Prima di scendere in campo contro il Napoli, nell’ultima recita stagionale, l’Udinese era già certa che avrebbe concluso al decimo posto, in virtù della sconfitta del Sassuolo a Parma. Tra l’altro, la vittoria della Lazio del sabato sera, contro il Pisa, aveva reso impossibile agguantare i laziali al nono posto, pertanto i giochi erano già belli che fatti. Chiunque avrebbe firmato per questo risultato a inizio stagione. Chiunque. Dopo 13 anni tornare nella colonna di sinistra della classifica, sebbene all’ultimo posto, e con quota 50 punti, in cascina già dalla terzultima giornata. Kosta Runjaic, insomma, aveva già vinto prima ancora di scendere in campo al Maradona. Poi certo, si può discutere sul fatto che si potesse agguantare qualche altro punticino; che con 3 vittorie in più, magari con le piccole in casa, si sarebbe potuto andare in conference League in virtù degli scontri diretti favorevoli contro l’Atalanta; la squadra in fondo c’era. Che in fondo l’Udinese di quest’anno, almeno negli undici titolari, non era certo inferiore alla Lazio e al Bologna. Facendo queste considerazioni, si potrebbe dire che Runjiaic il massimo non lo ha fatto, ma ha fatto appena il suo. Vero o falso?
Pro Runjiaic
Il tecnico balcanico ha proseguito sul lavoro dello scorso anno, offrendo solidità al progetto, ma trovandola sul campo solo nell’ultimo quarto di campionato, riuscendo a risalire una china nel comparto difensivo con diversi clean sheet nelle ultime giornate, ricordando che fino a 4 mesi dalla fine, l’Udinese per qualche settimana aveva stazionato all’ultimo posto della graduatoria dei gol subiti con la pessima nomea di “ peggior difesa del campionato”. Aver migliorato quell’aspetto, trovando la quadra nelle ultime giornate, dopo aver conquistato con largo anticipo la salvezza, depone però a suo favore, soprattutto ricordando cosa aveva combinato la squadra lo scorso anno dopo aver raggiunto i 40 punti. Un Upgrade insomma, c’è stato eccome. Aver battuto tante big in questo campionato, le ricordiamo: Inter, Atalanta, Roma, Napoli, Milan, resta sicuramente un motivo di vanto. L’aver valorizzato giocatori come Atta, Solet, Kristensen, Davis, Zaniolo, Ekkelenkamp, sicuramente depone a suo favore. Il suo non è stato mai un calcio spettacolare; ha saputo esaltarsi negli spazi concessi assecondando la natura dei propri interpreti e attingendo il massimo da queste situazioni. Poteva ottenere di più? Forse si , se si considera che disponeva comunque di 4 giocatori da grandi squadre ( Solet, Atta, Zaniolo e Davis) e che, ripeto, negli undici di base quello bianconero non era inferiore a Bologna e Lazio. Purtroppo però per fare un campionato sempre di livello, 11 titolari non bastano più, anche se si dispone del solo campionato, soprattutto da quando vige la regola delle 5 sostituzioni. Gli infortuni sono sempre dietro l’angolo, e con un Davis, che finalmente ha messo vicino 30 presenze, va ricordato che oltre all’inglese davanti la panchina proponeva il solo acerbo Gueye e un Buksa che ha evidenziato diversi limiti per la categoria ( anche se il polacco è stato una scelta proprio del mister). Va ricordato che dopo l’infortunio di Zanoli, non è stato preso nessun sostituto, e che si è dovuto fare tutto il girone di ritorno con il solo Ezhibue, e che nel finale gli sono venuti a mancare gli uomini in più della trequarti, ovvero Zaniolo ed Ekkelenkamp, che stavano vivendo un momento di grazia. Insomma, a mio giudizio, una panchina troppo corta per poter ambire a posizioni europee, a meno che, non ci fosse una struttura di gioco superiore, e questo ci rimanda ai contro.
