Mentre francesi e tedeschi dal Parco dei Principi spediscono al mondo una cartolina luminosa di ciò che il calcio può esprimere quando talento e organizzazione si incontrano ai massimi livelli, al Friuli va in scena una sfida dal peso specifico, banalmente diverso, ma assai significativo per i rispettivi club. L’Udinese ospita il Torino di D’Aversa con in palio tre dei dodici punti ancora disponibili nel massimo campionato, in un finale di stagione che non concede margini.
La contesa viene preceduta da un doveroso “Minuto di silenzio” dedicato sia alle commemorazioni del 50º anniversario del tragico evento che colpì il Friuli il 6 maggio 1976, sia alla memoria del grande Alex Zanardi, da poco scomparso.
Sul piano tecnico, Runjaic opta per qualche correttivo rispetto all’uscita dell’Olimpico: dentro Miller e Buksa dal primo minuto al posto di Pietrowski e Gueye, con Karlstrom ancora indisponibile. Dall’altra parte, D’Aversa deve fare i conti con assenze pesanti: fuori Ismajli, Pedersen, Adams e l’ex Zapata, elementi che riducono le opzioni soprattutto in fase sia difensiva che offensiva. Nella difesa granata, nota a margine, presente Ebosse, elemento di proprietà bianconera.
Si prospetta una partita non così scintillante sulla carta, ma carica di significato per la classifica (i 50 punti son sempre nel mirino) e per onorare doverosamente il finale di stagione.
L’Udinese prova a prendere in mano la partita fin dai primi minuti, ma la prima vera scossa arriva dai piedi del Torino: al 5’, Giovanni Simeone costringe Maduka Okoye a un intervento decisivo su una conclusione ravvicinata.
Senza Davis, i bianconeri si affidano soprattutto alla fisicità e all’estro di Nicolò Zaniolo, capace di accendersi in ogni momento. A tratti forza la giocata, è vero, ma il suo sinistro resta un’arma che pochi possono permettersi. Atta compare a intermittenza, mentre Jurgen Ekkelenkamp garantisce continuità e dinamismo, con Miller instancabile nel lavoro oscuro e mai in affanno.
A metà primo tempo arriva un’azione emblematica: Adam Buksa lotta con Ebosse, la palla finisce a Zaniolo che si fa respingere da Alberto Paleari; sulla ribattuta lo stesso Buksa colpisce incredibilmente il palo a porta spalancata. Il pallone torna ancora a Zaniolo che stavolta segna, ma la gioia dura poco: il VAR cancella tutto per fuorigioco.
Il Torino resta compatto, con Simeone lasciato spesso solo a battagliare, anche duramente, con Christian Kabasele. Nikola Vlasic prova a cucire il gioco, ma trova pochi spazi nel traffico del centrocampo friulano.
L’Udinese cresce soprattutto a sinistra, dove Oumar Solet spinge con continuità e si rende pericoloso anche di testa su traversoni che sembrano cercarlo… E proprio da quel lato nasce l’azione che rompe l’equilibrio nel recupero del primo tempo: Ekkelenkamp mette un cross un po’ inventato ma in fondo preciso che attraversa l’area fino a raggiungere Kingsley Ehizibue. Il suo tocco è rapido, quasi furtivo, da attaccante d’area più che da esterno: palla in rete e secondo gol stagionale. Un lampo che premia la spinta e l’insistenza bianconera, che la squadra che chiude la frazione con un vantaggio più che legittimato.
L’inizio della ripresa, spesso rivelatosi momento critico per entrambe, stavolta sorride all’Udinese. Sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto con precisione da Miller, svetta il neo-capitano Thomas Kristensen: una torsione potente, una “capocciata” imperiosa e palla in fondo al sacco. Il centrale danese conferma così il suo momento positivo, mentre le voci di mercato lo avvicinano con sempre più insistenza al AC Milan guidato da Massimiliano Allegri, suo estimatore dichiarato.
A metà del secondo tempo arriva anche il giusto tributo e relativi riconoscimenti per Kingsley Ehizibue, giocatore spesso sottovalutato; al momento della sostituzione, lo stadio gli tributa giustamente lunghi cori e applausi, davvero meritati dopo una prestazione di grande generosità coronata persino dal gol.
Udinese per lo più in gestione a seguito del doppio vantaggio, con Zaniolo alla persistente ricerca del gol che non vuole arrivare nonostante diverse conclusioni, ma se proprio vogliamo dirla tutta, anche l’ombra di un atteggiamento forse un po’ troppo passivo nei confronti di un Torino oggettivamente“spuntato” per impensierire i granatieri posti in difesa di Okoye, granata lasciati manovrare forse oltre i propri meriti. Finisce la gara senza particolari scossoni con Okoye mai impensierito se non nelle fasi iniziali, a legittimare una vittoria che mancava da un po’ di tempo tra le mura amiche.
Sono dunque 47 i punti raccolti a tre giornate dalla fine, a un passo dalla soglia simbolica dei 50 e con la certezza di aver migliorato il cammino della scorsa stagione. Il clima resta sano, lo raccontano i sorrisi e gli abbracci a fine gara tra i ragazzi, come quelli per Kingsley Ehizibue (MVP) e lo suggerisce infine anche una classifica, alimentata da tre punti pesanti, che tiene ancora viva la corsa per quel “campionato di mezzo” con vista verso la parte sinistra di graduatoria.
Ora Cagliari Calcio al Domus, US Cremonese al Bluenergy contro una squadra affamata di salvezza, e infine la sfida al Maradona contro il SSC Napoli: tre tappe che diranno molto non solo su come finirà questa stagione, ma su quanto solide siano le basi per un 2026-27 che merita di essere atteso con oggettiva fiducia.
E poi c’è il tempo che scorre, che non cancella ma trasforma. A cinquant’anni dal Terremoto del Friuli del 1976, anche il calcio, nel proprio piccolo, racconta la medesima storia: quella di una terra e di una gente capaci di rialzarsi, di ricostruire, di credere ancora. Come una squadra che, tra errori e speranze, continua a inseguire qualcosa che va oltre il risultato. Perché in fondo, evitando ogni forma di retorica, proprio come allora, ogni passo avanti ha dentro un frammento di memoria… e un ostinato, romantico desiderio di futuro.
AM