Dopo un avvio di campionato confortante con 4 punti ottenuti in 2 gare, l’appuntamento di coppa Italia con la sfida al Venezia, diventa un reale indicatore sulla volontà del club di interpretare nel modo migliore la proposta fornita dal torneo storicamente più snobbato dai club nostrani. In vero un derby molto sentito tra la tifoseria, peraltro proposto in un timing, forse più accattivante per le televisioni che per una tifoseria a volte poco considerata.
Runjaic come spesso accade anche tra i colleghi, fa un turn-over di almeno metà elementi. Dentro Mrozek, Bertola, Kabasele, Miller, Arizala, Bayo a far rifiatare chi ha giocato di più. Stroppa tra gli arancio-nero-verdi fa altrettanto. Si gioca per gli ottavi da disputarsi a Bergamo contro i nerazzurri di Sarri.
Partono meglio i lagunari nella prima parte, più incisivi e concreti.
Il dato del possesso palla racconterá sin dalle prime battute, la personalità con cui il Venezia ha approcciato la gara: circa due terzi della gestione saranno infatti di marca arancioneroverde. Ma nel calcio, soprattutto nelle gare a eliminazione diretta, contano anche la capacità di trasformare le occasioni e la qualità con cui si interpretano i momenti decisivi. E sotto questo aspetto l’Udinese dimostrerà di possedere qualche skills in più degli arancio-nero-verdi.
La prima mezz’ora come detto è marca veneziana con la squadra di Giovanni Stroppa a disegnare le geometrie interessanti che l’ex-Udinese é solito impartire. In mezzo al campo spicca Dagasso, bravo a dare tempi e direzione alla manovra, sempre presente nella costruzione e capace di conferire equilibrio alla squadra.
Dietro, invece, impressiona la fisicità di Bella-Kotchap. Il centrale tedesco gioca una partita di grande presenza, mostrando forza nei duelli e personalità visto l’avversario che fa di nome Keinan Davis. È uno di quei giocatori che, per caratteristiche e margini di crescita, meritano di essere osservati con attenzione; probabilmente ne sentiremo parlare ancora.
Il Venezia passa in vantaggio al 9’: Sagrado è il più rapido ad arrivare sulla respinta di Mrozek – molto positiva l’impressione lasciata – dopo una prima occasione di Lauberbach firmando l’1-0.
L’Udinese accusa il colpo, ma con il passare dei minuti comincia ad alzare il baricentro. Arrivano alcune conclusioni interessanti e Montipò è chiamato più volte a intervenire, confermandosi uno dei migliori in campo.
Quando sembra che il Venezia possa accarezzare di andare al riposo avanti, l’Udinese trova il pareggio. È il 34’ quando Vojvoda pennella dalla fascia sinistra d’attacco un pallone invitante con Vakoun Bayo che si fa trovare pronto: colpo di testa preciso sul primo palo e 1-1.
È una rete importante non soltanto per il risultato, ma anche per l’inerzia della partita. L’Udinese riesce infatti a chiudere il primo tempo con una consapevolezza diversa rispetto a quella mostrata nei primi minuti: il Venezia ha avuto più possesso e ha costruito una buona trama di gioco, ma i bianconeri hanno progressivamente trovato gli spazi per rendersi pericolosi.
Runjaic interviene immediatamente: all’intervallo Abankwah prende il posto di Bertola, ammonito al minuto 11.
La scelta si rivela azzeccata. Il giovane difensore offre una prestazione straripante per intensità, presenza fisica e capacità di accompagnare la crescita della squadra nella seconda frazione. È uno dei volti più convincenti della rimonta bianconera, capace a questo,punto di far dimenticare totalmente Thomas Kristensen. E proprio all’inizio della ripresa arriva il sorpasso.
Al 53’ una bella iniziativa di Arizala mette in moto l’azione offensiva dell’Udinese. Il pallone arriva a Davis, che mette al centro un cross sul quale Bayo è ancora una volta puntuale. Questa volta l’ivoriano – di destro – non perdona da distanza ravvicinata: dopo l’episodio contro il Como, quando aveva fallito un’occasione praticamente a porta spalancata, Bayo si prende la sua rivincita personale e trafigge Montipò per la seconda volta. 2-1 bianconero.
La doppietta certifica una serata da protagonista assoluto per l’attaccante, ma il gol nasce da una combinazione di qualità e determinazione che coinvolge diversi uomini. L’Udinese ha saputo trasformare una fase di apparente sofferenza in una situazione di vantaggio nel giro di pochi minuti. Stroppa sul finale prova a cambiare volto alla squadra inserendo anche alcuni elementi inizialmente lasciati in panchina. I lagunari continuano a mantenere il pallino del gioco e chiudono con un possesso superiore a quello dei padroni di casa, ma la maggiore gestione del pallone non si traduce in una quantità sufficiente di occasioni nitide.
L’Udinese, invece, appare più concreta e, una volta trovato il vantaggio, riesce a difendere il vantaggio con ordine. Il Venezia ha una delle sue migliori opportunità con Rrahmani, che nelle fasi finali tira non lontano dall’incrocio dei pali, ma non basta per mettere in dubbio il,passaggio del turno.
Il 2-1 finale premia dunque l’Udinese, che forse non ha dominato la partita sul piano del possesso, ma ha mostrato una qualità superiore fondamentale nelle gare da dentro o fuori: la capacità di soffrire senza disunirsi e di essere cinica quando arriva il momento giusto.
Il Venezia può uscire dalla Coppa forse con qualche rimpianto. La prestazione iniziale, la personalità di Dagasso e la solidità mostrata a lungo da Bella-Kotchap rappresentano indicazioni positive. Il problema è stato non riuscire a trasformare il predominio territoriale iniziale in un numero adeguato di occasioni dopo il vantaggio.
Per l’Udinese, invece, la serata porta in dote la qualificazione, una doppietta pesante di Bayo – ottima per il morale del ragazzo – e indicazioni incoraggianti da alcuni interpreti, con Abankwah Miller e Arizala particolarmente convincenti nella ripresa.
Ora, però, il livello si alza: agli ottavi di finale ci sarà l’Atalanta. Una sfida che dirà molto di più sulle ambizioni dei bianconeri in questa Coppa Italia.
Buone le indicazioni ottenute da’ Runjaic relativamente alla sfida. Il passaggio del turno é tanto più positivo quanto si provi a dare un reale seguito a dicembre al Gewiss Arena.
La speranza ora é che in mancanza di un vero e proprio sostituto di Davis, almeno uno tra Gueye e Bayo si faccia trovare pronto in caso di necessità.
AM