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Soliti problemi… solita Udinese

Bianconeri ancora piccoli con le piccole
Redazione

Dopo 33 partite di campionato, un’idea su una squadra ce la si può fare; un’idea che può avere tutti i crismi della definitività. L’Udinese di Runjaic 2025/26 è forte con le forti, e debole con le deboli. Mostra una coerenza quasi naturale, in base a quelle che sono le proprie caratteristiche. Già da un po’ ormai, comincio a temere queste sfide, e non quelle con le big, con le quali la squadra riesce ad esprimersi al meglio. Dove ci sono spazi da attaccare alle spalle delle difese avversarie, gli uomini di Runjaic vanno a nozze, seguendo uno spartito a loro più congeniale. Quando c’è da affrontare le squadre arroccate dietro la linea della palla, casca l’asino e i nodi vengono al pettine. I problemi di fluidità di manovra emergono con tutto il loro peso, e di raccogliere i 3 punti non se ne parla proprio; a volte anche il punticino diventa una chimera.

La sfida con il Parma si presentava quindi tra mille insidie, non solo per il tema tattico della gara, ma anche per l’assenza di Davis, vero architrave delle manovre offensive bianconere, oltre che bomber principe della squadra.

Non mi aspettavo certo di replicare la roboante vittoria di Milano di una settimana prima, certo; questa squadra non dispone degli strumenti per avere la meglio di una compagine arcigna e scorbutica come quella ducale. Auspicavo però almeno un pareggio; quello si, era lecito attendersi.

Il risultato finale della gara, però, rispecchia fedelmente quanto visto sul campo. La squadra di Cuesta, non sarà bella da vedersi, anzi, tutto sembra meno che una squadra allenata da un tecnico spagnolo. Gli spagnoli sono giochisti, ma Cuesta sembra aver imparato bene l’arte della strategia difensiva in Italia, al punto che viene da chiedersi se davvero serve andare a pescare nella penisola iberica un allenatore che pratica questo tipo di calcio; in Italia ne è pieno lo stivale di questi profeti di  un calcio risultatista e posizionale. Un po’ come se dobbiamo farci insegnare come si prepara la pizza da un cuoco ungherese, che proviene dalla terra del Goulash. Battute a parte, il Parma di Cuesta si dispone a specchio con il 352 ( altro modulo ormai diventato marchio di fabbrica della triste serie A, e della triste nazionale di questi tempi). Il 352 è il modulo che ormai ha contagiato il modo di intendere il calcio in Italia. Ogni modulo hai suoi pro e i suoi contro, e soprattutto una connotazione temporale dove inserirsi. Negli anni 90 vigeva il 442, laddove i numeri 10 per trovare spazio dovevano inventarsi come esterni sinistri della mediana. Il 352, praticato dalla squadra che vincerà lo scudetto, fino alle realtà pericolanti che lottano per la salvezza, predispone la giusta copertura degli spazi; l’intasamento delle linee, e gli inserimenti senza palla delle mezzali, con un grande lavoro ai quali vengono deputati i quinti, ai quali viene chiesto di attaccare con la stessa costanza e intensità con la quale devono  scivolare nella linea di difesa, che diventa a 5. Un modulo per chi non vuole “ osare”; per chi non vuole scoprirsi troppo, e per chi aborra gli uno contro uno, perché ormai ritenuti troppo “ pericolosi”, troppo “ arditi”. Insomma il modulo perfetto per rifugiarsi nella paura di prenderle piuttosto che nel coraggio di osare. Il resto d’Europa ci ha sorpassato da tempo; mentre noi valorizziamo braccetti e quinti, le squadre che contano esaltano le ali, e gli attaccanti che saltano l’uomo. I risultati sul campo.. parlano per noi. Il primo tempo di Udinese Parma, è il manifesto maximo di questo modo di intendere il calcio. 0 tiri in porta, ma vuoi mettere? Nessun rischio. Si ma neanche quello di segnare. Runjaic senza Davis prova nuovamente Zaniolo punta, con il compito di abbassarsi e far entrare nello spazio del centravanti a turno Ekkelenkamp o Atta. Il Parma almeno una punta ce l’ha: Pellegrino nel primo tempo, Elphege nella ripresa. E sarà proprio un centravanti a decidere la contesa; quello che Cuesta ha messo in campo, e che l’Udinese non aveva, se non troppo tardi, a buoi scappati.

Il Parma di Cuesta vanta la migliore difesa tra le squadre della fascia meno nobile della classifica ( la colonna di destra), a scapito però di un attacco abbastanza sterile. L’Udinese, nelle ultime giornate, è riuscita a migliorare di parecchio il rendimento della difesa ( Elphege ha violato la porta di Okoye che era rimasta imbattuta dal gol di Boga del primo tempo con la Juve… calcolatrice alla mano sono quasi 400 minuti, e si, è tanta roba!) che qualche mese fa risultava essere il fanalino di coda della serie A, mentre adesso veleggia a metà classifica, come l’attacco.

Dicevo, il Parma è squadra molto solida e pratica, il PEGGIOR cliente da affrontare per l’Udinese, che non ha un gioco dedito a scardinare le difese arcigne, e che vive di spazi da attaccare. Lo spazio rappresenta l’ossigeno vitale per la squadra di Runjaic; senza lo spazio la squadra bianconera annaspa, come capita quando si è senza ossigeno, e non solo perché Runjaic non è riuscito ad istruire i suoi a praticare l’apnea e trovare una soluzione, ma anche perché senza un centravanti come Davis, risulta difficile fare anche ciò. L’errore di Runjaic però sta nell’idea di non sfruttare nemmeno i centravanti di riserva ( su tutti il suo pupillo Buksa) che avrebbe potuto ( solo in parte sia chiaro) surrogare il lavoro di Davis. Va a finire che una volta sotto, Runjaic ha fatto i cambi che avrebbe dovuto fare già all’intervallo per cercare di vincerla; con la differenza che a quel punto sono stati fatti per non perderla. Cominciare con una punta, forse è rimasta solo un’opzione nella sua testa, ma è chiaro che dopo un primo tempo senza tiri scagliati verso la porta avversaria, qualche ragionamento sulla bontà di questa opzione avrebbe dovuto farlo.

Perché se succede che Kabasele commette uno dei pochi errori della sua brillante stagione, e finisci sotto, non recuperi più.

Monta sempre di più in me la convinzione che questo genere di partite l’Udinese non le potrà mai vincere. 

Insomma, soliti problemi e solita Udinese. Soliti limiti di un’annata che verrà ricordata con alcuni picchi di luce abbagliante, e inciampi fastidiosi, il tutto a corroborare una classifica senza infamia e senza lode, lontano dalle zone pericolanti, lontano dall’Europa; lontano dagli occhi superpartes del tifoso neutrale, lontano dal cuore del tifoso più focoso e sognatore.

Paolo Blasotti

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