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Il Pisa si guadagna il punto al Friuli, l’Udinese fa l’ennesimo passo indietro 

Peggior difesa del campionato e mancanza di continuità di rendimento, le aree su cui lavorare
Redazione

Dopo nemmeno tre giorni dall’impresina di Torino, l’Udinese torna in campo. Davanti al pubblico amico, la squadra di RUNJAIC è chiamata a dare continuità a uno stato di forma complessivamente incoraggiante. Gli alti e bassi del girone d’andata hanno evidenziato potenzialità importanti, ma anche una tenuta mentale e motivazionale non sempre all’altezza dei valori tecnici che stanno gradualmente emergendo nella rosa.

Il pieno recupero di Arthur ATTA amplia le opzioni a disposizione del tecnico, che in mezzo al campo sembra ora poter contare su una certa abbondanza. MILLER è sì giovane, tuttavia in crescita costante, lo stesso PIOTROWSKI, appaiono sempre più funzionali alle dinamiche tattiche. Si aprono così soluzioni diverse, compresa l’ipotesi di un 442 con l’esterno sinistro leggermente più basso, assetto che al momento sembra garantire maggiore equilibrio e coerenza al sistema di gioco.

L’avversario di turno, il Pisa di Alberto Gilardino, si presenta al Friuli in piena emergenza, ma con al seguito oltre un migliaio di supporter. L’elenco degli indisponibili è peraltro lungo, tanto da condizionare pesantemente le scelte tecniche. In avanti é assente l’ultimo arrivato Durosinmi – attaccante nigeriano che fu seguito con attenzione dai Pozzo già a giugno – é ancora bloccato dalla mancata ricezione del transfer, Nzola è fuori dal gruppo, mentre Akinsanmiro è impegnato in Coppa d’Africa.

Stengs è appena rientrato e non ancora utilizzabile, Vural è fermo per una contusione al ginocchio, Cuadrado non è disponibile e deve ancora rientrare dalla Colombia. Problemi anche in difesa, dove mancano Albiol e Lusuardi, entrambi ai box almeno fino a febbraio. 

In totale sono almeno otto gli indisponibili. In dubbio persino Marin, alle prese con una botta alla caviglia rimediata contro il Como, seppur filtra dallo spogliatoio un moderato ottimismo in merito alla sua presenza in campo. 

RUNJAIC conferma l’undici di Torino con l’unica eccezione di BERTOLA in luogo di KRISTENSEN, mentre Gilardino vara un 3421 coraggioso avvicendando in porta il titolare Semper con l’ex di turno Simone Scuffet.

I primi sussulti sono di marca pisana, che già nei primi dieci minuti impensierisce OKOYE con Moreo: puntuale la risposta del portiere nigeriano, bravo ad allungarsi sulla destra e deviare in angolo. Al 13’ però l’Udinese capitola davanti alla prodezza di Tramoni, giustamente considerato il profilo tecnicamente più qualificato tra i nerazzurri: il francese si accentra e batte OKOYE con una conclusione sotto la traversa, a metà tra il centro e il palo sinistro. La reazione bianconera è immediata e al 19’ arriva il pareggio: KABASELE, indubbiamente il miglior colpitore di testa della rosa, svetta su corner di ZANIOLO e firma l’1-1, con l’ex giallorosso che si iscrive a referto con l’assist.

Al 35’ lo stesso ZANIOLO, amministra con lucidità una palla a centrocampo aprendo sulla destra per l’accorrente BERTOLA. Il carrarino rimette al centro dove si avventa EKKELENKAMP, atterrato davanti alla porta da Leris mediante un intervento netto sul piede d’appoggio. Il gioco sembra proseguire, ma il richiamo del VAR si rivela inevitabile proprio per l’entità del contatto: dopo tre minuti tra capannelli e revisione, viene assegnato un calcio di rigore solare, che DAVIS trasforma con freddezza. Udinese avanti e sensazione marcata che il divario tra le due squadre, almeno sul piano tecnico-tattico, consenta un moderato margine di tranquillità.

La prima frazione si chiude con il vantaggio minimo, non pienamente corroborato da un gioco particolarmente brillante. Al rientro dagli spogliatoi il tifoso si interroga legittimamente su quale Udinese attendersi: quella autoritaria vista a Torino e, a tratti, anche a Como, oppure quella troppo spesso rientrata in campo con un atteggiamento attendista.

