Neanche in un campionato dove l’Udinese si comporta da ammazza grandi, riesce ad invertire il trend contro la Vecchia Signora, che pur affrontando un campionato irto di difficoltà, tra cambi di allenatori, eliminazioni premature dalla Champions e una classifica spesso traballante, riesce comunque a mettere vicino un en plein di punti quando affronta l’Udinese, che sia campionato o Coppa Italia. Spesso l’Udinese è parsa “ scansarsi” contro la Juve, questo anche negli anni scorsi; ieri sera non si può dire altrettanto. La Juve ha tirato fuori una voglia, un’intensità, un ritmo da squadra operaia, che cerca di rientrare nell’elite calcistica della Champions, dopo essere stata appena estromessa dai turchi del Galatasaray, che è stata superiore al ritmo dei friulani, che veleggiano in una comoda e tranquilla centroclassifica, con la salvezza in tasca già da un paio di settimane, ovvero dopo il 3 a 0 alla Fiorentina.
Se l’Udinese quest’anno ha battuto le big grazie ad un ritmo di gara superiore imposto, ieri ha trovato un avversario big che l’ha battuta con le sue stesse armi. La corsa, l’intensità e il ritmo imposti dalla squadra di Spalletti sono stati quantomeno pari a quelli dell’Udinese, se non in certi tratti superiori, e a marcare la differenza finale è stato il tasso qualitativo, che si sa pende di più dalla parte dei bianconeri di Torino.
Runjaic era alle prese con problemi di formazione, trovandosi corto la dietro con le assenze di Bertola e Solet, e con il solito problema che si pone dall’infortunio di Zanoli, e dal mancato acquisto, negli ultimi giorni del mercato di Gennaio, ovvero di un altro interprete per la fascia destra, lasciando di fatto quell’ufficio interamente nelle mani ( o se vogliamo piedi…) di Ehizibue, visto che pure Modesto è stato sacrificato sull’altare delle cessioni. Va da se allora, che quando il tecnico si mette a giocare all’alchimista, versando una boccetta di qua, e una di la, per vedere che effetto fa, va a finire che rimane scoperto, e si trova a risolvere l’enigma con nuovi esperimenti, senza disporre di tutti gli elementi della tavola periodica. Parlando meno in astratto e più in concreto, se scali Ehizibue, unico interprete della fascia destra, a braccetto, il posto vacante da quinto di destra deve uscire dalla fantasia del tecnico, e può essere una fantasia vincente o meno. L’impiego di Zarraga, già visto a Bergamo, di mossa vincente non poteva avere nulla alla vigilia, e la partita ha confermato questi propositi. Lo spagnolo, fuori ufficio, ha rappresentato a lungo il ventre molle della difesa bianconera di casa; il lato laddove gli attacchi degli uomini di Spalletti hanno trovato modo di ghermire con ferocia, grazie agli artigli taglienti degli uomini d’attacco della Juve, che per l’occasione disponeva di elementi di grande qualità, rapidi, veloci e bravi nell’uno contro uno: Conceiçao, Yildiz da falso nueve, e Boga. Questi ultimi sono stati abili poi a scambiarsi la posizione, annusando come le belve il sangue della preda Udinese, che usciva dalle ferite di una sanguinosa fascia destra.
Non è un caso che tutti i pericoli siano nati da quel versante, con Boga che un paio di volte è scappato alle spalle di Zarraga sui lanci dalle retrovie, andando alla conclusione sul primo palo sempre ben presidiato da Okoye, per poi andare a dama quando si è invertito la posizione con Yildiz, che si è riappropriato della sua zona di competenza, a sinistra, scappando anche lui alle spalle di Zarraga, per chiamare alla deviazione sotto porta l’Ex Sassuolo e Atalanta, scappato a sua volta in posizione da centravanti a Kabasele. La Juve ha marcato un giusto vantaggio verso la fine del primo tempo, dopo che per una buona mezz’ora ha cinto d’assedio, a tratti, la metà campo e area dell’Udinese, che è riuscita a respingere e rimbalzare con ordine i vari attacchi degli uomini di Spalletti, portati con ritmo e appunto intensità, ma anche con qualità. L’Udinese ha opposto qualche ripartenza, neanche troppo convinta, rallentata a volte da Atta e altre da Kalstrom, con Zaniolo e Davis cui la difesa della Juve ieri ha concesso davvero poco; ottime le prestazioni in tal senso di Bremer e anche di Kelly, e riuscire a rabbonire i bollenti spiriti del duo d’attacco friulano di questi tempi, beh non è roba da poco. Con Zaniolo e Davis ad impegnare i difensori juventini, al tiro c’è andato lo svagato Atta, in ben tre circostanze, ma senza la dovuta precisione. Tiri che hanno comunque spaventato i tanti ( troppi) tifosi juventini sugli spalti. Atta è stato fautore anche dell’azione più ghiotta dei bianconeri a inizio ripresa, quando con un esterno vellutato ha messo in movimento Davis che ha centrato per Ekkelenkamp, che invece di depositare in porta il pareggio ha cercato un’improbabile fallo da rigore.
