Home » L’Udinese che piace

L’Udinese che piace

Redazione

La partita finisce con due enormi occasioni, una per parte. A 5’ minuti dal termine Bayo cestina in curva una delle poche vere intuizioni di Zaniolo, una palla che aveva impresso il messaggio “ basta spingere”, e al 95’ sugli sviluppi del decimo corner comasco, Ramon centra la traversa a Okoye battuto. Sarebbe potuta finire con una vittoria per la squadra di Runjiaic, ma anche con una sconfitta, ma in entrambi gli epiloghi il giudizio sulla gara non sarebbe cambiato: Udinese Como è stata una partita divertente, ben giocata da entrambe, soprattutto se si considera che si trattava della prima di campionato. E’ stata una gara tra due squadre con allenatori che ormai siedono sulle rispettive panchine da tempo, e si è visto infatti come in entrambe l’identità di gioco si sia sublimata, ognuna con le caratteristiche dei propri interpreti; ognuna con le rispettive filosofie di gioco, abbastanza agli antipodi, ma non troppo. Più giochista Fabregas, più diretto Runjaic, senza però reprimere la voglia di addormentare il gioco con il palleggio a sua volta.

E’ stata soprattutto una gara che la squadra di Runjaic ha interpretato meglio uscendo dai blocchi. Non era facile prevederlo. L’assenza di Davis, a pochi minuti dalla gara, poteva pesare come un macigno, visto che andava ad aggiungersi a quella di Kabasele al centro della difesa. Se si considera che Atta è stato sacrificato sull’altare del mercato, si capisce come fosse l’intera spina dorsale dell’Udinese dello scorso campionato a mancare. Come se non bastasse, Runjiaic ha aggiunto ancora più incertezze, con l’impiego di Abankwah, di fresco ritorno dal prestito al Watford, con già il giovane Palma deputato a sostituire il veterano di mille battaglie Kabasele. Ebbene…. Le incertezze che potevano rappresentare tali scelte, in realtà costituivano solide certezze per il tecnico balcanico. Abankwah è tornato dall’Inghilterra cresciuto soprattutto dal punto di vista tattico, perché le potenzialità fisico e tecniche già si erano intraviste, e non solo con quell’incredibile coast to coast di due anni fa in quel di Monza. Di errori di posizionamento ne ha commessi pure stasera sia inteso, ma due anni fa tatticamente era ancora un mezzo disastro. Ora è tornato giocatore. Affidabile. Al punto che Runjaic lo ha preferito a Bertola. Al punto che ieri sera, come già durante il trofeo FRIULIVENEZIAGIULIA, contro avversari di rango, non ha di certo fatto rimpiangere Kristensen, anzi.

L’altra certezza è stata Palma.  Anche lui di rientro dal prestito in B con la Sampdoria, dove bene aveva figurato. Contro il Padova lo avevamo visto per la prima volta da centrale, esponendo sicurezza e personalità oltre che letture. Ma il Padova era il Padova. Il Crash test di campionato era ben più duro. Il Como di Douvikas è ben altra cosa, ebbene, per tutti i primi 45’ minuti ha impressionato per come ha reso facili le cose difficili. Per come accorciava in avanti in anticipo. Per le letture. Per il coraggio di giocare la palla che scotta sul pressing avversario; per come ha guidato il reparto nelle scalate e nelle uscite. Stigmate da veterano, in un ragazzone di 18 anni, alto 195 cm. L’infortunio sul finire del tempo lo ha sottratto alla contesa anzitempo, costringendo Runjaic a spostare Solet in mezzo e ad affidarsi ad un’altra (per lui) certezza, ovvero Ebosse. Diligente anche il suo apporto.

Detto dei due giovani rampanti, l’Udinese nel primo tempo ha legittimato il vantaggio grazie ad una maggiore aggressività e organizzazione. La circolazione palla del più tecnico Como è stata spesso sporcata dai raddoppi degli uomini di Runjaic, sia da parte dei due centrali di centrocampo, Karlstrom e Piotrowski, autori di un’ottima prova specie nel primo tempo, sia  dai rientri di Zaniolo ed Ekkelenkamp, nonché dagli accorci in avanti dei difensori. Il gol di Kamara è figlio proprio di questa aggressività: pallone sporcato in mezzo, appoggio verticale di Abankwah,  palla pulita e giocata in sponda da Gueye, verticalizzazione di prima di Ekkelenkamp per Kamara, partito in tempi non sospetti, a eludere il fuorigioco e la difesa alta di Fabregas. Lo scavino con il quale Kamara ha poi timbrato il cartellino è stato delizioso, ma va rimarcata la bellezza del gioco diretto dell’Udinese: recupero e verticalizzazione. Va annotato che l’Udinese sempre con lo stesso sistema era già andata al tiro 2 volte prima di trovare il gol del vantaggio, mentre al Como mancava l’aria in mezzo al campo, e pare strano a dirlo, anche gli sbocchi sugli esterni; Rodriguez rimbalzava continuamente su Abankwah, e Baturina finiva triturato dal duo Karlstrom e Piotrowski, mentre Nico Paz, per tutto il primo tempo non riusciva a trovare i tempi della giocata, con Yan Couto che non accompagnava mai. Alzi la mano che si sarebbe aspettato un’Udinese così brava ad incartare la squadra di Fabregas come nel primo tempo. 

