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Udinese, lavori in corso ma ci si interroga sul progetto

Redazione

Alzi la mano chi assistendo ieri sera alla sfida tra L’Udinese e il Verona ha pensato almeno per un attimo di trovarsi di fronte alla 38° giornata del campionato 2024/25 piuttosto che alla prima del 2025/26; ecco.. appunto. Un terrificante Deja vu più o meno annunciato, ha fatto da contorno ad una gara tra due squadre, incomplete, ancora in via di perfezionamento, certo, per via naturalmente del mercato ancora aperto per un’altra settimana, ma due squadre che nonostante gli ultimi ritocchi di mercato danno l’idea di dover lottare fino alla fine per la permanenza nella massima categoria.
L’Udinese al pronti via si è presentata paro paro a quella che aveva chiuso lo scorso campionato (se si eccettua il giovane e nuovo acquisto Bertola in difesa) con annessi i medesimi problemi (tanti), nella costruzione del gioco, nell’imprevedibilità dalla trequarti in su, nella pochezza dalle fasce, e nel ritmo da dopo lavoro ferroviario. Quindi, stesso modulo, stesso mister = stessi problemi. Il mercato ha spiumato la rosa di petali vitali, più che preziosi, dal difensore centrale Bjiol, al trequartista principe, il numero 10 Thauvin, alla punta centrale Lucca. Gli ultimi 2 autori di ben 20 reti lo scorso anno. Se le squadre spesso si costruiscono con la tecnica dell’albero, ovvero imbastendo la colonna centrale della squadra, che parte dal portiere, prosegue per il centrale di difesa, quello di centrocampo e il centrattacco, per poi definire le varie ramificazioni di gioco verso l’esterno, si può dire che l’Udinese ha perso tre quarti del suo albero maestro, e ad una settimana dalla fine del mercato, non è ancora chiaro come verrà totalmente ricomposto, specie dalla trequarti in su. La conferma del Mister, che ha si guidato la squadra ad una salvezza tranquilla, ma è stato autore di un finale di stagione da film Horror ( 4 punti in 10 partite) ha di riflesso portato all’epurazione di Sanchez, e di altri giocatori tecnici da Brenner a Pafundi. E’ stata puntellata la difesa con acquisti mirati, da Gloglichidze e Bertola, la crescita di Palma; il centrocampo ha inserito una chiamata specifica del mister ovvero l’esperto Piotrowki, e il giovane promettente Miller, conteso da diverse squadre, mentre l’attacco non ha aggiunto petali ma solo tolti.
Quello che poi preoccupa, nella partita di ieri, è stato il proseguire pedissequamente su uno spartito come il 352, che ben poche soddisfazioni sta regalando nelle ultime stagioni, con il quale lo scorso anno ha fatto vedere il peggio da questa squadra, che si sa non dispone degli interpreti giusti per sublimarlo, il tutto con l’accezione che rappresenti, per il mister le antiche certezze, di cosa però non è dato saperlo; di continuare ad assistere a continui balbettii di gioco forse, beh si in questo senso, il 352 rappresenta una certezza ultra garantita di non gioco e scarsi risultati. L’Udinese anche l’anno scorso il meglio lo ha fatto vedere quando l’assetto tattico era stato ricalibrato su un più adeguato 442 (10 punti su 12 tra febbraio e marzo) riportando i terzini a fare, appunto, i terzini, e non i quinti, concedendo grande libertà ad Atta e mantenendo le due punte. Anche le prime amichevoli della preseason avevano restituito questi positivi feedback, allorquando la difesa a 4 è stata riproposta, addirittura con la variante a 3 punte!! Poi puntualmente, quando sembrerebbe che la squadra abbia trovato l’illuminazione tattica sulla via di Damasco, ecco il ritorno allo stantio 352, che uccide ambizioni, spettacolo, quel poco si intende, imprevedibilità e che si porta via le speranze di un vento nuovo. Meno male che il tecnico Runjiaic era giunto a Udine con le stimmate del praticante di un calcio offensivo.
