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Il Napoli si impone di misura su una Udinese a tratti spavalda  

La Squadra di Runjaic mai arrendevole, a lungo propositiva 
Redazione

Cala il sipario al Maradona di Napoli con i bianconeri reduci da una stagione indiscutibilmente positiva, chiamati all’ultimo atto. 

Per ritrovare un raccolto così ricco infatti, é necessario riavvolgere il nastro sino al 2012/13 – era Guidolin – quando i friulani rappresentavano ormai una presenza consolidata nelle zone nobili della classifica.

Quota 50 punti certifica il raggiungimento dell’obiettivo prefissato e dunque, al netto di qualche inevitabile passaggio a vuoto, difficilmente può essere messo in discussione il lavoro di Kosta Runjaic. Il tecnico nato a Vienna ha saputo dare verticalità e riconoscibilità alla manovra, valorizzando al contempo le qualità individuali di un gruppo che, a tratti, ha mostrato picchi di rendimento persino sorprendenti.

Arthur Atta e Oumar Solet — entrambi osservati con particolare attenzione dal Napoli di De Laurentiis — rappresentano forse l’emblema più evidente della crescita bianconera, ma anche profili come Davis e Kristensen si sono rivelati interpreti credibili e duttili negli spartiti proposti dall’allenatore friulano.

Ed è proprio qui che si apre la riflessione più interessante, ovvero comprendere se questa Udinese possa davvero compiere il salto definitivo, trasformandosi da squadra di consolidamento a realtà stabilmente candidata a frequentare l’Europa.

Molto dipenderà dalle strategie del prossimo mercato e dalla capacità del club di trattenere almeno parte dei suoi talenti migliori, evitando che l’ennesima rifondazione finisca per interrompere un percorso che, oggi più che mai, sembra poggiare su basi solide.

L’ultima sfida del torneo premia la determinazione degli uomini di Conte, decisi a congedare il tecnico con un prestigioso secondo posto.

Dall’altra parte, gli uomini di Runjaic offrono una prova ordinata e generosa al cospetto dei campioni d’Italia uscenti, arrendendosi soltanto di misura. A decidere il match è una giocata di Hojlund nella prima frazione: l’attaccante sfrutta con tempismo la profondità, liberandosi della marcatura di Kabasele (espulso nella ripresa) firmando al contempo il gol risultato decisivo.

Alla vigilia, tuttavia, il risultato sembrava quasi passare in secondo piano. Sin dalle prime battute la sensazione è stata piuttosto quella di una serata vissuta alla stregua di una vetrina di prestigio, utile ai numerosi interpreti bianconeri per mettersi in mostra e attirare attenzioni in vista del futuro.

Meglio allora sviscerare quanto di positivo ammirato in stagione, quanto altresì c’è ancor da fare sempre vi sia in serbo la volontà di crescere.

 Il decimo posto finale, accompagnato dai 50 punti conquistati, rappresenta un traguardo tutt’altro che trascurabile.

La crescita di numerosi giovani elementi, ormai pronti a confermarsi anche nelle stagioni future, va attribuita in larga parte al sapiente lavoro del tecnico. L’evidente maturazione di profili come Atta, Ekkelenkamp e Kristensen, sostenuta dalla qualità espressa da giocatori del calibro di Solet, Davis e Zaniolo, restituisce con chiarezza la misura del lavoro svolto dallo staff nel corso dell’annata.

L’ambiente, il sostegno della tifoseria e l’organizzazione di una società modello tra le provinciali, hanno certamente contribuito a mettere i professionisti nelle condizioni ideali per esprimersi al meglio, tanto che risultati di tale portata non possono essere affatto scontati in avvio.

Se vogliamo, come lo stesso tecnico ha avuto modo di sottolineare, la stagione lascia persino qualche rimpianto. Il rendimento della squadra è stato infatti caratterizzato da importanti risultati ottenuti in trasferta, in netto contrasto con le difficoltà incontrate tra le mura amiche, dove spesso è emerso un atteggiamento apparso a tratti eccessivamente remissivo.

Se, come si suole dire, le vittorie si possono celebrare mentre dalle sconfitte occorre imparare, allora il tecnico saprà certamente trarre insegnamenti preziosi dalle 16 battute d’arresto accumulate nel corso della stagione.

Anche l’eliminazione dalla Coppa Italia, maturata contro la Juventus, lascia spazio a qualche riflessione. Più che il valore dell’avversario, a pesare è stata probabilmente un’eccessiva disinvoltura nell’approccio alla competizione: affrontarla con maggiore spirito competitivo avrebbe potuto spalancare, clamorosamente, una porta prestigiosa verso l’Europa.

 Se ci fosse qualcosa da chiedere ai protagonisti di questa stagione, allora l’auspicio sarebbe chiaro: ad Atta, quello di proseguire il proprio percorso di crescita ancora per un anno in Friuli; a Zaniolo, di calarsi definitivamente nel ruolo di autentico leader del gruppo; a Davis, di riuscire a preservare al meglio la propria condizione fisica; a Ekkelenkamp, di confermarsi quel prezioso “tuttocampista” ammirato nel finale di stagione.

A Kristensen, invece, si potrebbe chiedere di raccogliere l’eredità di Solet, assumendo i gradi di leader della retroguardia bianconera e accompagnando nella crescita i tanti giovani presenti in rosa.

Alla società, infine, il messaggio appare altrettanto chiaro: evitare di smantellare un gruppo che ha dimostrato solidità e prospettiva, limitando eventuali sacrifici a non più di un paio di elementi. Parallelamente, sarà necessario intervenire con attenzione sul reparto offensivo, dove accanto a Davis dovrà arrivare un attaccante pronto all’uso, ma soprattutto capace di adattarsi rapidamente alle difficoltà e alle esigenze del campionato italiano.

AM

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