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Le montagne russe del lunedì sera

Partita spettacolare ieri all'Olimpico tra Lazio e Udinese
Redazione

Lazio e Udinese hanno dato vita ad una gara ad alto contenuto spettacolare, smarcandosi nettamente dal mood del campionato italiano, il quale anche in questa giornata ha esportato in giro per il mondo uno sterile 0 a 0 in quello che è stato il match sicuramente più visto, ovvero Milan Juventus; gara che ha raccolto davvero pochi tiri in porta e tanta noia. Commentando l’ultima gara dell’Udinese, della scorsa giornata, pure si era dovuti allinearsi su un piattume deprimente a dire il vero; alludo allo 0 a 1 contro il Parma di Cuesta, che aveva offerto ben poco alle statistiche in termini di conclusioni verso la porta, con i ducali capaci di espugnare lo Stadio Friuli con l’unico tiro in porta. 

Lazio Udinese no. Lazio Udinese segue altri percorsi che fuggono alle etichette che siamo soliti affibbiare alla serie A. Già 4 anni fa diedero vita ad un pirotecnico 4 a 4 con Beto protagonista. Era l’Ultima versione dell’Udinese di Gotti.  L’anno prima Cioffi, in sostituzione di Gotti, aveva espugnato l’Olimpico con un roboante 1 a 3. Insomma, quando queste squadre si affrontano, i canoni estetici del calcio italiano vengono sovvertiti, e si allineano con quelli della Premier.

Ritornando alla gara di ieri sera, la Lazio veniva dal passaggio del turno in coppa Italia ai danni dell’Atalanta, con tanto di 120 minuti di gioco più rigori, e quindi con soli 3 giorni di tempo per preparare la sfida. Kosta Runjaic di tempo per preparare questa gara invece ne aveva avuto in abbondanza ( ben 8 giorni) e al fischio d’inizio questo maggiore lavoro da campo si è manifestato istantaneamente. Nonostante i bianconeri dovessero fare a meno di due perni irrinunciabili di formazione come Karlstrom  a centrocampo e Davis in avanti, ovvero metà della colonna vertebrale della squadra, l’interpretazione di gara dei friulani è parsa inappuntabile. Un 3421 con Atta e Piotrowski in coppia centrale, ma con il francese deputato a creare palleggio e possesso palla in ogni zona del campo, con licenza comunque di spingersi oltre le linee nemiche per colpire con la sua innata classe. Esterni arrembanti e coraggiosi, sempre pronti ad accompagnare l’azione e a duettare con i trequartisti Zaniolo ed Ekkelenkamp, bravi ad interscambiarsi con loro le posizioni, ad abbassarsi per cucire il gioco e ad inserirsi con o senza palla, muovendola a due tocchi mandando in confusione lo scivolamento tra le linee dei laziali. Per tutto il primo tempo la Lazio è andata in affanno sui continui movimentismi dei trequartisti e degli esterni bianconeri; Quando Ehizibue e Kamara venivano dentro il campo si allargavano Ekkelenkamp e Zaniolo, mentre Atta e Piotrowski si inserivano centralmente, e la linea dei tre centrali difensivi che accompagnava. Un’Udinese alta e aggressiva come poche volte l’abbiamo ammirata quest’anno. I laziali in ritardo sulle scalate, e costretti ad inseguire correndo verso la propria porta, e con le ripartenze dei padroni di casa, spesso disinnescate da recuperi alti dei centrali difensivi friulani ( Kristensen sugli scudi!). Tutto questo si traduceva in un’inoffensività conclamata di una Lazio che non era in grado di alimentare e sostenere il proprio tridente offensivo, il quale poggiava le sue basi su un centrocampo friabile in fase di contenimento e privo di regia in fase di possesso. Vanno annotate, in tal senso, delle assenze pesanti tra le fila di Sarri, su tutte quelle di due metronomi come Cataldi e Rovella. Il primo tempo si è chiuso sull’1 a 0 solo perché Gueye rappresentava l’unica nota stonata in casa Udinese. Il giovane francese faceva movimento, ma non riusciva a surrogare il lavoro della prima punta, mancando poi anche una clamorosa occasione in avvio.