La gara di ieri dicevamo… La gara di ieri ha riproposto quindi sempre la solita insipida minestra: gioco a 2 all’ora, impostazione dalla difesa; tempi di gioco rallentati che hanno favorito il chiudersi in trincea di un Verona venuto a Udine con la tattica del chiudiamoci, aspettiamo e in caso vediamo. Imprecisioni puntuali al momento di eseguire un passaggio rompi linea in verticale, scarso movimento senza palla, scarso attacco alla profondità, palla sempre sui piedi e più in orizzontale che in verticale.
Come se non bastasse Solet presentava un linguaggio del corpo a dir poco preoccupante: insolitamente svogliato, impreciso e poco propositivo. Un Bertola pure impreciso in fase di appoggio; le fasce che hanno denotato come al solito tutti i loro limiti (Zemura ed Ezhibue peggiori in campo per distacco, tra gol mangiati e gol subito sulla coscienza) e un Atta ectoplasmico, specie nella ripresa. Il francese, chiamato ad illuminare il gioco con la sua qualità e fisicità ha deluso. Poco ha combinato nel primo tempo, prima di sparire letteralmente dalla contesa nella ripresa. Certo pure lui, va detto, non riesce ad esaltarsi con questo modulo ma qualcosa di più era lecito attendersi. In questo contesto le punte non hanno avuto uno che sia uno, pallone giocabile. Davis ha dovuto domare un paio di cross sbilenchi in area, sui quali si è prodotto in torri verso il centro dell’area, e l’unica palla che gli è stata recapitata, spalle la porta però, è stata quella di Bravo nel primo tempo, con la girata finita a lato. Quando avrebbe avuto l’opportunità di essere lanciato verso il portiere avversario, a difesa del Verona spaccata, nella ripresa, Atta anziché servirlo è andato direttamente a schiantarsi contro il difensore avversario. Bravo ha sofferto la fisicità degli ospiti e qualcosa in più pure da parte sua era lecito attendersi, anche se è stato l’unico a recapitare due palloni spendibili in conclusioni pulite verso la porta avversaria, quello sopra citato per Davis, e il rigore in movimento recapitato a Lovric nella ripresa, che si è perso nei seggiolini della curva nord.
La proposta di gioco del Verona è stata anche peggiore se possibile, e si è tradotta tutta in tiri della disperazione operati dal nuovo acquisto Giovane, il brasiliano con il mancino da dinamite, il quale ad un certo punto, dopo aver impegnato Sava, ha fatto pure tremare la traversa. Non sorprende che con queste premesse i gol siano nati da due calci piazzati, ovvero da due corner, d’altronde quando si punta su un calcio fisico e muscolare, e la manovra e la qualità rimane la grande assente del match, la via del gol si può trovare solo in questo modo. Il pari alla fine è assolutamente giusto. Divisione della posta tra due squadre che non hanno fatto onore al gioco del calcio. Senza idee e senza entusiasmo. Runjiaic si è voluto affidare, ripeto, all’assetto tattico che per lui offre più garanzie; di cosa non è ben chiaro, probabilmente di certi indegni spettacoli, e su questo non ha certo torto. La società invece, ha voluto confermarlo, nonostante il pessimo finale di stagione dello scorso anno; risultato? Si è rivista esattamente quella pessima Udinese.
Elementare Watson. Società che si trova sul filo di lana a dover completare il puntellamento della rosa che specie in avanti necessita di almeno un paio di pedine, un 10 e un 9, oltre che un laterale destro. Serve come il pane l’uomo che spacca la partita portando su palloni in transizione, che salta gli avversari e abbaglia sulla trequarti. Serve come il pane maggiore qualità sulla fascia destra. Serve, inoltre, un altro sistema di gioco, perché abbiamo visto che con un altro disegno tattico la squadra, seppur con i suoi limiti, si esprime meglio. Serve tutto ciò, perché con quello che si è visto contro il Verona, lontani non si va di certo.

Paolo Blasotti

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