Il pareggio a reti inviolate tra Udinese e Como ha un po’ sorpreso, forse, chi si aspettava un Como, che, arrembante, avrebbe continuato nella sua trionfale marcia verso la Champions League, in virtù delle ultime 5 vittorie di fila negli ultimi 5 incontri, opposto ad un’Udinese, che veniva dalla sconfitta interna contro la Juve, e la vittoria di Genova, ottenuta però masticando poco calcio e attingendo a piene mani dal pragmatismo più assoluto, e dalla generosità della dea bendata. Per di più se si mette in conto che l’Udinese non ha più molto da chiedere al campionato, e che davanti pesava come un macigno l’assenza di Davis, si capisce come i bookmakers, e non solo, avevano teorizzato una gara abbastanza a senso unico, con il risultato piuttosto scontato. E invece…
E invece Runjaic è riuscito ad imbrigliare per bene quella fantastica macchina da gioco che è il complesso di Fabregas, il quale durante le varie fasi della partita ha tradito un certo nervosismo, lui come i suoi interpreti, poiché non riusciva a vedere disteso sul rettangolo verde di gioco le sue famose trame, i triangoli stretti palla a terra, gli inserimenti a fari spenti di Caqueret e Da Cuhna, le imbucate o i tiri a giro di Nico Paz, le sgasate di Diao e le sovrapposizioni di Valle e Smolcic. Nulla di tutto ciò. Non riusciva a vedere tutto questo perché la squadra di Runjiaic si compattava bene in 30 metri di campo, con un’aggressione spasmodica, ma pulita, sui portatori di palla, mentre il pressing alto dei lariani spesso si fermava ai centrocampisti, cercando di inibire Kalstrom e Piotrowsky, facendo male i conti però, visto che da sempre, non sono i due fedeli scudieri di Runjiaic le fonti di gioco dell’Udinese, che invece comincia sempre con i tre difensori, soprattutto con Solet.
Il tecnico polacco, ha inoltre ridisegnato la squadra con Zaniolo finto nueve, interpretando alla perfezione il dogma calcistico catalano, tanto caro a Fabregas, laddove il miglior centravanti è lo spazio, laddove si possono inserire a 100 all’ora le mezzali che giocano tra le linee come Atta ed Ekkelenkamp, come pure un mediano come Piotrowsky, con Zaniolo pronto ad arretrare per lanciarli, come una fionda, o semplicemente per non dare punti di riferimento, o chiamare fuori qualche difensore lariano. Insomma, l’assenza di Davis poteva essere un problema, ma il tecnico balcanico l’ha utilizzato come una risorsa. La necessità che diventa virtù. Per tutta la gara Perrone e Da Cuhna erano incerti su chi andare a prendere alti con il pressing; Caqueret veniva marcato a vista da Ehizibue, aggredito da Karlstrom, e a volte da Piotrowsky; Diao si lanciava in duello con Solet, trovando pane duro, molto duro da masticare, mentre Douvikas veniva letteralmente annullato da Kabasele. Solet e Kabasele, i migliori in campo tra i bianconeri, hanno di fatto reso sterile i finalizzatori di gioco di Fabregas, anche perché in questo modo pure Nico Paz non disponeva ne di sbocchi, ne di aria per respirare il calcio qualitativo che lo contraddistingue ( alla pari dei suoi compagni si intende) e dalla frustrazione era costretto a bussare da lontano, o a commettere qualche fallo su uno dei tanti raddoppi.
L’Udinese ha saputo ricompattarsi bene, chiudere e ripartire, con, novità di giornata, molta più verticalità rispetto al solito. Scordatevi gli infiniti passaggi in orizzontale tra i tre difensori; sovente si sono visti tre passaggi in verticale, a cercare lo spazio in avanti. Anche con due tocchi. Abbiamo assistito quindi a Solet che di prima trafigge in verticale tutto lo schieramento di Fabregas, con un tracciante di 60 metri per mandare in porta Atta ( bloccato in angolo). Zaniolo Lanciare Ekkelenkamp che pure attaccava la linea difensiva del Como, oppure Ezhibue liberato nello spazio in verticale con 3 passaggi, da Kabasele a Kalstrom. Gioco più verticale insomma, e chiusure preventive in raddoppio da squadra sempre sul pezzo e concentrata. Va detto che i ritmi blandi imposti anche dalla squadra di Fabregas hanno facilitato la fase difensiva bianconera, che a ritmi da grigliata di pasquetta è bravissima a chiudere le linee e metterci la superiore fisicità.
Azioni da gol? Beh con questi presupposti pochine; da ambo le parti. L’Udinese è stata più aggressiva anche a inizio ripresa, ed ha tirato da dentro l’area anche più del Como. Le occasioni ghiotte capitate al subentrato Gueye e a Zaniolo nel finale, sono li a dimostrarlo, grazie anche a qualche svolazzo di Atta, intermittente ma sempre dispensatore di idee in verticale, ma anche al buon impatto dei subentranti Arizala e Miller. Il Como ha ritrovato un po’ di effervescenza solo dopo i cambi, con Morata, che ha preso il posto di Douvikas nel ruolo di centravanti ( dopo un breve interregno di Diao.. annullato a sua volta) e grazie alla verve portata da Baturina, che si è dimostrato almeno più fumoso di Caqueret, ma tutto senza troppe pretese. Alla fine l’occasione più ghiotta è capitata sui piedi di un altro subentrante ovvero Vojvoda.
Pari patta insomma, con l’Udinese che è riuscita a togliere non solo l’area ai comaschi, ma pure il possesso palla ( alla fine sarà un 50% ), particolare non di poco conto per la squadra che tiene più il pallone di tutte in serie A. Sarà contento Runjiaic, anche di questo particolare, il quale fa del possesso palla una sua peculiarità importante; avere eroso quello comasco fino al 50% non è cosa di poco conto.
Per tutto il resto, si dirà, citofonare al grande assente. Si perché annullare un Como lanciato verso il glorioso terreno della Champions si può considerare una piccola impresa, ma per pensare di dare la stoccata vincente, sarebbe servito Davis. Però la sua presenza avrebbe indotto il tecnico tedesco ad un’altra partita; da senza punti di riferimento a con i punti di riferimento. Forse il Como avrebbe sofferto di meno? Forse sarebbe riuscito a sviluppare di più il suo gioco? Probabilmente si, ma l’Udinese avrebbe punto di più davanti, al Davis di questo periodo basta poco per fare male. Ma queste sono congetture. I fatti dicono che Runijaic ne era sprovvisto ed ha intavolato un piano gara che ha rasentato la perfezione. Quota 40 raggiunta. La quota 50 è ancora fattibile, e per la prossima gara ritorna Davis, e con lui, tutto è più bello.
Paolo Blasotti