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Il salto all’indietro

Runjaic ha detto bene: c'è davvero tanto da lavorare
Redazione

Tutto come previsto. C’era qualcuno che si aspettava che all’ennesimo esame di maturità, ieri contro il Genoa, l’Udinese avrebbe potuto superarlo ed ergersi all’ottavo posto in classifica? Certo forse qualcuno si. Qualche inguaribile romantico; qualcuno che cerca, nonostante tutto, di vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Qualcuno che  spera con tutto il cuore che la squadra bianconera si alzi dal livello di mediocrità e assuma i contorni di una creatura matura, non bella magari, ma efficace, efficiente. No, personalmente non ero tra quelli. Ancora troppo vivida era l’immagine della vittoria di Parma, raccolta dopo una paio di buone azioni in mezzo ad un mare di mediocrità e non gioco, dove la squadra di Cuesta aveva fatto peggio dell’Udinese e aveva meritato di perdere. I 3 punti contro i Ducali potevano avere ingannato qualcuno; mascherato le lacune. Ma  le lacune vanno colmate, con il valore e con la presa di coscienza che questa squadra di problemi ne ha tanti, a partire dall’identità di gioco. Certo il Clean sheet, si diceva che poteva rappresentare una notizia ancora più positiva del risultato, ma contro il Genoa l’Udinese ha fatto in fretta a smentire coloro che pensavano che si fosse imboccata la strada giusta. Il Genoa di De Rossi, tecnico che si è insediato da poche settimane sulla panchina che prima era di Vieira, è squadra mediocre, quanto se non più dell’Udinese. E’ venuta a Udine a lottare con  il coltello tra i denti, a fare barricate con un modulo speculare a quello bianconero, il caro 352 sul quale sembra che ormai l’intero movimento calcistico della serie A si stia convertendo ( vi spoilero: non è una buona notizia per il calcio italiano) , ma con l’idea di fare barricate, e attendere, con le unghie e con i denti, l’episodio favorevole che si è puntualmente concretizzato al 33’ sfruttando l’incredibile capacità dell’Udinese di regalare rigori agli avversari ( siamo la squadra che più ne ha ricevuti contro dall’epoca del Var), stavolta grazie ad una pessima lettura di Okoye in uscita su Colombo; nel frangente pessima non è stata solo l’uscita, su un pallone che lo vedeva in clamoroso ritardo, ma anche nell’incapacità di virare su un piano B una volta realizzato che il suo impatto avrebbe potuto portare più danni della grandine, ritraendo le braccia, lasciando che Colombo, che a quel punto non attendeva altro che il contatto con l’estremo difensore, precipitasse da solo, con la palla destinata ai cartelloni pubblicitari, e un possibile cartellino giallo per simulazione per l’attaccante di scuola Milan. Ma no. Niente di tutto ciò. Per fare questo servirebbero giocatori pensanti, lacuna evidente tra le fila bianconere. Insomma l’episodio che De Rossi attendeva, essendo che pure il suo Genoa a specchio con Malinosvsky (lontano dai fasti atalantini) da play, e Thorsby e Masini più debutati a randellare che a costruire gioco, di fare la partita sembra non essere in grado. Il secondo episodio, perché di ciò si tratta, si è verificato a meno di 10’ dalla fine, quando Norton Cuffy, ha chiuso un contropiede da manuale, con l’Udinese tutta protesa in avanti alla ricerca del gol vittoria, dopo aver acciuffato il pari con Piotrowsky, in deroga al pensiero di Kosta Runjaic che dalla piccionaia, come confermato anche in sala stampa, avrebbe puntato ormai su un pari, considerando impossibile ottenere i tre punti. Pensiero che di sicuro avrà trasmesso via auricolare o dispositivo elettronico al suo fido vice Malecki, che evidentemente non è riuscito  a trasmettere il messaggio alla squadra in campo.  Gol in contropiede, quello del Genoa, tipica soluzione che questa squadra non adotta più da tempo.

Eppure una volta eravamo bravi almeno in questo. L’Udinese era dipinta come una squadra brava a chiudersi e a ripartire. Ora non più.  Ora siamo una squadra votata al palleggio sterile, che gioca in orizzontale ad un ritmo soporifero; che consente agli avversari di posizionarsi dietro la linea della palla, e che verticalizza poco o niente. Anche ieri l’unico a provare qualche idea in verticale con qualche passaggio taglia linee avversario è stato Solet: almeno un paio nel primo tempo, a liberare Davis in area, in una circostanza, e a liberare la corsa di Ekkelenkamp, nella seconda, producendo un’altra occasione ghiotta, sviluppatasi poi con l’imbucata di Zaniolo per Modesto, e conclusa in maniera scellerata da quest’ultimo con un tiro cross in curva. Anche il gol del pari, è nato da un’apertura dell’ex Salisburgo per Modesto, autore del cross vincente per la girata in porta di Piotrowsky. Tutto bene, peccato che Solet sarebbe un difensore, e questi sarebbero compiti  dei centrocampisti, che a quanto pare sono incapaci a produrre idee in verticale. Kalstrom corre molto in orizzontale, accompagna il gioco, ma le sue sono idee accademiche e poco brillanti; Piotrowsky pure, si inserisce, ma gioca in orizzontale o all’indietro,  palesando una banalità di gioco per la quale ci si chiede se davvero un Miller non possa fare meglio. Il gol, sia chiaro, non sposta di una virgola il quadro generale su questo pretoriano di Runjiaic. Mentre Ekkelenkamp è forse colui che ci prova un po’ di più, ma con una qualità che poco si discosta dagli altri due. Atta è mancato certo, ma a mancare sono di più le istruzioni di gioco.

