Da sempre i tifosi bianconeri ripongono sulla Coppa nazionale aspettative spesso disattese. Il club altresì, quasi mai pone al centro della stagione l’obiettivo Coppa, nonostante con 5/6 gare convincenti sia possibile guadagnarsi la tanto agognata Europa.
Il tutto diventa in buona parte incomprensibile se, come pare, la stagione tende a svilupparsi senza particolari problemi in chiave salvezza. Dare spazio alle seconde linee può anche avere un senso logico, ma é inevitabile come il messaggio trasmesso al gruppo ed alla tifoseria, sia quello di battersi per un obiettivo più accademico che sportivo.
Anche la squadra di Spalletti orfana di Vlahovic propone qualche esperimento, peraltro suffragato dalla consapevolezza di governare una compagine dalla caratura comunque superiore.
I primi 20’ sono da prendere ad esempio su come la sudditanza nei confronti dell’avversario si manifesti nel rettangolo di gioco.
Zero tiri, solo una serie di passaggi all’indietro, sempre nella propria metà campo. Tutto ciò sino al gol subito che nasce da un mezzo fuorigioco di David, e da una doppia deviazione prima di SOLET, poi di PALMA il cui ultimo tocco finisce alle spalle di SAVA.
Alla mezz’ora sempre David infila con un diagonale impossibile un colpevole SAVA, ma il gol viene annullato per fuorigioco.
Da quel momento un po’ più di Udinese, ma attiva solo attraverso trame in orizzontale poco efficaci. Solo in una occasione EHIZIBUE partito ahinoi in leggero fuori gioco su lancio di LOVRIC a 5’ dal termine, supera la difesa avversaria, ma è tutto vano.
Termina la frazione con un palleggio a centrocampo di una sterilità emblematica, e con il minimo vantaggio dei padroni di casa e un’UDINESE mai in grado di tirare in porta.
Alla ripresa qualche sprazzo di Udinese, poca cosa peraltro. La partita finisce tuttavia quando PALMA, bravo e al contempo sfortunato, dimostra con la sua poca esperienza come uno Step on foot (pestone, dopo che il fabbro Cabal si libera della palla) possa sentenziare una sfida mai realmente iniziata. L’arbitro non si accorge come spesso accade e il direttore di gara reale – alias VAR – chiama il rigore. Non si può non dare – é un chiaro step on foot – poco importa che la palla fosse già un secondo oltre l’intervento. Ci si chiede allora se a maglie inverse, la cabina di regia sarebbe mai intervenuta per richiamare il fischietto impastato del romano Fourneau. Partita a tutti gli effetti finita e riposo anticipato per un buon ZANIOLO e un ATTA uscito in verità un po’ affaticato.
Bene il rientro di KRISTENSEN a pochi minuti dalla fine, oramai arruolabile per il Genoa, evidentemente gara molto più sentita in casa friulana.
Cosa ci lascia dunque la gara dell’Allianz? Poco più di quanto amaramente ci aspettavamo. Una squadra svogliata, poco propositiva nonostante i 3 giocatori sopra media di cui disponiamo, e gerarchie che si vanno consolidando visto quanto dimostrato.
Bene gli ingressi di BRAVO, oramai recuperato sul piano disciplinare, MILLER le cui qualità non sembrano inferiori a quelle dei compagni di reparto, e KRISTENSEN la cui presenza pare fondamentale per una difesa che subisce un po’ troppi gol per i giocatori di cui dispone. BERTOLA ha dimostrato una volta di più l’atteggiamento giusto, cosa che a qualche compagno manca.
In merito agli arbitraggi ci chiediamo con sempre maggiore convinzione a cosa serva il fischietto in mezzo al campo, sempre meno incidente rispetto all’indefinibile, ineludibile, inarrestabile V A R !
AM