Udinese e Lazio si affrontano in una sfida avvincente all’Olimpico, dove entrambe le squadre aspirano a conquistare la leadership della “classifica di mezzo”. Questo gruppo comprende squadre solide come Bologna, Sassuolo, Lazio – reduce dalla vittoria a Napoli e dalla finale di Coppa Italia – e Udinese, tutte protagoniste di una stagione altalenante, ma ben lontane dalla zona retrocessione.
Dopo il successo a San Siro, l’Udinese non è riuscita a mantenere la continuità, inciampando contro il Parma. Questo passo falso lascia un po’ di amarezza, ma il raggiungimento dei 50 punti rimane un obiettivo importante, seppur simbolico. La stagione è stata caratterizzata da alti e bassi, ma a un mese dalla fine, l’Udinese ha ancora la possibilità di finire nella parte sinistra della classifica, un traguardo storico più volte dichiarato all’inizio della stagione.
Non essere mai stati coinvolti nella lotta salvezza è già un merito, ma il potenziale della rosa, nonostante gli infortuni, suggerisce che ci siano ancora margini per migliorare e concludere la stagione in crescendo. L’Udinese cercherà di esprimere un livello tecnico-tattico più completo nella prossima sfida nella capitale.
La Lazio, reduce da una stagione travagliata, segnata da tensioni societarie e limitazioni di mercato, ha mostrato lampi di qualità, come quello del “Maradona”, ma non è riuscita a concretizzare una vera e propria candidatura per le posizioni europee. Questo percorso dimostra quanto la stabilità dirigenziale e la programmazione societaria possano influenzare i risultati, tanto quanto il valore tecnico dei singoli giocatori.
Oltre al campo, però, ci sono anche altre dinamiche in gioco. Con la quarta piazza Champions ormai l’ultimo obiettivo concreto e la lotta salvezza che attende solo di sapere chi seguirà Pisa e Verona in Serie B, l’attenzione si sposta inevitabilmente sulle trattative e sui giocatori in ballo. L’Olimpico potrebbe diventare una vetrina anticipata per molti elementi, soprattutto in club che hanno già raggiunto i propri obiettivi minimi. Queste ultime giornate sono l’occasione per accendere “motivazioni speciali”, quei guizzi magici che sembrano più rivolti a lidi futuri, più prestigiosi e gratificanti, piuttosto che alla classifica attuale.
L’Udinese parte forte contro la Lazio, che si presenta con qualche assenza di troppo e forse ancora appagata dalla vittoria ottenuta a Bergamo. I friulani mostrano maggiore efficacia nel fraseggio, approfittando dell’atteggiamento compassato e poco incisivo dei padroni di casa. Il vantaggio bianconero si concretizza prima della metà del primo tempo: Ehizibue segna con un splendido tiro d’esterno collo da una dozzina di metri, la sua prima rete stagionale. La squadra di Sarri non reagisce particolarmente e si va al riposo con il meritato vantaggio dell’Udinese.
Al rientro in campo, la formazione di Runjaic subisce per la decima volta in campionato una rete nel primo quarto d’ora della ripresa, vanificando quanto di buono costruito fino a quel momento. Pellegrini, con un potente sinistro dal limite al 50’, firma il gol del pareggio: una conclusione a mezzo volo di grande qualità che vale il primo squillo biancoceleste.
Ci si chiede ancora una volta se tra gli interventi necessari non rientri anche l’inserimento di una figura capace di incidere sul piano mentale: quei dieci minuti di pausa continuano a trasformarsi da momento di consolidamento a fase di inspiegabile fragilità.
Forti del pareggio, la Lazio prende fiducia e alza il baricentro: decisivi gli ingressi di Isaksen e Pedro. A un quarto d’ora dal termine, è proprio lo spagnolo a completare la rimonta con un destro a giro dal limite – in pieno stile Del Piero – su cui Okoye non può intervenire. Vantaggio biancoceleste.
L’Udinese, però, non si disunisce: ritrova compattezza e un atteggiamento propositivo. All’85’, da un cross di Zaniolo intercettato di testa dal neoentrato Bayo, è Arthur Atta a ristabilire l’equilibrio con un tap-in sotto misura.
Poco prima, lo stesso Okoye si era reso protagonista di un intervento prodigioso, deviando con la gamba una splendida iniziativa condotta dal danese di Sarri, con il pallone che si era poi stampato sulla traversa, divenuta nella circostanza salvifica per i bianconeri.
Partita conclusa? Forse altrove, non certo all’Olimpico. Qui non si specula: si gioca fino all’ultimo respiro e la ricerca dei tre punti resta un imperativo. L’Udinese trova lo squillo che sembra decisivo: ancora Atta, con un rasoterra chirurgico, firma la doppietta personale e porta avanti i suoi. Un colpo che avrebbe steso molti avversari, dall’apparenza letale.
Ma la Lazio dimostra carattere e orgoglio come il proprio tecnico. Tutti in avanti, alla disperata ricerca del pareggio, in piena zona Cesarini. E proprio nel recupero ecco materializzarsi l’episodio che cambia il finale: è Maldini, figlio d’arte, a siglare al 96’ in sospetto fuori gioco, il gol del definitivo equilibrio.
Una rete che lascia indubbiamente l’amaro in bocca ai tifosi bianconeri, che già pregustavano le “remuntada”,ma che premia indiscutibilmente la determinazione degli uomini di Sarri, capaci di crederci fino all’ultimo istante.
Quarantaquattro punti in classifica e quattro gare ancora da disputare: margini concreti per migliorare il rendimento della passata stagione. Runjaic ha ormai preso piena consapevolezza del potenziale a disposizione e punta a capitalizzarlo in termini di risultati.
Resta però evidente qualche limite: manca continuità, manca un pizzico di mestiere nei momenti chiave e, forse, una valida alternativa a Davis non guasterebbe. Le individualità, tuttavia, non difettano e rappresentano una base solida su cui costruire.
Zaniolo è a un passo dal ritrovare il gol e, con esso, il ruolo da protagonista. Atta sta progressivamente ritrovando brillantezza dopo i postumi dell’infortunio che ne avevano condizionato parte della stagione. In difesa, Solet e Kristensen offrono garanzie, mentre Ekkelenkamp si distingue per una capacità di interpretare entrambe le fasi come pochi nel panorama italiano. Il tutto senza dimenticare l’assenza pesante di un “Davistante” puntero ancora ai box.
Tra molte luci e qualche ombra, dunque, dall’Olimpico arrivano segnali incoraggianti. Le basi ci sono: ora servirebbe una significativa continuità per trasformare le buone impressioni in certezze. Accendiamole davvero, queste luci.
AM