L’errore, a mio giudizio è di fondo. Quando il mister ripete la cantilena del “ dobbiamo lavorare, lavorare e continuare a lavorare” ci si chiede se tanto impegno venga profuso nella direzione giusta, o se forse venga disperso in quella sbagliata. Sono i principi di gioco, che dal mio parere personale, devono essere totalmente rivisti. Non si può continuare a far giocare una squadra seguendo i dettami del TIKI TAKA Guardiolesco, quando si dispone di corrazzieri di 1,90 con poca qualità generale. Lo puoi fare se hai una rosa come quella del Como; ma quella è una rosa che è stata costruita ad hoc con giocatori brevilinei e tecnici che dispongono delle caratteristiche per quel tipo di gioco. Farlo con gli Ezhibue, i Kabasele, I Kristensen quando c’è, Okoye, o i centrocampisti a disposizione, fatti salvi Solet e  Atta,  porta a uno sterile possesso palla che spesso porta più rischi che dividendi, spalancando spesso la porta agli avversari, piuttosto che non liberando spazio in superiorità numerica. Non ricordo personalmente uscite dal basso nelle quali l’Udinese di Kosta Runjaic sia andata a dama, anzi si, ma bisogna tornare al passato campionato e al gol di Lucca contro l’Inter in casa, il gol che avrebbe fissato il risultato sul 2 a 3. 4 passaggi dal rinvio del portiere, e via in porta in quell’occasione. Fine del comunicato. Ricordo per contro diversi gol regalati con tale strategia. Questa squadra dispone di fisico e gamba, più un paio di elementi di qualità e che saltano l’uomo (ieri ne mancava uno) e quindi più predisposta ad un calcio verticale, con poco possesso palla e via a lanciare i tanti corridori verso la porta avversaria. E’ una squadra che dovrebbe lanciare sulla corsa gli esterni, come Zanoli, che sarebbe devastante in tale specialità, ma che invece continua a ricevere palla sempre e solo da fermo, ad avversari posizionati. Anche ieri un paio di buoni cross ma a buoi genoani già rientrati nelle proverbiali stalle. Insomma, si persegue un’idea di gioco che va in deroga alle caratteristiche di squadra, più portata al gegen pressing, e non sorprende quindi se poi in campo si assiste a tanta confusione, duelli rusticani, ritmi soporiferi, e idee in verticale che devono partire dai piedi, seppur nobili, di un difensore.  A Parma si è vinto con una paio di giocate in verticale, infatti, non con il palleggio sterile in orizzontale: lancio lungo di Bertola per Zaniolo ( con annessa dormita del portiere del Parma certo), e verticalizzazione per Davis, indovinate di chi.. già sempre il buon Solet, con linea ducale saltata e occasione venutasi a creare con l’uno contro uno. Continuare pedissequamente su uno spartito che è avverso alle caratteristiche degli uomini a disposizione, personalmente non porterà mai a salti di qualità, quelli che si aspetta la società da questo tecnico. Felice di sbagliarmi ovviamente.

Sta di fatto che, tornando alla gara di ieri, il pari ci poteva anche stare per carità. Il Genoa ha fatto poco, ma ha sfruttato gli errori dei bianconeri, colpendo al momento giusto, resistendo con il coltello tra i denti nei lunghi frangenti nei quali l’Udinese cercava di fare la partita e di mettere pressione ai rossoblù, ma creando pochissime occasioni pulite, visto appunto la strategia di gioco adottata. 

Non vorrei soffermarmi poi sui cambi, prevedibili e scontati,  ruolo per ruolo come sempre, e che come al solito poco hanno aggiunto, se non tolto. 

Insomma, da lavorare c’è si molto, ma andrebbe fatto assecondando la natura della squadra, non contro natura. Il possesso palla in orizzontale difficilmente porta dividendi con questo gruppo di lavoro. Prima lo si comprende e meglio è, altrimenti l’unico salto che si sarà non sarà quello di qualità, ma quello all’indietro nel processo di crescita.

Paolo Blasotti

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