Nell’interminabile rollercoaster che è il campionato dell’Udinese 2025/26, con la squadra che tra picchi alti e bassi è alla costante ricerca di continuità, la prestazione vincente di Torino sponda granata ha rappresentato nuovamente un picco alto, dopo la scialba prestazione di Como, specie per quanto concerne la prima frazione di gara; prestazione che ha regalato critiche e non punti. L’Udinese a Torino è apparsa convincente sotto ogni punto di vista. Altre volte si era manifestata in vesti da corsara a domicilio, ma la prestazione non aveva mai convinto, il rimando alle prestazioni col Parma ma anche a Pisa ( prossimo avversario) ne sono dei fulgidi esempi. Allo stadio Olimpico Grande Torino invece la squadra di Runjiaic si mette il vestito buono e cattura i tre punti con una prestazione matura, equilibrata, dominante e convincente. Il 442 con il quale il mister ridisegna la squadra, anche forse per facilitare l’esordio del giovane Miller in un centrocampo pari al fianco di Karlstrom, porta i suoi dividendi, contro un Toro schierato con quel modulo che sta diventando un classico di questo campionato, e che rappresenta il marchio di fabbrica anche dell’Udinese ovvero il 352. Un 442 con le fasce ben presidiate, a destra dal terzino spurio Kristensen a coprire le spalle ad un arrembante Zanoli, libero di pompare al massimo sulla corsia, e a sinistra da un Kamara che nella linea a 4 ha sempre trovato le sue prestazioni migliori ( anche perché di base il suo ruolo congeniale) con un ispirato Ekkelenkamp davanti a lui. Ma sono tutti i componenti del gruppo a funzionare, ad aiutarsi in raddoppio vicendevolmente; la difesa pronta ad accorciare e ad aggredire in avanti anche a domicilio il Toro (nella sua metà campo) con un Solet perfetto e un sempre attento Kabasele, un Karlstrom che ritrova tempi di intervento sia in orizzontale che in verticale, coadiuvato da un buonissimo Miller. Per lo scozzese è stata una partita da veterano, nel senso che ha giocato con la calma dei grandi, di chi ha le spalle larghe e non quelle gracili di un diciannovenne. Si perché il ragazzo ex- Motherwell sa sempre cosa fare con la palla tra i piedi un attimo prima, sia che debba scaricare all’indietro, aprire il gioco che imbucare in avanti, e lo fa spesso con sfrontatezza e precisione. Il centrocampo bianconero aveva bisogno come il pane di un elemento capace di giocare in verticale. Fino a ieri, con l’assenza di Atta, l’unico a farlo delle due linee di difesa e centrocampo era Solet, il quale si è sempre preso fin troppe responsabilità in fase di costruzione, trascurando l’orto di casa, ovvero la difesa. Averne un altro sulla linea mediana che sa imbucare le punte rappresenta una manna dal cielo; lo si era visto a Como in occasione della rete annullata a Zaniolo. Lo si è visto ieri sera a Torino quando i suoi traccianti, a volte semplici e corti, altre volte più ambiziosi e lunghi, hanno mandato fuori giri il pressing della squadra di Baroni. Ma il giovane scozzese sa farsi valere anche in fase interditiva, qualità che si sapeva rappresentava una delle sue peculiarità. Se consideriamo che anche i piazzati battuti dal giovanotto hanno tutto un altro sapore, c’è da chiedersi se il suo impiego dall’inizio sia giunto colpevolmente in ritardo, o se il Mister ha saputo aspettare il momento giusto per farlo, quando sapeva che il ragazzo non lo avrebbe tradito. Il dubbio ce lo porteremo nella tomba, anche se vista l’assenza di Atta per un mese, ci si auspicava un prematuro impiego da parte del nazionale scozzese. Insomma un collettivo che ha funzionato alla grande, soprattutto con quelli che sono stati i migliori in campo ovvero Ekkelenkamp come detto sopra, e Davis. Partita sontuosa quella del britannico: una fattore quando c’era da fare riferimento spalle la porta e ad aprire il gioco (vinti tutti i duelli), quando doveva attaccare la profondità, nelle conclusioni, dove solo un super Paleari e un super Coco gli hanno negato due volte la gioia del gol, e quando ha saputo disegnare il bellissimo tracciante con il quale ha mandato in porta Ekkelenkamp per il due a zero. E Zaniolo? Insolitamente impreciso nella conduzione palla nel primo tempo, e anche dal dischetto in movimento sul suo piede su imbeccata di Ekkelenkamp. Letale invece nella ripresa sempre da dischetto in movimento col piede debole, a concludere una splendida azione nata sempre da un recupero alto di Ekkelenkamp, formidabile poi a tracciare una visionaria apertura per