Nessuno si attendeva il colpo grosso a San Siro da parte dell’Udinese. L’Ultimo era andato in onda lo scorso settembre, più o meno un anno fa. Era l’Udinese in versione ammazza grandi, nel campionato in cui, probabilmente, la squadra bianconera è riuscita ad appendere più scalpi nobili alla sua cintura di sempre. Era un’altra Udinese però, o meglio era un’Udinese al completo, non quella rabberciata di ieri sera.
Runjaic ha voluto provarci, adottando il solito piano gara, quello più consono e quello più logico, seguendo il nuovo canovaccio tattico della nuova gestione, ovvero niente blocco basso, ma aggredire l’avversario, recupero alto della palla e ripartenze veloci. Un piano gara organizzato senza giocatori importanti, tra tutti Solet e Zaniolo, ma anche senza importanti alternative dalla panchina, al contrario della corrazzata della serie A che, essendo al completo, ha potuto permettersi un Lautaro ( solito castigatore dei friulani) in panchina come anche Di Marco.
Il risultato finale racconta un 5 a 3, e quindi 2 gol di scarto, che ci sta tutto sia per chi ha assistito alla partita, sia per chi la partita non l’ha proprio vista. 2 gol di differenza tra le due squadre ci possono stare anche con un’Udinese al completo, figuriamoci con un’Udinese raffazzonata.
Cosa si porta via quindi da questo risultato. Pregi e difetti. Cose positive, alla quale Runjiaic di sicuro si aggrapperà, e aspetti negativi sui quali ci sarà da lavorare. Partiamo con questi ultimi. Fuori il dente e fuori il dolore.
Aspetti negativi.
La gragnuola di gol, ben 5, è stata pesante, e va un po’ in controtendenza con l’auspicio dichiarato ai taccuini da parte del mister, ovvero di giungere alla fine del girone di ritorno con un passivo di 38 gol subiti. Certo non lo ha sventolato come un cruccio insistente, della serie se si arriva meglio altrimenti va bene lo stesso, ma di certo porta a pensare che il tecnico stia lavorando su un concetto di maggiore impermeabilità della squadra. Come ho più volte sostenuto, a partire dalla fine dello scorso campionato, Runjaic ha in parte sconfessato alcuni aspetti del suo credo. Ha riposto da parte il cruccio del possesso palla, o meglio non cerca con ostinazione di primeggiare in tale dato, preferendo al palleggio un gioco di aggressioni e transizioni in verticale. Principio di gioco che si sposa bene soprattutto quando si affronta le big. Lo scorso anno, d’altronde, è proprio con questo espediente che sono state battute. Runjiac sta cercando di spostare il baricentro più in alto, per evitare di portare il nemico in casa. Cerca di andare a stanare il nemico nella sua tana e se ci pensiamo bene nelle primissime partite della sua avventura friulana, quando era appena sbarcato dalla Polonia, quando era partito con lo stesso modulo di oggi, ovvero il 3421, prima di sconfessarlo dopo la brutta bastonata di Roma di fine Settembre, la sua squadra rincorreva proprio questa tattica. Per chi ha memoria lunga, mi viene in mente la seconda giornata di quel campionato, in casa contro la Lazio, dopo il pari di Bologna, quando specie nei primi minuti l’Udinese attuò un pressing feroce sui laziali, gara alla fine vinta dai bianconeri grazie a Lucca e a Thauvin. Sappiamo bene che ben presto si rifugiò ad un più dimesso 352, già dalla vittoriosa gara di Parma, modulo con il quale ha insistito per una stagione e mezza. Ora sembrerebbe essere tornato all’antico. Di sicuro è un sistema di gioco più avvincente, ma anche molto dispendioso. Ne hanno fatto le spese almeno 4 giocatori, fermati da noie muscolari, mentre gli altri hanno dimostrato di durare un solo tempo, e, con le ridotte scelte dalla panchina, in virtù di un’infermeria piena, l’emorragia di ossigeno non si riesce a tamponare nemmeno con i cambi, della cui qualità poi si può nutrire dubbi o meno. Ebbene questo sistema di gioco ha portato fin’ora a 10 gol subiti e 8 realizzati. Certo si segna, sempre, 2 gol a partita di media, ma se ne subisce anche di più. Certo su 4 partite va detto che l’Udinese ha affrontato 3 big, che il calendario quindi non è stato benevolo, e soprattutto che gli infortuni hanno impedito a Runjaic di distendere sul rettangolo verde una linea difensiva comune, dovendo sempre cambiare gli interpreti, anche in corso d’opera. Da qui i dubbi sulla preparazione atletica. Li avevo portati nel precedente intervento. Non vorrei che la preparazione sia stata la stessa di quando l’Udinese gigioneggiava sotto ritmo con il lento giro palla dalle retrovie. Questo gioco richiede più benzina nelle gambe. Più esplosività e più resistenza. Come se non bastasse in questo campionato, da direttive tecniche arbitrali, si tende a giocare di più. Il gioco diventa più permissivo, il tutto si traduce in meno pause e maggiore tempo effettivo di gioco; ingrediente che forse infastidisce i muscoli delle gambe dell’Udinese, la quale da sempre, inutile nasconderlo, ha sempre cercato, in questi anni, di addormentare le partite con la melina difensiva, con tardivi rinvii ( che spesso sono costati ammonizioni….anche finite in Tribunale ma quella è un’altra storia), e ritmi quindi più blandi. Non sarà una conseguenza diretta ma di certo va ad incidere.
