A Ferragosto si accendono finalmente i riflettori sulla stagione dell’Udinese. A sette giorni dall’esordio in campionato, il calendario propone subito un appuntamento senza appello: il primo turno di Coppa Italia contro il Padova, un derby del Nordest da dentro o fuori che mette in palio non soltanto il passaggio del turno, ma anche le prime risposte molto attese, sul piano tecnico e competitivo.
Il Padova di mister Calabro – curiosamente anche l’anno passato alla prima di coppa al Friuli con la Carrarese – si presenta all’appuntamento con ambizioni dichiarate e l’ambizione di dare avvio ad un progetto dai connotati significativamente positivi. L’obiettivo è provare a centrare i play-off in campionato, senza disdegnare un percorso di rilievo nella competizione nazionale. Tra le frecce dell’attacco biancoscudato c’è anche un volto ben noto al popolo friulano: Kevin Lasagna, 34 anni, protagonista del quadriennio in bianconero, periodo nel quale ha raggiunto anche la Nazionale e collezionato 30 reti in 118 presenze con l’Udinese, toccando il punto più alto della propria carriera agonistica.
Sul fronte bianconero, Runjaic recupera tra i pali Okoye, mentre deve fare i conti con una defezione pesante sulla linea difensiva: l’ingaggio di Kristensen infatti, è stato ufficializzato dall’Atalanta tanto da lasciare una casella da colmare. Il nome e l’esperienza di Nemanja Gudelj (34), ex Siviglia, rappresenta una delle possibili soluzioni per raccoglierne l’eredità.
Non saranno ancora della partita i georgiani Chakvetadze, Goglichidze oltre al carpigiano Alessandro Zanoli, che necessita di un ulteriore mesetto per completare il recupero e tornare a piena disposizione.
Buone notizie, invece, sul fronte Unai Gómez: il centrocampista basco ha recuperato in extremis e sarà disponibile almeno per la panchina.
Il primo verdetto della stagione arriva dunque nel cuore di Ferragosto, con l’Udinese chiamata a trasformare il lavoro della preparazione e le dichiarate ambizioni del tecnico, in una prestazione concreta. Perché la Coppa Italia non concede prove generali: contro il Padova, il primo passo verso la nuova stagione è già una sfida da dentro o fuori.
3.5.2 di ordinanza, con Palma a presidiare il cuore della difesa. Per il resto, nessuna sorpresa nell’undici iniziale. Si parte con i padroni di casa a dettare ritmo e tempi della manovra, ma senza riuscire a costruire veri pericoli, almeno fino alla mezz’ora, quando Zaniolo prova a rompere l’equilibrio con un sinistro che si perde abbondantemente a lato della porta.
È però il segnale di una crescente supremazia territoriale, che resta purtroppo sterile. Poi arriva l’azione più bella: combinazione che libera Davis nel cuore dell’area, il “Panteron” fa valere tutta la sua abilità, si gira in un fazzoletto e fulmina Sorrentino per il vantaggio.
Il Padova prova a riorganizzarsi, ma al di là di qualche tentativo di verticalizzazione alla ricerca dell’ex Lasagna, la squadra veneta fatica a trovare sbocchi. E potrebbe arrivare anche il raddoppio: un marchiano errore della retroguardia ospite spalanca a Zaniolo la strada verso Sorrentino. Il numero dieci tenta lo scavetto, ma l’estremo difensore padovano resta in piedi, freddo quanto basta per bloccare senza affanni.
Resta il rimpianto per l’occasione sprecata, ma, in prospettiva, c’è anche un motivo per sorridere. Se questa sfida deve rappresentare un buon viatico verso il campionato, meglio non abbassare la guardia: perché nei novanta minuti, lucidità e attenzione dovranno accompagnare la squadra dall’inizio alla fine. In prospettiva infatti, c’è una squadra, il Como, allestita per la champions….
Il secondo tempo non presenta spunti degni di nota. La palla viene gestita per lo più dalla squadra chiamata a recuperare, ma senza particolare incisività. Il tecnico bianconero ne approfitta per ruotare i suoi, sostituendo dopo una decina di minuti entrambi gli attaccanti e togliendo di fatto la profondità garantita dal duo titolare.
Senza l’autore del gol partita e con il polacco Buksa come alternativa nel ruolo, la squadra fatica a salire ed è costretta a palleggiare nella propria metà campo, confidando nello slancio atletico di un Gueye bello da vedere, ma ancora poco concreto nei fatti.
Il rischio, addirittura, arriva nel finale: a una manciata di minuti dal 95º, soltanto una chiusura tempestiva dei difensori bianconeri impedisce agli ospiti di trovare un pareggio insperato.
Bene dunque il passaggio – i rischi son stati limitati – ma non c’è in verità moltissimo da salvare. Le gare ufficiali, quelle in cui i gol iniziano a pesare davvero, hanno nuovamente evidenziato le lacune di sempre: un giro palla ancora da velocizzare, il rischio di venire imbucati sulla sinistra, Zaniolo ancora alla ricerca della forma migliore e riserve offensive decisamente inconcludenti.
Bene invece Davis, sulla cui salute ogni tifoso continua a fare gli scongiuri, e Palma che, pur giovanissimo, sembra già pronto a diventare il sostituto naturale del partente Kristensen. Positive anche le prove di Abankwah e, ancor più, di Solet, la cui conferma diventa ora essenziale per dare solidità a un reparto altrimenti davvero giovanissimo.
Sabato prossimo, al debutto, quando al Friuli arriverà la squadra di Fabregas, c’è da giurare che lo spartito sarà assai diverso. E temiamo che saranno proprio gli ospiti a imporlo.
Serviranno uno spirito indomito, attributi veri e una compattezza granitica per fare fronte ai lombardi. L’anno scorso, in verità, il mister seppe mettere in grossa difficoltà al Friuli un Como in parte rimaneggiato, giocando sopra ritmo e con grande atletismo. Quest’anno, però, i lariani a partire dalla dirigenza, non esitano e dichiarare ambizioni neanche troppo celate.
AM