la corsa di Zanoli, perfetto nel cross all’indietro, la palla della muerte come la chiamano in Spagna. In tutto questo il Toro è riuscito parzialmente a tenere testa alla squadra di Runjaic nel primo tempo, quando le scorribande della catena di sinistra griffata Aboukhlal e Casadei, e a destra Vlasic Lazaro riuscivano a ribaltare spesso il fronte del gioco, anche con cambi di campo improvvisi, impegnando Zanoli e Kristensen da una parte e Kamara dall’altra a rientri a mille all’ora, il tutto finalizzato a servire due punte che non lasciavano punti di riferimento davanti come Simeone e Njie. Il Torino nel primo tempo ha sofferto la presenza di un centravanti di maggiore peso come Zapata o Adams, problema che non aveva l’Udinese, la quale ha sempre potuto contare sull’appoggio di un Davis che, come detto, spalle la porta è riuscito a vincere tutti i duelli con Maripan. Se il primo tempo è stato abbastanza in equilibrio, con l’Udinese che ha cercato più di fare la partita, e con un parziale ai punti che la vedeva in leggero vantaggio, nella ripresa il dominio dei friulani è stato netto, quando a centrocampo la manovra degli uomini di Runjaic è stata ancora più fluida, e il pressing della difesa con molti recuperi sul cerchio di centrocampo, hanno impedito al toro di ripartire come nel primo tempo. Di fatto l’unico pericolo corso verso la porta di Okoye è nato da un errato disimpegno di Kamara a metà ripresa (unico errore del franco ivoriano) e da un velenoso retropassaggio di kristensen che con Okoye fuori specchio e fuori porta, rischiava di combinarla grossa. Tutto questo, si diceva, prima del gol di Casadei alll’87’, ma in mezzo c’è stato un mare bianconero. Un mare che ha increspato le sue onde sia in fase di dominio territoriale, che in fase di ripartenza. I gol sono nati entrambi da recuperi palla, più alto quello di Ekkelenkamp per la prima marcatura, più basso quello di Kamara che fa ripartire la splendida azione del secondo gol. Altre due occasionissime di Davis pure sono nate da splendide ripartenze. Ecco quello che è piaciuto dell’Udinese di ieri sera, è aver fatto vedere di ricordarsi di come si eseguono le care vecchie ripartenze, che spesso quest’anno sono sembrate delle soluzioni dimenticate, un vecchio retaggio del passato di quando l’Udinese ne abusava, quando il possesso palla e il controllo del gioco non rappresentavano un must nella sua filosofia di gioco, come invece è stato da quando si è insediato Kosta Runjiaic su questa panchina. Il possesso palla ieri sera non ha arriso alla squadra del tecnico balcanico; questa sfida è stata persa anche se di poco (54% vs 46%) ma non credo che il tecnico tedesco di passaporto ci avrà perso il sonno. Speriamo abbia compreso come questa squadra può essere micidiale se lanciata in corsa come un treno, e non fatta muovere in orizzontale con un calcio posizionale e noioso. La squadra ha retto, anche se con qualche patema, anche nel finale quando con i cambi si è ridisegnata nuovamente con il 352, abbassando un po’ il baricentro.
Il rientro di Atta, positivo ieri e altra nota lieta, va a formulare un curioso interrogativo: come ridisegnerà la squadra il mister alla luce del suo rientro e dopo aver testato sul campo che questo Miller non può più rimanere a scaldare la panchina. Il 442 potrebbe rappresentare una chiave di svolta proprio come lo fu lo scorso anno proprio in questo periodo, quando tra gennaio e Marzo con questo spartito tattico la squadra conobbe il suo momento prime, sia a livello di gioco che di punti ( 12 su 15). Lo scorso anno Runjaic era stato bravo ad inventarsi un 442 con due esterni di centrocampo spuri come Atta a destra ed Ekkelenkamp a sinistra, prima di sconfessare tutto e passare nuovamente al 352 per le ultime 10 deludenti gare. Potrebbe riproporlo nuovamente, con la coppia centrale di mediana Miller kalstrom. D’altronde rinunciare a questo Ekkelenkamp ( ieri sera MVP assieme a Davis per il sottoscritto) pare pure un peccato, e si è visto, come si era notato lo scorso anno, che con la linea difensiva a 4 anche Kamara riesce a rendere meglio.
Staremo a vedere, le soluzioni ci sono, ora spetta al Mister. La prossima gara vede il fanalino di coda Pisa salire allo Stadio Friuli. L’ultima prova di maturità contro un’ultima in classifica e dopo una roboante vittoria, è stata fallita miseramente a Firenze come sappiamo. L’Udinese fallirà anche il prossimo esame? Obbiettivi per il 2026: la ricerca della continuità.
Paolo Blasotti