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Udinese: criticità e spunti da cui ripartire

Al fine di non provare più un imbarazzante senso di vergogna….
Redazione

Che almeno sino alle 22.15 di domenica 26 maggio una tremenda paura si fosse impossessata del management bianconero, non vi é dubbio alcuno, ma che si arrivasse a riconoscere pubblicamente di aver provato “vergogna” (Gianpaolo POZZO) per il finale di stagione, beh questo non ce lo aspettavamo proprio.

L’ammissione del leader storico del club, quello che indubbiamente prova più amore per la sua creatura nel board aziendale, appare agli occhi dei tifosi come una sincera ammissione di responsabilità per dei risultati conseguiti, tutt’altro che apprezzabili.

Vero é che se l’esternazione fosse sentita, dovremmo assistere ad un ragionevole cambio di rotta, poiché le aree dove intervenire sembrerebbero diverse.

Mentre in passato era proprio l’Udinese a rappresentare un modello per le altre provinciali, un evidente, progressivo distaccamento passionale nei confronti delle potenzialità d’organico hanno indebolito fortemente l’immagine di un club che CANNAVARO ha definito attrattivo in quanto “storico”. Oggi molti modelli si possono prendere a riferimento, uno su tutti l’Atalanta dei Percassi che per generare appartenenza e passione sportiva, preferiscono regalare ad ogni neonato in provincia un kit sportivo piuttosto che puntare su eventi mondani che lasciano il tempo che trovano. Il marketing é importante per qualsiasi azienda purché venga esercitato con la finalità di accrescere bacino d’utenza, passione vera, e senso di appartenenza poiché le proprietà societarie passano, i tifosi, i veri detentori dei club, restano. Una società la si acquista e la si rivende, creando spesso profitto, la fede per un club una volta ingeneratasi, la si porta con sé per una vita intera.

Se poi si ringraziano per l’incalcolabile apporto dato, tutti quei tifosi che mai hanno fatto mancare il loro sostegno in un momento tanto difficile, allora deve essere naturale che scatti una molla tale da spingere a fare meglio, molto meglio di quanto prodotto nelle ultime sbiadite stagioni.

Il tempo ci dirà sé queste esternazioni sono autentiche così come lo erano gli sguardi così tirati e pensierosi sugli spalti dello Stirpe quasi a tratteggiare una gestione patrimoniale e sentimentale sempre più disallineata alle aspettative comuni. Siamo l’UDINESE, abbiamo una storia, un marchio che rappresenta una regione come amplifica la maglia, un popolo che vive e che soffre domenicalmente per i propri colori sempre con grande dignità e passione vera. Tradire questi sentimenti non é accettabile.

Si dovrà partire inevitabilmente dal board aziendale, con una proprietà che non può e non deve dimostrarsi “assente” a livello mediatico come da anni avviene. “L’occhio del padrone ingrassa il cavallo” si suol dire… beh tra i prati del Bruseschi l’equino tende all’anoressia, e arrivare in soccorso solo quando sta per tirare le cuoia, non é proprio da abili manovratori.

La rinuncia ad un ds come MARINO, puó avere un senso se lo si sostituisce con Sartori, con Giuntoli o con Ausilio. Sicuramente nelle ultime gare una figura come quella del campano sarebbe servita eccome, quantomeno a rasserenare lo spogliatoio, senza che tutto fosse nelle mani dell’ultimo arrivato, che per fortuna portava in dote carisma e stellone al seguito.

La guida tecnica non puó essere sempre la meno remunerata della serie A, altrimenti diventa un punto debole, così come, non ci si puó illudere che un signor Cioffi possa diventare lo Spalletti della situazione. Se scelgo Tudor e me lo faccio scappare, e poi metto il secondo, e poi ancora il secondo del secondo, ma dove si vuole arrivare? Se le società ambiziose pagano cifre importanti ai loro tecnici, son proprio cosi sprovvedute o, la figura del tecnico ha così poco valore per la società, da imporgli magari un modulo in auge da 20 anni, quasi fosse un dogma inalienabile?

Il patrimonio giocatori anziché venire rafforzato ogni anno al fine di ottenere plusvalenze (la media è di oltre 20 milioni anno) viene depauperato, con l’aggiunta di andare ad ingaggiare o giocatori a parametro zero – non tutti si chiamano Mbappé – o peggio degli scarti del Watford già di per sé malandato in Championship. Qual’é il senso nel portare a Udine elementi demotivati quando poi alla prova dei fatti, forse uno su 10 si dimostra utile alla causa? L’esempio l’abbiamo proprio quest’anno, laddove il solo portiere OKOYE alla lunga ha in effetti saputo dimostrare il proprio valore, tanto da auspicare che possa venire confermato a lungo tra i pali; per andare oltre dobbiamo forse menzionare un DAVIS, giustamente osannato per il gol salvezza, ma che se non si fosse trovato quella ghiotta possibilità di trasformare una stagione disastrosa in una storica salvezza, sarebbe anch’egli finito nel tritacarne delle jatture stagionali, proprio per aver contribuito per nemmeno 200’ in un intero torneo. Oggi si parte parte da 5, 6 certezze, ma altrettante vanno cercate con grande accortezza sul mercato, non attendendo come ogni anno i saldi di fine stagione, o hai visto mai, fare una fine come o peggiore di quest’anno.

Ci sono a nostro avviso criticità sufficienti per poter migliorare tutta la struttura, all’interno di un club che non deve vivere di uomini “ombra”, ma piuttosto dimostrare di onorare con doveroso sussiego, i propri 30 anni consecutivi di A, un primato che, questo sí, può essere portato quale vanto gestionale nel contesto di una realtà di provincia, purché si eviti di ritenere impropriamente come ogni stagione che si avvicina, che la colpa é sempre e comunque dell’allenatore, che la squadra non da’ mai il 100%, che UDINE non stimola a sufficienza, che i 40 pt riducono gli stimoli, che la maglia bn é comunque di passaggio, e che peggio tra tutte, in fondo ci saranno sempre 3 squadre più deboli della nostra (Atalanta signori, Atalanta…).

Attenzione, molta attenzione,  perché il Parma e il Como, due delle tre neo-promosse, hanno alle spalle capitali importanti e ambizioni sufficienti da ritenere non poi così complesso arrivare a salvezze semplici, mentre noi siamo reduci non solo da stagioni travagliate, ma senza dubbio alcuno dalla peggiore delle 29 stagioni vissute nel calcio che conta, basti pensare al conseguimento di una sola vittoria ottenuta tra le mura amiche, peggior risultato per una squadra salvatasi nei 5 campionati più importanti del continente.

Proprio quel Friuli che non solo doveva essere il nostro fortino, ma il trampolino per un calcio dalla dimensione Europea.

Le coppe non arriveranno mai a caso caro Paron, almeno qualora non si programmino con progetti puntuali di respiro pluriennale.

Ai tifosi ora é necessario dare un segnale forte, assolutamente inequivocabile per ridare loro solide certezze !

AM

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