso, e per questo probabilmente il più difficile da reperire sul mercato.
CENTROCAMPO
C’è un nome che sovrasta ogni ragionamento sul centrocampo dell’Udinese che verrà. Un nome che, a seconda di come andrà a finire, ridisegnerà l’intera architettura della mediana bianconera per la stagione 2026-27.
Inutile girarci intorno. La permanenza o la cessione di Arthur Atta rappresenta la variabile indipendente attorno alla quale ruota l’intero impianto di programmazione. Il francese di origini beninesi ha estimatori ovunque, in Italia e in Premier League, e la valutazione che la società friulana ne ha fatto è di quelle che non lasciano spazio a sconti facili: 40 milioni la richiesta ufficiale, con una possibile convergenza attorno ai 35 in presenza di bonus adeguati. Ma c’è di più: i Pozzo punterebbero a conservare una percentuale sulla futura rivendita, segnale inequivocabile di quanto credano nel potenziale di un giocatore che, ai loro occhi, è destinato ad approdare in un top club europeo.
Se resterà, il centrocampo avrà un riferimento tecnico di assoluto livello. Se partirà, i proventi dell’operazione verranno reinvestiti con ambizione dichiarata; con i denari incassati si punterà ad un giocatore di qualità che non dovrebbe essere l’argentino Ortega dell’Olympiakos; forse il giapponese Fujita del St. Pauli. Più difficile arrivare ad Atrok per le richieste degli ungheresi del MTK Budapest. Seguiti anche Covic del Werder Brema, Palacios (Real Madrid). Anche il napoletano Vergara è un profilo che piace molto, ma anche qui il giovane azzurro rientrerebbe solo in caso di possibili scambi con ADL.
Jesper Karlström ed il “tuttocampista”Jurgen Ekkelenkamp si sono guadagnati altresì i galloni sul campo, per i riferimenti che sono soliti rappresentare. Titolari. Punto. La loro conferma nel blocco centrale è una delle poche certezze di questo mercato estivo, pur riconoscendo che l’olandese vanta parecchi estimatori in A e un’offerta irrinunciabile non si può scartare a priori.
Ma c’è un nome che merita attenzione crescente, nonostante la giovane età: Lennon Miller. Lo scozzese ha qualcosa che non si insegna, classe, sicurezza nei propri mezzi, una gestione dei tempi di gioco che tradisce una maturità calcistica già sopra la media. Un predestinato, probabilmente. Ne sentiremo parlare.
Alle spalle dei titolari, il reparto non è privo di risorse. Piotrowski garantisce solidità e versatilità, Zarraga salvo un improbabile richiamo in patria, rappresenta un’opzione pronta all’uso. Il giovane Camara si candida a un ruolo di rilievo crescente tra i primi cambi. Il ritiro estivo servirà poi a valutare la crescita di Pafundi e Pejicic, due elementi su cui il club non ha ancora emesso verdetti definitivi, da valutarsi proprio in quanto reduci da prestazioni fornite in altri club.
In uscita, invece, il quadro si fa più nitido: Lovric e Payero sembrano avviati verso altri lidi. Due partenze che, lungi dall’indebolire, potrebbero contribuire a snellire una rosa da ricalibrare con precisione chirurgica. Almeno 7 dovrebbero essere gli elementi previsti in organico.
ATTACCO
Il riscatto di Zaniolo non riserverà sorprese. Resta da trovare un accordo sull’ingaggio, non proprio allineato ai canoni bianconeri, ma il giocatore ad Udine ha ritrovato se stesso in maniera così convincente che il 2026-27 viene già indicato come l’anno della definitiva consacrazione. Una preparazione adeguata potrebbe rappresentare il trampolino ideale per una stagione da incorniciare.
Al suo fianco ci sarà Davis, il cui apporto appare sempre più irrinunciabile per lo sviluppo del gioco bianconero. Un ariete come l’inglese farebbe comodo a molte società, ma l’Udinese intende tenerselo ben stretto. Gli infortuni restano compagni di viaggio poco graditi, eppure l’attaccante di Stevenage – capace di fare reparto da solo – è diventato un punto di riferimento imprescindibile per l’intero collettivo.
Il riscatto di Gueye dal Rennes, elemento dotato di buona fisicità ma ancora in fase di maturazione, e la disponibilità di Buksa, giocatore stimato dal tecnico ma apparentemente al di sotto degli standard richiesti per la titolarità in Serie A, impongono alla società un intervento deciso nel reparto: la certezza sulla tenuta del duo d’attacco titolare non può essere data per scontata. Bayo, Pizarro e lo stesso Bravo sembrano destinati a cambiare aria, mentre il giovane Vinciati potrebbe restare in organico come sesta punta.
Nel merito, Harres (Kiel) Janneh, (Losanna) Kennedy, (Fluminense), Popov (Empoli) e Broya (Burnley) i giocatori più seguiti.
AM
