Con l’esordio in amichevole contro l’Istra (2-2), la stagione 2026/27 dell’Udinese è ufficialmente scattata sotto il segno della continuità e, soprattutto, della solidità. Mentre al centro sportivo “Bruseschi” i ragazzi di Kosta Runjaic da una dozzina di giorni sudano in vista della partenza per il ritiro di Lienz, l’ambiente bianconero può finalmente tirare – gli scongiuri sono d’obbligo – un sospiro di sollievo: la tormentata vicenda legata a Nicolò Zaniolo sembra giunta al capolinea, con la fumata bianca che nelle prossime ore potrebbe mettere fine a una decina di giorni ammantati da perfida incertezza.
È innegabile che il “caso” Zaniolo abbia tenuto banco più del previsto. L’assenza prolungata dagli allenamenti e il ricorso al certificato medico avevano generato più di qualche malumore, trasformando una trattativa in fondo non così complessa – successiva al riscatto definitivo dal Galatasaray – in un piccolo giallo di metà luglio. Tuttavia, la storia recente dell’Udinese insegna una lezione fondamentale: il club dogmaticamente è sempre venuto prima dei singoli! La società friulana, nel corso degli anni, ha dimostrato una capacità quasi magica di rigenerare interpreti e di non dipendere mai da un unico nome, per quanto altisonante. Saper sostituire i “fenomeni” il più delle volte plasmati in loco, è parte del DNA bianconero; una consapevolezza che deve aver indotto anche il giocatore in questione a più miti consigli.
Il mercato, d’altronde, per quanto il suo entourage ne fosse persuaso, non ha riservato a Zaniolo i “tappeti rossi” che forse il giocatore si aspettava. In un panorama calcistico che non perdona, il numero 10 friulano pare aver finalmente compreso, che restare a Udine – in una realtà che lo ha valorizzato e riscattato – rappresenterebbe la migliore, se non l’unica, occasione per rilanciarsi definitivamente.
Ora, però, inizia la parte difficile. Oltre all’intesa economica che blinda il suo futuro fino al 2029, Zaniolo dovrà compiere un lavoro significativo di “ricucitura” morale. La fiducia dello spogliatoio, scossa dai recenti atteggiamenti, non si recupera con una firma, ma con il sacrificio quotidiano. Quanto ai tifosi, la piazza friulana è storicamente pragmatica: dopo qualche prestazione di alto livello e quella scintilla di classe che il giocatore di La Spezia sa accendere, gli screzi contrattuali passerebbero presto in secondo piano, diventando solo un ricordo sbiadito di un’estate complicata. Spesso si diventa buoni amici dopo una sonora scazzottata. E chissà non sia servita metaforicamente per sentirsi ancor più fatti uno per l’altra.
Mentre la squadra si prepara per le prime amichevoli di prestigio, tra cui l’interessante test contro il Magonza del 1° agosto, seguito poi dal triangolare con Barcellona e Nottingham Forest, l’Udinese guarda avanti, come sempre. Con 130 anni di storia alle spalle e una campagna abbonamenti che punta sulla vicinanza alla città, il messaggio della società è chiaro: si punta alle 14.000 tessere ripartendo da un gruppo che non vuole voltarsi indietro. Zaniolo ha la possibilità di tornare a essere il leader tecnico di questa corsa, a patto di dimostrare, palla al piede, di avere ancora lo spirito giusto per la maglia che sarà chiamato ad indossare. Il senso di appartenenza lo dovrà dimostrare più per se stesso che per il resto del mondo.
Il calcio sa essere spesso severo, quasi,cinico, ma anche molto generoso con chi sa rimettersi in gioco con umiltà, con chi comprende quale sia il limite di rottura senza per questo travalicarlo. L’anno scorso il Nicolò dispersosi che ogni tifoso bn ha saputo ergere con il passare delle gare ad emblema del “riscatto”, quest’anno sarà chiamato ad una sfida persino superiore, recuperare la stima confermandosi!
Il campo, come sempre, sarà l’unico vero giudice supremo, decretando in via definitiva il valore delle scelte, anche quelle tattiche. Sino a prova contraria il buon Nicoló resta ancora la miglior mezza punta in organico.
AM