Contro Runjiaic
La struttura di gioco, per l’appunto. Runjaic ha palesato una sola strategia tattica, vincente ed incisiva: le ripartenze contro le big, sfruttando la gamba e la qualità dei suoi interpreti. Le caratteristiche degli stessi. Questo piano di battaglia ha pagato con molti dividendi contro le big. I limiti del suo lavoro si sono visti al momento di affrontare squadre che venivano a chiudersi, spesso al Friuli, contro le quali le contromosse si sono sempre rivelate inefficaci. Non riuscire a scardinare le squadre chiuse, rimane un limite nella proposta di gioco del tecnico balcanico, il quale forse avrebbe potuto sfruttare di più i piazzati, anche per sbloccare certe partite in stallo, soprattutto considerando l’altezza media apicale della squadra. Qualche volta si sono rivelati salvifici, e qualche corner si è rivelato vincente, ma a mio giudizio troppo poco.
Ha insistito troppo con la ricerca della costruzione dal basso tra i 3 difensori, scelta che non ha pagato, visto che a metà campionato, per qualche settimana l’Udinese è stata la peggior difesa del torneo, anche grazie a gentili omaggi che tale spasmodico palleggio dalle retrovie, ha elargito. Ossessionato dal possesso palla e dal palleggio, ha evinto forse troppo tardi che tale strategia non pagava, e proprio abbandonandola negli ultimi 2 mesi, in favore di un calcio più diretto e verticale, ha permesso di conseguire diversi clean sheet.
Insomma, luci ed ombre.
AL Maradona, invece, abbiamo assistito ad un’Udinese spavalda, che ha deciso di affrontare la squadra di Conte con la linea alta. Allison ha messo subito a nudo le problematiche di tale strategia, con Okoye ( cresciuto parecchio pure lui negli ultimi mesi) chiamato subito agli straordinari; l’infortunio del brasiliano è stato una manna per Runjiaic; fosse rimasto in campo probabilmente avremmo raccontato un’altra partita, con un risultato più rotondo. La difesa ha sofferto comunque gli scatti di Hojlund, che fin dalle prime battute è scappato pure a Solet, con Kabasele costretto a chiudere in preventiva, finchè sul tracciante di De Bruyne, e il solito mal posizionamento di Solet, l’attaccante danese è scappato verso la porta, inseguito vanamente da Kabasele.
Runjuiaic l’aveva studiata con linea alta e pressing dei due trequartisti su Lobotka, ovvero Piotrowsky e Atta, ma anche di Miller, che sebbene da posizione centrale, compagno d’ufficio di Kalstrom, sovente si alzava a disturbare la prima costruzione napoletana, con Davis regista avanzato a sostenere la trequarti e l’attacco, ottenendo ben poca collaborazione da parte di uno spento Atta, e da parte dei due esterni.
Runjiaic ha scelto il coraggio anche nella ripresa, quando una volta rimasto in 10 per una sindacabile espulsione di Kabasele, ha lasciato in campo 3 punte, modulando la squadra su un 423, prima di arrendersi negli ultimi minuti, togliendo Davis. La scelta ha pagato, perché il Napoli ha creato un solo pericolo, mentre l’Udinese ha creato almeno 3 presupposti di marcatura, grazie ad un Davis mai domo, e alla regia di Solet, il quale dopo il primo quarto di gara, è salito di tono, prendendosi la scena e prendendo le misure agli avverasari.
Ne è uscita una gara dignitosa, anche in 10, considerando le assenze e il valore dell’avversario.
Ora uno sguardo al futuro. Ci saranno partenze inevitabili, e si spera che si limitino solo al comparto difensivo ( Kristensen e Solet ?), perché l’intelaiatura è buona, e da questa base si può partire per costruire qualcosa di ambizioso. L’ambizione, però, parte sempre dalla stanza dei bottoni, sia che rimanga Runjiaic, o che arrivi un timoniere più bravo.
Paolo Blasotti