In tutto questo va rimarcato che gli esterni si sono rivelati forse i migliori in campo, poiché sia Kamara che Vojvoda verticalizzavano o si fiondavano in verticale senza palla con i tempi giusti, con il serbo, ex della contesa, sempre dispensatore di idee e imbucate per le punte, con stile e qualità. In questo caso l’upgrade rispetto al buon Ehizibue appare enorme, ma già si sapeva. 

Esterni migliori in campo. Da quanto non accadeva ? 

Nella ripresa Farbregas ha dovuto rivoluzionare la trequarti, inserendo Diao, spostando Rodriguez a destra, e Paz in mezzo, sacrificando un abulico Baturina. Pure Perrone lasciava il posto a Da Cuhna. L’Udinese non aveva più la capacità di aggredire fisicamente il Como, e di mantenersi corta, e arrivando con un attimo di ritardo sul bel palleggio spagnolo di Fabregas, le distanze tra i reparti si dilatavano. Tuttavia è sui corner che il Como ha saputo rendersi pericoloso; è sui corner che il Como ha riacciuffato la gara, e ha rischiato di vincerla proprio sul finale. Pare strano a dirsi, visto lo strapotere fisico della squadra di casa, che sovrasta di ben 6 cm la media di quella comasca. Non perfetti nelle marcature i difensori di Runjaic. Su almeno due corner ci ha dovuto mettere una mezza San Okoye ( decisivo in altre due circostanze e rimandando anche la segnatura comasca di qualche secondo con un riflesso pazzesco) e la traversa. Nel mezzo ne era nato il gol del pari. Qualcosa da rivedere sulle palle inattive quindi.

Nonostante nella ripresa la maggior qualità in palleggio del Como sia emersa, l’Udinese non ha rinunciato, specie dopo i cambi, a cercare di vincere la gara. Lo scorso anno si sarebbe accontentata del pari, magari perdendola; ieri ha rischiato di perderla ma provando a vincerla, e andandoci davvero vicino. Il gol fallito da Bayo con il quale ho aperto questo pezzo ha del clamoroso solo per chi non conosce il giocatore. A Runjaic serve un vice Davis credibile. Buksa è stato ceduto per fare posto al nuovo acquisto, ma non si può sempre arrivare all’ultimo gong di mercato per completare l’ultimo tassello del puzzle, giocando due gare di campionato con la rosa incompleta. La sfiga, che ci vede sempre bene, ha subito messo il dito sulla piaga, togliendo dalla contesa Davis. Va detto che il giovane Gueye ha lasciato intravedere segnali di risveglio dopo il nulla, o poco più, fatto vedere lo scorso anno. Nella gara con il Como ha saputo attaccare la profondità, creando grattacapi con sterzate e dribbling; ripulendo palloni spalle la porta e contribuendo alla manovra con discreta qualità. E’ anche entrato nella scena del gol. Il tutto contro un cliente mica da ridere come Chalobah, che nella sua carriera ha ammansito avversari ben peggiori. Un peccato per l’infortunio al 70’, sperando che si tratti solo di crampi. Il giovane senegalese quest’anno sembra essere finalmente in grado di offrire un contributo; segnali di crescita si erano già intravisti durante il triangolare di 2 settimane fa. Un vice Davis credibile, però, rimane  imprescindibile, specie se le dichiarazioni sulla crescita e sull’alzare l’asticella  rappresentino la voce di un autentico progetto, e non siano state  dichiarazioni nebulizzate nell’aria per renderla ancora più frizzante sul palco della presentazione al Moretti.

Come bilancio per la prima di campionato, direi che rimane davvero confortante la prestazione del gruppo. Forse la più convincente degli ultimi anni come gara d’avvio. Certo la continuità della guida tecnica aiuta, ma considerando anche il valore dell’avversario tutto ciò acquista un valore prezioso. Avendo personalmente visto all’opera in Como nelle recenti amichevoli contro Arsenal e Liverpool si poteva temere il peggio, anche alla luce degli assenti. Ebbene, sono felice di essere stato smentito.

Paolo Blasotti

Articoli Correlati

©2023 UDINESEBLOG. Tutti i diritti riservati | IL FRIULI – P. IVA 01907840308
Powered by Rubidia