La risposta arriva presto ahinoi, ed è la seconda. Il Pisa è sì chiamato a recuperare il risultato, ma sono i toscani – seppur rimaneggiati – a tenere stabilmente il pallino del gioco, complice un’Udinese rinunciataria ed incapace di alzare i ritmi quasi avesse la gara già in controllo. Un copione che richiama alla mente altre partite gestite con eccessiva superficialità, in attesa di eventi generati prevalentemente dagli avversari. Non a caso è soltanto la squadra ospite a dettare i tempi, tanto che a metà frazione, arriva il pareggio, innegabilmente“meritato”: Meister trova il tap-in vincente sulla deviazione scomposta di OKOYE, chiamato all’intervento sulla torsione ravvicinata di testa di Piccini, servito ancora una volta da un Tramoni, lasciato colpevolmente fin troppo libero di orchestrare.

I nerazzurri si rendono ancora pericolosi con Tramoni al 72’ e soprattutto con Meister al 77’, il quale solo grazie al tocco provvidenziale di OKOYE — abile a deviare sul palo una conclusione potente — non riesce a portare addirittura in vantaggio i suoi. È il Pisa, infatti, a cercare con maggiore convinzione l’intera posta.

Gli uomini di RUNJAIC, che nel frattempo inserisce PIOTROWSKI, PALMA, GUEYE e BRAVO, trovano un sussulto solo nel finale, con SOLET capace di sganciarsi e agire quasi da trequartista aggiunto. Il francese prima serve ATTA, il cui rasoterra chirurgico si stampa sul palo, poi accompagna l’incursione di BERTOLA, bravo a rifinire per DAVIS: da cinque metri, però, l’inglese calcia clamorosamente alto sopra la traversa. 

I sette minuti di recupero — con un gioco effettivo inferiore ai tre — non riescono a modificare l’inerzia di una gara che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca per l’occasione sprecata. I 3 punti sarebbero stati un regalo immeritato non c’è dubbio, ma tornano al contempo in mente le riflessioni di ZANOLI a seguito della sfida con la Lazio: «Possiamo vincere, ma anche perdere, con chiunque». Una sintesi efficace di una maturità tecnica che, ad oggi, appare ancora lontana dall’essere pienamente raggiunta.

In conclusione, tre punti apparentemente alla portata che finiscono per lasciare spazio al dubbio amletico se considerarne uno guadagnato o due persi. Di certo il Pisa non ha rubato nulla. L’approccio dell’Udinese, ancora una volta, è parso poco adeguato al contesto, pur riconoscendo ai toscani una motivazione legata alla lotta per la sopravvivenza, storicamente più incisiva della rincorsa a una zona medio-alta di classifica.

Sotto la lente finiscono anche le scelte dalla panchina. In particolare l’uscita di ZANIOLO, non protagonista della sua miglior prova in bianconero ma comunque coinvolto in entrambe le reti; appare ai nostri occhi forse un po’ anticipata, anche alla luce dell’ammonizione che ne avrebbe comunque precluso l’impiego nel turno successivo. Poco convincente anche la sostituzione di ZANOLI, esterno che, al netto di eventuali affaticamenti, da diverse gare mostra gamba ritrovata e una produzione costante di assist di qualità.

Resta la sensazione, ormai ricorrente, di una discontinuità di rendimento evidente, figlia di un atteggiamento che raramente convince fino in fondo. A preoccupare è soprattutto il dato difensivo: una retroguardia che continua amaramente a risultare tra le più perforate del torneo, nonostante elementi di valore – si pensi a KRISTENSEN addirittura relegato in panchina. Non è in discussione il valore dei singoli (contro il Pisa, ad esempio, altra prova positiva di SOLET), quanto piuttosto l’efficacia del sistema difensivo nel suo complesso, che come noto coinvolge l’intera squadra, dall’attacco al centrocampo.

Il rischio è quello di compromettere anche questa stagione, qualora le ambizioni societarie vadano oltre la semplice salvezza. La giovane età della rosa, come ricordato dal tecnico, rende fisiologici alti e bassi, ma appare altrettanto chiaro che esistano margini e aree di lavoro su cui intervenire con decisione, se si vuole evitare che la mediocrità diventi un destino accettato.

AM

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