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Questa Udinese  non accetta il ruolo di comprimario

Davis autore di una rete magnifica, regala nel finale un pari assolutamente meritato
Redazione

Tra up and down ripetuti e una pericolosa sensazione di incompiutezza, la squadra di Runjaic continua a inseguire una costanza di rendimento che, a questo punto della stagione, dovrebbe appartenere già ad un patrimonio acquisito. Il riferimento resta la 9ª posizione centrata al giro di boa dello scorso campionato, ovvero 25 punti e un margine di otto lunghezze sulla zona retrocessione. Numeri che oggi sembrano più un promemoria nostalgico che un obiettivo concreto.

La batosta di Firenze ha lasciato cicatrici profonde, non tanto per il risultato, quanto per la resa. Restare in inferiorità numerica per un’intera partita contro una squadra che si giocava nei fatti, la sopravvivenza in categoria, poteva rendere l’impresa complicata, persino proibitiva, e di ciò vi é piena consapevolezza. Tuttavia ciò che pesa davvero è stata l’assenza di una reazione degna di questo nome, con tanto di presa di posizione da parte del Ds a fine gara.

Un pareggio strappato con i denti, o persino una sconfitta di misura, avrebbero potuto alimentare maggior autostima e convinzione. È arrivato invece un crollo mentale, prima ancora che tecnico, capace di riaprire interrogativi mai del tutto sopiti sulla gestione del gruppo. Le autocritiche esercitate dallo stesso mister in conferenza stampa, sono un segnale apprezzabile, riflessioni utili quantomeno a scongiurare ulteriori cali di tensione. 

RUNJAIC sa bene che una partita si può perdere, soprattutto se di fronte c’è una compagine comunque attrezzata, ma ciò che non deve mai materializzarsi tuttavia, è la resa. Ed è esattamente ciò che si è puntualmente verificato al Franchi dopo la rete dell’islandese Albert Gudmundsson.

Si prova dunque a voltare pagina, chiamati ora ad affrontare una Lazio rimaneggiata, privata di elementi importanti come Dia, Guendouzi, Rovella e Basic. Assenze che potrebbero rendere il confronto maggiormente alla portata, ma che non cancella il coefficiente di difficoltà di una squadra comunque storicamente ambiziosa nonostante i limiti imposti da un mercato mutilato.

L’attenzione è rivolta dunque sulle possibili armi biancocelesti oltre al valore di Sarri, tecnico molto stimato; il probabile recupero di Isaksen (tra i disponibili) e il rientro di Zaccagni restituiscono qualità, ritmo e imprevedibilità a un undici sempre pericoloso e affatto remissivo. Una Lazio affamata di riscatto, determinata a cancellare una prova incolore espressa nel turno precedente contro la Cremonese, e “aquilotti”che rinunciano in avvio al bomber Castellanos in favore di Noslin. Sorprendono in positivo i 9 “clean sheet” ottenuti in 16 gare (primi nella speciale classifica).

Si potrebbe ragionevolmente affermare che per entrambe, nonostante un terzo di torneo consumato, é come se si volesse ripartire da zero, senza più potersi celare dietro supposti alibi – tipicamente l’approccio alla gara per i bianconeri – divenuti via via sempre più insostenibili.

RUNJAIC recupera KAMARA, inizialmente destinato alla panchina. Il canovaccio tattico resta quello prevedibile, 3-5-2 canonico con la conferma di BERTOLA nel ruolo di quinto a sinistra, a sottolineare come la squadra all’occorrenza, possa facilmente trasformarsi in un 4-4-2 più prudente e difensivo. Mentre nulla cambia per gli altri 9 giocatori di movimento, a stupire solo in parte, è invece la scelta tra i pali: l’esperto PADELLI viene preferito a SAVA e al giovane e promettente NUNZIANTE, per il quale appare evidente la necessità di concedere ancora tempo e percorso di crescita.

Si parte. È efficace il pressing alto dei bianconeri, che per i primi cinque minuti non lasciano respirare i romani. Dopo un avvio in sordina, però, emerge la qualità del palleggio laziale: i biancocelesti iniziano a trovare continuità nel possesso e cercano con insistenza le giocate di Noslin, abile nel muoversi tra le linee della retroguardia locale. Poco prima della mezz’ora l’olandese va vicino al vantaggio con un destro dal limite che sfiora il palo, episodio che legittima pienamente le scelte tecnico-tattiche del proprio coach.

Dall’altra parte ZANIOLO, condizionato da un’ammonizione per proteste, prova a rispondere con un sinistro potente a giro: la deviazione di un difensore ne sporca la traiettoria e il pallone termina di poco a lato.

Brivido nel finale per i cuori bianconeri, quando ancora Noslin approfittando di un malinteso tra i difensori di casa, non impeccabili nell’applicazione del fuorigioco non riesce a concludere. Provvidenziale nell’occasione l’intervento di KRISTENSEN, che rientra con tempismo deviando in angolo la conclusione del giocatore di Sarri.

