L’Udinese non riesce a dare continuità alla bella e vincente prova contro l’Atalanta, e perde a Roma contro la squadra di Gasp che si erge al vertice della classifica e dimostra di non starci li per sbaglio.
L’Udinese ha perso, vero, può recriminare sicuramente su alcune situazioni che si è creata e non ha sfruttato, ma nel complesso va detto che è andata a sbattere contro una squadra che l’ha pressata forte per 70 minuti, limitandola di molto, e che ha rischiato tenendo la linea alta di difesa, concedendo molto campo alle spalle, ma sempre con un pressing notevolissimo. Spazio alle spalle, quindi che seppur molto allettante, non era molto facile da attaccare: i friulani avevano sempre due uomini addosso, Zaniolo, fischiatissimo come facilmente era prevedibile, addirittura 3, e di fatto solo in un’occasione l’Udinese è riuscita a sorprendere la linea di centrocampo giallorossa, mandando in porta Atta con un lancio di Kalstrom, nella circostanza il francese avrebbe dovuto gestire meglio la ripartenza e fare molto più male.
L’approccio alla gara non era stato malvagio. A differenza della precedente trasferta di Torino, laddove i bianconeri, allora dorato vestiti, erano partiti a marce ridotte, sorpresi dalla veemenza juventina, fresca del cambio di allenatore. A Roma ha incontrato pure una squadra che è partita molto forte, con il pressing uomo su uomo a tutto campo, ma tutto sommato ha tenuto abbastanza bene, sia il campo che il possesso palla, dimostrando anche spalle larghe per certi tratti. Il rammarico è stato quello che Zaniolo, al quale era stato riservato un trattamento particolare sia dal pubblico che dagli effettivi in campo, è stato depotenziato, e rappresentando un importante valvola di sfogo per il gioco di Runjaic, tutta la squadra ne è uscita penalizzata, dovendo lasciare tutta l’incombenza creativa sulla trequarti ad Atta, che pure veniva pressato con veemenza.
La partita si è stappata sul rigore cagionato da Kamara, per un intervento scomposto, quando fino a li la Roma aveva si mantenuto il dominio ma creato il giusto, senza impegnare troppo Okoye, salvato in una circostanza dal palo. Relativamente al rigore, preferisco non dilungarmi sulla regola del mani che sembra cambiare tutte le volte, tra auto giocate, movimenti congrui del braccio, tocchi su altre parti del corpo prima che sul braccio etc, con interpretazioni che cambiano di partita in partita. Tornando appunto alla partita.
All’Udinese sono mancate le accelerazioni sulle fasce, anche di Zanoli, che avrebbe potuto far male qualora si fosse trovato il modo di innescarlo alle spalle di Wesley. Per assurdo, l’Udinese, è andata più in difficoltà quando la Roma ha perso il riferimento avanzato Dobvik, sostituito da Baldanzi: con i tre creativi tra le linee, Soulè, Baldanzi e Pellegrini (buona la sua gara), a scambiarsi continuamente le posizioni, e con gli inserimenti anche di esterni e difensori ( Celik e Mancini) il castello difensivo bianconero ha mostrato le maggiori crepe. I movimenti avversari che non concedono punti di riferimento spesso sono quelli meno diagnosticabili in lettura, perché squarciano crepe, e creano buchi neri laddove gli avversari possono inserirsi e fare male. La costruzione del 2 a 0 con Kone che esce vincitore dopo una triangolazione a tagliare fuori la linea di centrocampo, e l’apertura su Celik che scambia con l’inserimento a fari spenti del centrale difensivo Mancini, rappresenta l’emblema di questa situazione.
A Kosta va forse scaricata la colpa di non averci provato in maniera più convinta, specie quando dopo l’ora di gioco la Roma sembrava avere la lancetta della benzina sulla riserva. Il tecnico di Vienna, anche sotto il 2 a 0, non rischia un cambio di modulo aggiungendo una punta, e continua ad operare cambi ruolo per ruolo, tutti allineati e coperti con il 352 insomma.
L’Udinese cresce comunque, ma forse avrebbe potuto fare più male con più bocche da fuoco davanti. Zaniolo ha avuto l’occasione per zittire l’olimpico e riaprire la gara, ma ha cestinato l’opportunità scaricando addosso a Celik. Per lui esame di maturità rimandato. Quello tecnico.
Quello temperamentale lo ha passato. E’ riuscito a resistere alle numerose provocazioni di pubblico e giocatori, e non è cosa di poco conto. Nel finale il palo di Atta, e il colpo di testa di Bayo con volo d’angelo di Svilar, restituiscono dignità all’Udinese, ma non speranza di riaprire la gara, che di fatto li finisce. Un 2 a 0 che fa male fino ad un certo punto.
Si chiedeva una prova di continuità alla vigilia, e devo dire che l’Udinese alla fine non ha demeritato. Perdere in casa della prima in classifica ci sta, specie se hai dato battaglia, e ti sei piegato su un rigore e una delle poche belle azioni costruite dai giallorossi. E’ mancata cattiveria nel gestire le situazioni pericolose che comunque sono state create. E questo rappresenta un bicchiere mezzo pieno a mio modesto avviso. Rispetto alla brutta prestazione di Torino, vedo un deciso passo avanti insomma, considerando anche il momento e il valore dell’avversario.
Forse ci si attendeva una Roma più stanca dopo la trasferta vittoriosa di Glasgow, ma si sa, gli uomini di Gasperini sono abituati ad andare sempre a mille, e pur con qualche defezione, va dato atto di aver visto una Roma scaricare molta energia e ritmo sul campo, contro l’Udinese di Runjiac che sappiamo, raramente riesce a macinare un ritmo superiore agli avversari. Quando lo ha fatto, contro l’Atalanta, ha poi portato a casa l’intera posta. Contro le big, si vince solo così, correndo più di loro.
Paolo Blasotti