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L’Udinese prende il diavolo per le corna

Unica nota dolente, l'infortunio a Davis
Redazione

Alla vigilia del match di San Siro Mr Runjaic aveva dichiarato che con il Milan non gli era mai riuscito di portar via punti da quando era approdato in Italia. Quale buona occasione poteva essere la gara di ritorno contro la squadra di Allegri, in un campionato dove l’Udinese ha assunto i connotati di ammazza grandi? Juve a parte, ormai una bestia nera conclamata dei bianconeri più anziani d’Italia, infatti, quest’anno all’Udinese mancava solo lo scalpo, o meglio le corna, del diavolo. Detto fatto. Il blitz di San siro, al termine di una prestazione, ENORME, da parte della squadra di Runjiaic, va a colmare tale lacuna; si aggiunge agli altri scalpi nobili catturati in stagione: dalla Roma al Napoli, dall’Inter all’Atalanta. 

Ho definito ENORME la prestazione dell’Udinese. In effetti in altro modo non si può definire quanto sono risusciti a combinare Zaniolo e compagni alla scala del calcio, contro un Milan, dimesso, che forse si portava addosso ancora le ferite della sconfitta di Napoli, che di fatto ha rappresentato uno spartiacque tra le ambizioni di scudetto della squadra di Allegri, e una qualificazione in Champions che adesso comincia, per la prima volta ad essere messa in discussione. Ha dell’incredibile se si pensa al campionato fin qui condotto dalla squadra di Allegri, la quale ha sempre mantenuto saldamente il secondo posto in classifica, ergendosi ad unica rivale credibile dell’Inter, per tre quarti di campionato. Un Milan con delle ferite ancora aperte quindi, certo, ma anche un Milan dal piano tattico ambizioso, che recuperava dall’inizio sia Pulisic che Leao, praticamente al completo, e con  un nuovo vestito tattico: l’ambizioso 433 senza centravanti di riferimento avanzato, invece del più modesto e operaio 352. Insomma, per la sfida contro l’Udinese Allegri aveva gonfiato il petto, reclutando tutta l’ambizione possibile, cercando di prendere l’Udinese per il bavero e sbatacchiarla sul fondo della sua area di rigore.
La realtà invece, si è rivelata diametralmente opposta. Si perché la sfida tattica tra i due tecnici è stata letteralmente STRAVINTA da Runjaic il quale ha organizzato la gara come meglio gli è congeniale, con i compiti che l’Udinese sa eseguire al meglio: occupazione spasmodica degli spazi; chiusura degli stessi sia in ampiezza che in profondità; recupero palla feroce con pressing a blocco basso e velocissime ripartenze, con i quinti, Atta ed Ekkelenkamp ad allinearsi a turno sulla trequarti a fianco a Zaniolo, alle spalle di Davis. Una formazione capace di dilatarsi in un 3421, dopo essersi chiusa in un 541 in fase di non possesso. Veloce, una volta recuperata palla, a fiondarsi in verticale, con tanti uomini che accompagnavano sia in profondità  che in ampiezza. In tutto questo il Milan del 433 proponeva l’ampiezza degli esterni, con Saelemakers più centrocampista che attaccante, ma che non era in grado di ricompattarsi a dovere una volta perso il possesso. Raramente ho visto una squadra di Allegri sfilacciarsi così tanto tra i reparti, e non riuscire a ricompattarsi dietro la linea della palla. L’Udinese è praticamente andata a nozze quasi ad ogni ripartenza, condotta a palla scoperta per la difesa del Milan, che lasciava i reparti lunghi  già nel primo tempo; esponendo continuamente, insomma, fianco alle ripartenze.
Risultato? Nonostante il diavolo avesse bussato più di qualche volta dalle parti di Okoye, erano più i costi che i benefici che tale nuovo vestito tattico regalava. In realtà è sempre il come lo si porta un determinato vestito che fa la differenza. Il Milan, abituato alla tuta da operaio conferita dal 352, “ sfilava” con impaccio estremo con il frack  griffato 433, poiché si dimostrava  in grado di far bene solo fase di possesso e non la fase opposta; e non è un dettaglio. Insomma, non era il vestito il problema, ma il modo di indossarlo, di sentirselo addosso, e di valorizzarlo. Il Milan visto ieri pareva in imbarazzo sulle scalate in fase di non possesso. Errori che non si possono commettere se di fronte hai Davis, Zaniolo,Atta… insomma, gamba e qualità pronte ad attaccare lo spazio. Zaniolo si è imposto come spacca partita, sia con la fuga illegale verso l’area avversaria e il servizio per Atta ( fortunato sul primo gol frutto della deviazione di Bartesaghi), sia con la pennellata per la testa di Ekkelenkamp, in un remake del gol di Genova, confezionato sempre dalla stessa ditta. All’Intervallo, il Milan mostrava già il fiatone sotto di due gol che parevano già una sentenza. Il tema tattico non è cambiato nella ripresa, e l’Udinese ha saputo aspettare il momento giusto per affondare il colpo del KO, con Atta, chirurgico nel depositare con la precisione di un rasoio la palla sul palo di Magnan, beffato in maniera decisiva. Nel mezzo il Milan aveva attinto a tutto il suo orgoglio, sia con Modric che con Saelemakers, ma un super Okoye, e un Solet assoluto protagonista dietro, riuscivano a sbarrare ogni sbocco. Solet a San Siro riesce sempre a sfonderare super prestazioni; dimostra di esaltarsi in certe sfide, e il modo in cui ad un certo punto è uscito  a testa alta,  palla al piede e coda di cavallo al vento, per servire d’esterno destro Gueye in verticale verso Magnan, deve aver strappato applausi di approvazione anche dal più acerrimo tifoso milanista.

Insomma, un trionfo su tutta la linea.

L’Udinese ha addirittura chiuso in palleggio, mandando a vuoto un Milan in totale balia, con diversi spettatori di casa che già a 10 minuti dalla fine abbandonavano San Siro; direi che ben poche volte una squadra sia riuscita ad imporsi su questo campo contro il diavolo rossonero, imponendo tale spirito di rassegnazione.

L’Unica nota dolente è rappresentata dall’ennesimo  infortunio muscolare di Davis, la cui entità andrà sicuramente vagliata. Un intoppo non da poco verso l’obbiettivo dichiarato da Runjaic verso la quota 50 punti, che  dopo la vittoria di ieri, appare davvero raggiungibile.

Insomma, grande con le grandi questa Udinese, se lo fosse stata anche con le piccole, si sarebbe davvero potuto sognare.

Paolo Blasotti

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