Relativamente alla gara di ieri, fa specie come tutte queste reti siano figlie di situazioni diverse. La prima da un episodio, con Carlos Augusto che calcia da Appiano Gentile, dove invece Unai Gomez rinunciava al tiro anche da dentro l’area, e a proposito del basco, l’azione sembrerebbe nata da un fallo di Bastoni al suo indirizzo, sul quale l’arbitro ha voluto sorvolare ( forse per le nuove disposizioni? Chissà ).
Primo gol quindi abbastanza casuale.
Il secondo nasce da una palla persa banalmente da un fin li positivo Miller. Un veloce scambio tra Thuram e Barella, che pur cadendo infila Okoye, senza che Ebosse, lasciato solo contro due avversari, riesca a metterci una pezza. In questo caso la difesa è un po’ rimasta a guardare.
Il terzo, e questo è più insolito, nasce da una situazione strana. Dopo un quarto d’ora di grandinata, dove Okoye si stava opponendo attingendo a tutte le sue maestranze ( la parata su Mikhitarian è fantastica!), l’Udinese riesce a farsi infilare non appena alza la linea, con Ebosse che lascia in gioco Diouf. Anche in questa azione l’attenzione è andata a farsi benedire. Sono errori piuttosto gravi.
Gli ultimi due vengono segnati durante due azioni tambureggianti a dir poco, da dentro l’area, con la difesa bianconera sotto assedio che non accorcia sui nerazzurri che scambiano a loro piacimento sul quarto gol, e poco reattivi e sfortunati su un tiro deviato che favorisce il tap in di Bonny.
Va detto che a margine di ciò l’Udinese è apparsa oltre che sulle gambe, e impossibilitata a ripartire, già dall’inizio del secondo tempo, anche rassegnata nello spirito, e questo dopo il buon inizio e dopo il punto della situazione dell’intervallo è accettabile fino ad un certo punto. L’Inter è forte ma l’Udinese non ha avuto, nel secondo tempo, la forza anche mentale per opporsi.
Aspetti positivi.
Si, chiaramente ci sono stati. I primi 20 minuti sono stati perfetti. La perfetta sintesi di quanto Runjaic aveva chiesto ai suoi. Recupero palla alto; la profondità di Davis, che smistava ottimamente per i trequartisti e centrocampisti a rimorchio. Il secondo gol è stato in tal senso stupendo, con Davis ed Ekkelenkamp che si sono esibiti nelle loro migliori specialità: sponda vincente e assist man l’inglese, inserimento a fari spenti senza palla dell’olandese volante. Buono anche il fatto che si sia cercato, con i subentrati, di rialzare la testa e ridurre lo svantaggio nel finale, approfittando del fatto che l’Inter stava tirando il fiato. Il gol di Gueye su assist di Lovric è appunto figlio di due subentri, tre se consideriamo che ha inciso anche lo stop di Bayo per il francese. Di positivo c’è che questa Udinese overperforma quanto a marcature. Gli basta poco per gonfiare la rete. E’ discretamente cinica. Tre gol a San Siro non è poca cosa. Va detto che in tutto questo Davis non ha ancora segnato, ma che senza di lui molti di questi 8 gol non sarebbero stati realizzati. L’Inglese è chiamato a fare un grosso lavoro di organizzatore di gioco sulla trequarti, di assist man, e in tutto questo deve anche cercare di segnare. Non ha alle spalle una squadra con un centrocampo di giochisti che gli fa arrivare il pallone da spingere in rete. Deve lui organizzare la manovra, lui e Solet dalla difesa. In questa Udinese questi due pilastri sono chiamati a fare ben oltre i compiti istituzionali, ovvero difendere per il francese e segnare per l’inglese. Questo va a scapito quindi delle loro principali attività: Solet ogni tanto la dietro può sbagliare, Davis segna pochino, ma provateli a togliere….Altro dato positivo di ieri, è che nessun’altro si è infortunato. Questa è una notizia. E’ la prima volta che l’Udinese va sotto la doccia quest’anno senza vittime da infortuni. Che forse la ruota ricominci a girare dal verso giusto?
In definitiva, Runjaic ha tanto da analizzare. La squadra dispone di due facce, una brutta e una bella. A lui il compito di far emergere quella giusta. Arriveranno ora gare più abbordabili, e qualcuno rientrerà dall’infermeria. Stay tuned.
Paolo Blasotti