A 180’ da verdetti inappellabili, il campionato mette di fronte un’Udinese serena, forse appagata comunque protesa a ritoccare quota 50 punti, traguardo che in Friuli non si raggiungeva da oltre un decennio, e una Cremonese che invece arriva al “Bluenergy Stadium” con il fiato corto e la possibile salvezza appesa ad un filo.
Per i bianconeri friulani l’ultima in casa, rappresenta l’occasione per rifinire una stagione positiva, chiudendo con un ulteriore ritocco a una classifica che ha restituito entusiasmo e dignità tecnica a un ambiente reduce da annate anonime per non dire complicate. Fortunatamente per riconosciuti meriti, nessuna ansia o assillo, solo la volontà di salutare il proprio pubblico con un’altra prova solida – più spesso maturate in trasferta onor del vero – che salvaguardi in primis la dignità sportiva di una sfida delicata, vedi classifica grigio-rossa, in seguito possibilmente in grado di esprimere giocate di pregio all’interno di un contenitore sapido specie per gli avversari.
Di tutt’altro tono la vigilia della Cremonese che tanto aveva illuso nella prima parte del torneo, quando vi era Nicola al timone. Per i grigiorossi quella del “Friuli” è una partita il cui peso specifico vale una sentenza. Non ci sono alternative, non esistono calcoli conservativi: la necessità è quella di vincere ponendo al contempo massima attenzione a quanto accade a Reggio Emilia. E mentre tutte le altre teoriche contendenti per la salvezza – Cagliari – giocheranno in contemporanea, ogni minuto rischia di trasformarsi in una corsa contro il tempo in base alle notizie provenienti da Sassuolo.
La pressione più ingombrante arriva inevitabilmente dal risultato del Lecce, impegnato al Mapei Stadium con quell’Eusebio Di Francesco che proprio in terra emiliana ha costruito alcune delle pagine più brillanti della propria carriera in panchina. Un intreccio di ricordi e coincidenze che aggiunge ulteriore tensione e pepe ad una serata già carica dalla vigilia a livello emotivo.
La Cremonese di Giampaolo si presenta dunque a Udine con l’urgenza di chi sente il baratro a pochi passi; serviranno dunque coraggio, lucidità e probabilmente anche un pizzico di follia al gruppo capitanato da Jamie Vardy, giocatore mancato oltre il dovuto ai lombardi. Perché nelle notti salvezza non basta giocare bene, serve garra e molto sangue freddo..
L’Udinese affronta la sfida con la leggerezza di chi ha già raggiunto il proprio obiettivo stagionale, ma anche con un’emergenza che continua a svuotare le rotazioni di Kosta Runjaic: oltre alle assenze di Ehizibue e Zanoli, il tecnico bianconero deve infatti rinunciare anche a Zaniolo, fermato dalla pubalgia.
E l’approccio dei friulani finisce subito per favorire la disperata rincorsa salvezza della Cremonese. Dopo appena otto minuti, Solet prova un disimpegno elementare verso Kabasele, ma il centrale belga si fa sorprendere da un controllo superficiale e, nel tentativo di appoggiare lateralmente, serve di fatto gli avversari. Un regalo inatteso che Vardy trasforma con glaciale semplicità l’intercetto; la rapacità dell’inglese è pallone alle spalle del portiere per il vantaggio grigiorosso.
L’errore dell’Udinese indirizza una prima frazione povera di ritmo, tensione e qualità. I padroni di casa producono poco o nulla, mentre la Cremonese, sospinta più dal bisogno che dal gioco, gestisce con ordine il prezioso vantaggio.
L’unico episodio capace di spezzare l’inerzia arriva al 26’. L’arbitro assegna un calcio di rigore proprio per un intervento su Kabasele, ma il Var richiama il direttore di gara che, dopo la revisione, revoca la decisione per una posizione irregolare di Kristensen all’inizio dell’azione. È l’ultima vera emozione di un primo tempo opaco, che si chiude tra i mugugni del Bluenergy Stadium e con il meritato vantaggio degli uomini di Giampaolo.
Poco o nulla cambia nella ripresa. L’Udinese continua a muoversi senza ritmo e senza idee, incapace di alzare davvero l’intensità contro una Cremonese che, pur senza brillare, difende con ordine un vantaggio pesantissimo nella corsa salvezza.
Non aiutano nemmeno le scelte di Kosta Runjaic, apparse per lunghi tratti difficili da decifrare. Emblematica, in questo senso, la sostituzione del rientrante Davis, uno dei pochi che sembravano poter garantire fisicità e profondità offensiva a una manovra altrimenti sterile e scollegata.
I bianconeri finiscono così per perdersi in una lunga sequenza di iniziative confuse, palloni sporchi e cross senza destinatario. Troppo poco per impensierire realmente gli uomini di Giampaolo, che gestiscono la pressione con pragmatismo e nervi saldi.
L’unico a dare l’impressione di voler trascinare i suoi è ancora Solet, già protagonista involontario dell’azione del vantaggio ospite ma anche unico tra i bn a giocare con personalità fino all’ultimo. Proprio nel recupero il difensore francese si costruisce la migliore occasione dell’intera ripresa con una conclusione potente dalla distanza, costringendo Audero a distendersi per quella che resterà probabilmente l’unica vera parata della sua serata.
Troppo poco, comunque, per cambiare il destino di una partita scivolata via mestamente tra la feroce necessità della Cremonese di fare punti e l’inspiegabile apatia dell’Udinese, che aveva quantomeno il dovere morale di offrire al proprio pubblico qualcosa di diverso rispetto a quanto mostrato nell’arco dei novanta minuti. Soprattutto alla luce di un campionato vissuto tra inevitabili alti e bassi, ma comunque capace di riportare i bianconeri su un livello che, per continuità e classifica, assume contorni storici.
Una serata stonata, dunque, che tuttavia non cancella il percorso costruito nei mesi precedenti. E proprio da quella base potrà ora prendere forma la prossima fase: quella della programmazione e del rafforzamento. Con le gerarchie del torneo ormai delineate e gli obiettivi stagionali sostanzialmente definiti, per il club friulano è tempo di guardare avanti, intervenire dove necessario e provare a trasformare questa ritrovata solidità in un punto di partenza, non in un semplice traguardo.
AM