La prima frazione si chiude sullo 0-0, con portieri sostanzialmente poco sollecitati dagli attacchi avversari.

Alla ripresa l’Udinese cala il proprio ritmo di gioco lasciando l’iniziativa ai biancolesti i quali appaiono più abili nel difendere che nel creare pericoli verso la porta di PADELLI. Trascorre una mezz’ora senza particolari sussulti con la squadra di RUNJAIC che pian piano ritrova spazi e conclusioni con l’innesto forzato di KAMARA a metà frazione, subentrato a causa dell’infortunio di BERTOLA che prova qualche sortita sull’out di sinistra. E proprio in una di queste che a 20’ dalla fine si grida al rigore, quando Gila sembra toccare con il braccio, ma il VAR non interviene per cambiare la decisione arbitrale.

A dieci minuti dal termine arriva l’episodio che non ti aspetti. Cancellieri serve Vecino ai venti metri dalla porta bianconera: il tiro dell’uruguaiano parte puntuale, ma il destino beffardo replica l’effetto da parte di colui che fu match-winner nello scorso anno. La conclusione passa prima sotto le gambe di PIOTROWSKI trovando poi la deviazione decisiva di un SOLET, fino a quel momento tra i più positivi. PADELLI è spiazzato e gli ospiti passano in vantaggio senza aver costruito troppo per meritarselo.

Dopo qualche istante la squadra di Sarri – non a caso la formazione con il maggior numero di clean sheet stagionali (9) – trasmette immediatamente la sensazione di poterla comunque portare a casa. I bianconeri si riversano in avanti, si spendono fino all’ultimo e gettano il cuore oltre l’ostacolo nel tentativo di non condannare i propri tifosi a festività poco gratificanti sul piano sportivo.

RUNJAIC prova allora a rimescolare le carte, inserendo in un’unica soluzione PALMA, MILLER e BUKSA, nel tentativo di scardinare l’assetto tattico di un Sarri con in campo sì qualche ammonizione di troppo, ma tanto esperto quanto scafato.

ZANIOLO – ancora una volta tra i più positivi – ci prova a cinque minuti dal termine con una punizione dal limite sulla quale Provedel è attento e respinge. Le vere emozioni, però, arrivano a ridosso del recupero.

Prima è PADELLI a compiere un autentico miracolo su Isaksen, presentatosi a tu per tu con un’uscita perfetta e deviazione in angolo. Poi però l’episodio che infiamma il finale. Su un’azione insistita di ZANIOLO, la palla viene ribattuta involontariamente con il braccio di un DAVIS in corsa; l’inglese se ne impossessa, si accentra eludendo un manipolo di avversari e lascia partire un diagonale di interno sinistro che si infila alla destra del portiere friulano che difende con merito i pali capitolini.

L’1-1 sembra cosa fatta. Ma il tiro del numero 10 bianconero, terminando sulla parte posteriore del braccio di DAVIS, offre il pretesto per il temuto intervento del VAR, che notoriamente – quando c’è da penalizzare i friulani – non manca mai l’appuntamento…

Per una volta però, ci piace immaginare che siano stati gli dei del calcio a decretare come una rete tanto bella quanto voluta non possa venire cancellata dalla storia del calcio. Tanto più se a decretarlo fosse una macchina per nulla dotata di intelligenza emotiva, e malauguratamente sempre più protagonista al posto dell’umano fischietto, fallace di sicuro, ma comprensibile in tutti i propri limiti. 

Del resto, potremmo tranquillamente asserire che se l’IA sta progressivamente prendendo il sopravvento sulle attività tipiche “dell’uomo sapiens”, non c’è poi troppo da stupirsi per quanto ci viene regolarmente proposto.

Il risultato finale è comunque positivo, capace se non altro di mitigare una valutazione che, in caso di sconfitta, sarebbe stata inevitabilmente meno benevola. Resta però la sensazione che si possa e si debba proporre di più, senza attendere che sia di sovente l’avversario a prendere l’iniziativa.

Il calo di ritmo ad inizio ripresa è ormai una consuetudine che si ripresenta con preoccupante regolarità. L’assenza di ATTA pesa nello scacchiere, pur a fronte di sostituti che non demeritano affatto. PADELLI altresì, merita un elogio a parte per la professionalità e l’affidabilità che continua a garantire ogni volta che viene chiamato in causa.

Ciò che continua a non convincere è il dato complessivo: una rosa oggettivamente superiore a quella dello scorso torneo che, a parità di giornate, ha raccolto addirittura un punto in meno in graduatoria. 

La domanda per conseguenza pare inevitabile, e tutt’altro che retorica: siamo davvero sicuri che questo sia il valore reale della squadra?

AM

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