La partita poi ha esplorato altri sviluppi nella ripresa, con i correttivi di Sarri, che hanno riportato la contesa sui binari dell’equilibrio nei secondi 45’, con la Lazio che ha pescato due jolly, belli quanto episodici, ma che con la carta Isaksen è riuscita a scardinare l’equilibrio solido sul quale la squadra di Runjaic aveva costruito il dominio del primo tempo. Isaksen ha rappresentato la spina nel fianco ( quello di Solet) sinistro bianconero, e mettere in crisi un gigante come il francese non è cosa da poco. La partita si è fatta bella perché le due squadre se le sono date e se le sono cantate, come due pugili al centro del ring, anche se l’Udinese anche nella ripresa non ha mai perso la bussola del possesso palla e della gestione della gara, riuscendo a rendersi sempre pericolosa, all’inizio, a metà, e soprattutto nel finale della seconda frazione di gioco. Ha pagato qualche gol fallito di troppo e anche  in maniera clamorosa ( su tutti quello di un pur positivo Zaniolo); ha pagato l’eliminazione fisica di un superbo Ekkelenkamp, illeggibile per i radar biancocelesti ( Lazzari graziato dal giallo), e una gestione dei cartellini da parte dell’arbitro abbastanza sui generis ( manca il secondo giallo a Pellegrini), ma mentre la Lazio andava a fiammate, quella bianconera è parsa una manovra sempre più credibile e ragionata. Il 3 a 2 al 92’ pareva il giusto corollario di un match nel quale ai punti l’Udinese aveva seminato di più, dopo un primo tempo dominato e una ripresa, dicevo, più equilibrata. Gli episodi hanno però indirizzato la gara verso un pareggio, con Maldini che ha strozzato ai bianconeri l’urlo di gioia in gola, con la  grande curiosità di verificare la tracciatura delle linee dell’off side sulla zampata del figlio d’arte, che ad occhio nudo, per la verità, pareva oltre la figura guerriera di Solet. 

SI porta a casa un pareggio che lascia l’amaro in bocca quindi. In una gara nella quale anche per Runjiaic non posso che rimarcare le lodi, per come l’ha preparata, e per come l’ha interpretata in corso d’opera, perché ha sempre dimostrato la volontà di voler portare a casa l’intera posta, anche  con i cambi. Perso Ekkelenkamp per infortunio ( grande prova dell’olandese volante) ha virato per l’assetto a due punte, dal 2+1 all’1 +2, non disdegnando, nel finale, di passare a 4 dietro, togliendo un difensore e chiudendo gli ultimi 10 minuti con un 433! Mosse coraggiose che stavano pagando, se è vero che al 92’ pareva davvero fatta, con il secondo gol di Atta che andava a sugellare una prova mostruosa del francese, sia nelle vesti da play che da incursore. Forse la sua migliore prova stagionale, anche superiore a quella di San siro di qualche settimana fa.

L’Udinese ha concesso, è vero, 6 occasioni nella ripresa ai laziali, gol compresi, ma ne ha costruite altrettante, e se si considera che almeno su due marcature dei laziali, sono stati pescati autentici jolly, su cui poco si può rimproverare alla fase difensiva bianconera, direi che la gestione della gara da parte del tecnico è stata corretta, anche se gli episodi, non hanno pagato per quanto avrebbe meritato.

Di questa gara rimane negli occhi la prova da play di Atta. Qualcuno si è accorto dell’assenza di Karlstrom? 

Per Davis…purtroppo, è un discorso diverso. Lui si che  è mancato, e con lui in campo, come sarebbe finita?  

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