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Udinese col fiato corto e l’infermeria piena

Meritata la sconfitta con la Lazio, pur con tante attenuanti
Redazione

Alla fine il risultato è quello giusto. La Lazio espugna il Friuli con merito. Lo fa perché alla lunga ha mostrato più gamba, più resistenza fisica, più soluzioni dalla panchina e quindi più energia nel finale. L’Udinese ha condotta una gara gagliarda per buoni 60’, passando anche meritatamente in vantaggio ( fin li aveva calciato in porta più della Lazio), ma attorno al 70’ si è scoperta nuda, al momento di dover avvicendare i suoi uomini, con gli infortuni di Piotrowski  all’alba della gara e di Solet, al 37’ del primo tempo, che hanno sensibilmente ridotto gli slot a disposizione di Runjiaic, scompaginando buona parte del piano tattico delle sostituzioni. A ciò si aggiunge il fatto che la squadra presentava al pronti via già diverse assenze di natura muscolare ( 4 come 4 sono state le giornate fino adesso, una media da brividi) e che in questa gara Runjiaic partiva senza cambi sulle fasce, che di solito sono i primi ad essere eseguiti essendo che i cursori laterali sono coloro con il più grande dispendio di energie. L’unico ricambio sulle fasce poteva essere Bertola, ma ahimè Runjaic ha dovuto dirottarlo nei tre dietro, per sostituire un altro acciaccato a livello muscolare ovvero Abankwah ( speriamo non sia l’ennesimo infortunio), finendo la gara con le gomme sgonfie sulle corsie ( Kamara e Vojvoda davvero non ne avevano più dal 70’). Se a ciò si aggiunge che uno dei due sostituti forzati nel primo tempo era un certo Solet, che anche ieri la sua partita la stava facendo, e che dal 70’ come cambio obbligato s’è dovuto togliere Davis, si capisce come i titoli di coda del cinema Paradiso Udinese abbiano cominciato a scorrere, mentre  la Lazio,  attingendo da una folta panchina, ha avuto la forza e le energie per schiacciare indietro i bianconeri e completare la rimonta con pieno merito.

Poi certo, si potrà disquisire sul fatto che comunque Runjaic poteva fare qualcosa di più con i cambi. Magari la sostituzione Davis – Zarraga ( che per qualche astruso motivo deve sempre trovare posto in campo da subentrato) non è stata esattamente una genialata, disponendo in panchina di Gueye, che assieme a Bayo qualche contropiede di alleggerimento avrebbe potuto orchestrarlo, ma molto di più ieri sera gli era precluso, anche in considerazione del fatto che Chakvetadze era appena rientrato dall’infortunio e dopo non aver fatto neanche un minuto di campo da Giugno era in panchina più per scommessa che per altro, e che il giovane e talentuoso Jovanovic forse deve aver messo vicino 4 allenamenti con il gruppo.

Insomma, fatta la tara delle varie contingenze che hanno fatto girare la gara in favore della Lazio; evidenziato le scarse manovre correttive che il buon Runjiaic avrebbe potuto operare, possiamo parlare della partita.

La gara, come detto è stata divertente e gagliarda da ambo le parti. Entrambe si sono affrontate come due pugili al centro del ring. Azioni da una parte all’altra senza esclusione di colpi. Due squadre diverse nell’interpretazione tattica, 4 3 3 per Gattuso, 3421 per Runjaic, ma con gli stessi principi di gioco: poco palleggio, tante riaggressioni e transizioni; calcio verticale e diretto; pochi passaggi e via in porta a 1000 all’ora. Per un’ora la gara si è giocata su ritmi da campionato inglese ed è stata più che godibile. L’Udinese dalla fine dello scorso campionato è questa. Più verticale e meno posizionale. Runjiaic ha capito finalmente quali sono le qualità di questa squadra, che non essendo munita di fini palleggiatori deve sfruttare la gamba dei suoi interpreti, per un calcio più diretto ( come faceva Cioffi a suo tempo). 

Per un’ora l’Udinese ha eseguito bene il compito, con un Davis sontuoso nelle sponde, nelle accelerazioni e al tiro; un Elkkelenkamp spina nel fianco della retroguardia laziale; un Solet dominante finchè in campo; un Miller sempre lucido, e un Kamara spingente e respingente, il tutto condito da una discreta regia di Kalstrom, autore anche del gol de vantaggio, al culmine di una bella azione, manifesto del nuovo corso di Runjaic: triangolazione a tre con Vojvoda e Davis, e Kalstrom che partendo da metà campo si trova a concludere dentro l’area ( la sponda di Davis è un Bijoux). 

La Lazio non è stata a guardare di certo. Con i medesimi principi ha accettato i duelli a tutto campo, alcuni vinti e alcuni persi. Nuno tavares e Frattesi erano due schegge impazzite, ai quali i bianconeri facevano fatica a prendere la targa, provocando diversi affanni conditi da più di qualche cartellino giallo. Kalstrom in uno di questi duelli è stato pure graziato dall’arbitro con il più classico degli step on foot sul quale il diretto re di gara ha voluto sorvolare. Pochi minuti dopo sarebbe stato autore di un classico fallo tattico sempre sull’indemoniato Nuno Tavares. La squadra di Gattuso ha potuto contare anche su un Zaccagni in formato nazionale ( da tempo non lo si vedeva a questi livelli) e soprattutto ha potuto e saputo dare l’accelerata decisiva al match con i cambi ( lui si che ne disponeva a iosa) da Cancellieri a Noslin, passando per Gudmunson, cambi che hanno squarciato la squadra di casa che ormai era sulle ginocchia per i motivi di cui sopra.

Quindi, a conti fatti, un’Udinese bella fino a che ne ha avuto. Un Udinese che in questa veste ci piace di più. Quello che non ci piace sono i continui infortuni di natura muscolare che stanno dilapidando uno a uno i petali della rosa. Non è normale perdere in media un giocatore a partita. Di questo passo non basterebbe una rosa con 40 di petali. I dubbi sulla bontà della preparazione atletica cominciano a farsi largo, e l’obbiettivo sul quale puntare il dito parrebbe essere proprio il lavoro fisico svolto durante l’estate.

Possibile  di questi tempi, dove la tecnologia la fa da padrona, e dove la preparazione atletica è sempre più scientifica, sbagliare completamente piano di lavoro?

L’Udinese di Runjaic, come detto, è passata da un gioco posizionale con un lento giro palla tra difensori, spesso e volentieri sotto ritmo, e con tante perdite di tempo, ad un gioco veloce di transizioni e gegenpressing. Certo più bello da vedere ma molto più dispendioso a livello fisico. Non vorrei che a cambiare fossero solo i principi di gioco e che la preparazione fisica fosse rimasta sempre quella di quando si giocava sotto ritmo con i 3 difensori a fare lenta melina. No perché la richiesta di carburante ai tessuti muscolari cambia radicalmente con questo tipo di gioco, e se non adeguatamente preparati, rischiano di fare crack proprio come sta accadendo. La mia rimane una congettura, ma gli infortuni di natura muscolare sono fatti concreti, con l’infermeria che si riempie e le possibilità di scelta per Runjaic che  si riducono sempre di più. Come se non bastasse il cambio per motivi digestivi di Piotrowski pare il classico effetto della legge di Murphy. Insomma, per la prossima gara contro l’Inter, l’impressione che i problemi di formazione possano essere seri, comincia a farsi largo. 

Paolo Blasotti

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