Questa è stata lo sliding doors di una partita, che avrebbe potuto cambiare, e che invece da li, ha preso la strada di Torino. La barriera di centrocampo dell’Udinese nel secondo tempo è andata in affanno sia in fase di costruzione che di copertura, e tra le linee si sono aperte alcune crepe, con Kalstrom chiamato fuori posizione, che hanno favorito le incursioni dei tre attaccanti juventini, sempre molto mobili e senza riferimenti per i difensori di Runjaic. Il risultato non ha preso volume grazie ad alcune provvidenziali parate di Okoye, ma avrebbe potuto essere più largo. Si pensava che dopo un primo tempo a mille gli uomini di Spalletti avrebbero calato l’intensità, ma così non è stato. Fino alla fine.. come ama ricordare uno slogan juventino. Runjaic ha provato a osare le tre punte, riportare Ehizibue nel suo ufficio di quinto, e inserire la qualità di Miller, con la spinta del nuovo Arizala a sinistra ( discreto impatto il suo), ma la retroguardia avversaria non ha concesso altre opportunità. Ci sono quelle giornate in cui anche impegnandoti vai a sbattere contro un avversario che non ti concede nulla, e questa è una di quelle. L’Udinese ha cercato di mantenere i ritmi alti, ma va detto che in qualche occasione, in transizione, è stata la prima a rallentarli, con Atta che invece di suonare la carica, talvolta decideva di gestire un possesso palla orizzontale se non addirittura all’indietro. Emblematico un contropiede partito da un’uscita di Davis, in fase di ripiegamento, sviluppato sulla trequarti su Atta, con la Juve scoperta, e il francese che decide di non accelerare, ma di addormentare ogni tempo di gioco per una gestione palla che ha dello stucchevole. Insomma, è mancato un po’ di coraggio, e decisione; la juve è parsa più determinata. Le motivazioni della squadra alla caccia della quarta piazza Champions, sono state evidentemente superiori di quelle di una squadra ormai salva e con poco da chiedere al campionato, se non quello di concludere con dignità ( non come la scorsa stagione). L’Udinese per vincere questa partita, insomma, avrebbe dovuto andare al doppio del suo avversario, come capitato con Napoli, Roma, Atalanta e Inter all’andata, non pareggiarne il ritmo, e a tratti pure subirlo. La sconfitta, seppur dignitosa si chiaro, è stata quindi meritata.
Le assenze certo hanno pesato. Runjaic si ritrova monco a destra e si sapeva dalla fine di Gennaio. Avrebbe potuto fare qualcosa di diverso? Beh forse disporre un 442 con Ehizibue terzino basso ed Ekkelenkamp davanti a lui. Soluzione logica e già percorsa in passato. Forse l’unica. Inserire il giovane Mlacic e partire con Ezhibue nel suo solito ruolo, sarebbe stato troppo avventato a mio avviso. Con Soulemana a Bergamo il giovane croato ci ha messo 20 minuti a rimediare un giallo. Con Boga che ha lo stesso passo le cose non sarebbero state molto diverse. Il croato pare avere struttura e qualità tecnica, ma non il passo per stare dietro a certi diavoli, e non ancora l’esperienza per spostare la sfida con loro su altri campi, come quello dell’anticipo per esempio.
Insomma l’Udinese ammazza grandi del campionato 2025/26 scopre la sua Kriptonite, ovvero la Juve. Beh, ci si può consolare che per quest’anno gli incroci con i bianconeri di Torino sono finiti.
Paolo Blasotti