Dopo il fallimento del 2017, il Como 1907 è ripartito dalla Serie D attraverso l’acquisizione del titolo sportivo, avviando una lenta ma solida ricostruzione. La svolta arriva nel 2019 con l’ingresso dei fratelli Hartono, imprenditori indonesiani dal patrimonio complessivo superiore ai 40 miliardi di euro, che in appena un lustro riportano il club lariano nella massima serie.
Con l’avvento in panchina del catalano Cesc Fàbregas, la società pianifica un progetto ambizioso, orientato a stabilizzare il Como ai vertici del calcio italiano e a proiettarlo verso l’Europa, con l’obiettivo dichiarato – seppur a medio termine – della Champions League. La centralità del tecnico – azionista del club – nel progetto è tale che, nell’estate 2025, Fàbregas arriva persino a respingere le avances dell’Inter, che lo aveva individuato come possibile erede della gestione Inzaghi, in ossequio al diktat e alla visione della società. Oggi gli Hartono devono altresì resistere alle pressioni del Chelsea, fortemente attratto dalla gestione tecnico-tattica dell’ex centrocampista dei blues dove militó per 5 stagioni.
Che il Como non sia più una semplice meteora del calcio nazionale lo certificano i numeri: 93 milioni di euro investiti nell’ultima campagna acquisti, 5 milioni di ingaggio al tecnico, e una rosa dal valore complessivo pari a quasi il doppio di quella bianconera (le diverse fonti non sono pienamente concordi nel dato), impreziosita da profili di grande prospettiva come Nico Paz, considerato uno dei talenti più cristallini della Serie A.
La forte presenza di calciatori provenienti dall’estero – oltre l’80% dell’organico – restituisce l’immagine di una squadra dal respiro internazionale, costruita secondo modelli moderni e cosmopoliti, perfettamente in linea con l’identità e le ambizioni di una proprietà che guarda ben oltre i confini del calcio italiano.
Il decimo posto della passata stagione, unito al 4-1 rifilato ai ragazzi di RUNJAIC, così come l’attuale posizione in graduatoria e la qualità del gioco espressa con continuità, devono mettere “in campana” il gruppo sulla reale difficoltà della trasferta del Sinigaglia.
I padroni di casa ritrovano Van der Brempt, schierato dal primo minuto insieme a Moreno a presidio delle corsie esterne difensive. In avanti, alle spalle del greco Douvikas – riferimento avanzato – agisce un trio che esclude clamorosamente in avvio Nico Paz – non al meglio, composto da Vojvoda, Caqueret e dal forte esterno iberico J.Rodríguez. Un reparto offensivo comunque falcidiato dalle assenze: indisponibili infatti gli esterni Diao e Addai, oltre allo spagnolo Morata.
RUNJAIC risponde rilanciando KAMARA sulla corsia sinistra, annunciato in buona condizione atletica, ed escludendo dai titolari per la prima volta SOLET. Sul centrale pesano voci di un lieve problema fisico, ma anche quelle – sempre più insistenti – di una possibile clamorosa cessione già a gennaio (Inter in pole). Per il resto, il tecnico bianconero conferma in blocco gli altri nove giocatori di movimento già visti nell’ultima uscita.
Tra i pali arriva infine la conferma a sorpresa di Padelli, con l’esclusione del rientrante OKOYE.
Dopo un doveroso minuto di raccoglimento in memoria delle vittime di Crans-Montana, la gara evidenzia sin dalle prime battute come l’abilità dei padroni di casa nel palleggio di qualità e nel rapido giro palla riesca a mettere in difficoltà le pur strette e articolate maglie della difesa bianconera.
Il predominio territoriale è evidente ma inizialmente piuttosto sterile, almeno fino al superamento del primo quarto d’ora, quando PIOTROWSKI, con un’ingenuità da prime armi, commette fallo con trattenuta su Moreno a difesa schierata, ottenendo in tal modo di rimpinguare la già corposa classifica dei rigori concessi a sfavore, graduatoria nella quale l’Udinese primeggia largamente da oltre un decennio. Il capitano Da Cunha dal dischetto non perdona con un tiro centrale.
Lariani costantemente a fare gioco, friulani invece in attesa di un errore in uscita dei padroni di casa, che non a caso presentano nelle statistiche delle palle perse uno dei propri punti deboli. Proprio da una di queste situazioni, poco prima del gol subito, nasce l’occasione più nitida per l’Udinese: ZANIOLO recupera alto ma manca la trasformazione, fallendo la conclusione dai trenta metri a porta sguarnita dopo un pressing ben orchestrato.
Il palleggio prolungato degli uomini di Fàbregas, unito alla ferrea applicazione del principio del ripossesso entro i 4 secondi appreso sin dai tempi del Barcellona, consente ai padroni di casa di chiudere la prima frazione con un eloquente 72% di possesso palla. Un dominio che non trova però pieno riscontro nel risultato grazie a una autentica prodezza di Padelli, che in chiusura di tempo salva il risultato con una parata d’istinto sul tiro ravvicinato di Perrone, evitando il raddoppio. Impressionante comunque, la concentrazione di uomini nei pressi della palla che il gioco di CF prevede; ovvio si vada alla costante ricerca di fini palleggiatori.
Al rientro dagli spogliatoi – dentro MILLER fuori KAMARA e passaggio al 442 – emerge un Como inatteso, molle sulle gambe e poco reattivo nei suoi interpreti, forse appesantito dal notevole dispendio energetico profuso nella prima frazione. Il modulo viene ben interpretato tanto che ne approfitta subito l’Udinese, quando sin dai primi minuti spreca una chance clamorosa con EKKELENKAMP,, incapace di capitalizzare in solitaria una conclusione semplice, terminata di poco a lato su assist di ZANOLI. Poco dopo i friulani si vedono anche annullare un gol per fuorigioco, segnalato – neanche a dirlo – dal Var, con MILLER che innescava ZANIOLO poco oltre l’avversario, vanificando un gran gesto atletico da parte del migliore dei suoi.
Una dozzina di minuti di ottimo livello per i bianconeri in divisa giallo-oro, meritevoli di maggiore concretezza. Toccato con mano il pericolo, il Como prova a rialzare la testa e costruisce all’ora di gioco i presupposti per il raddoppio, sfiorato da Douvikas con un potente tiro in area che si stampa sulla traversa a portiere ormai battuto.
RUNJAIC prova a cambiare volto alla gara inserendo, a una ventina di minuti dal termine, SOLET ed EHIZIBUE, seguiti poi da BRAVO e GUEYE. Le occasioni per l’Udinese restano però flebili e nascono quasi esclusivamente da calci piazzati, dove, nonostante una marcata superiorità fisica nei duelli (mismatch evidente), i bianconeri non riescono a trovare la necessaria concretezza.
Curioso, infine, come con l’avvicinarsi dell’ultimo quarto d’ora diversi interpreti – friulani in primis, con SOLET in testa – abbiano iniziato a scivolare in maniera preoccupante sul terreno di gioco, elemento che ha finito per condizionare ulteriormente lo sviluppo delle azioni nel finale.
Sconfitta dunque di misura, maturata su un campo notoriamente ostico e decisa da un penalty evitabile, contro una compagine che tra le mura amiche – con sole tre reti subite – rappresenta il miglior rendimento difensivo dell’intera Serie A. Resta però, inevitabilmente, una sconfitta.
Un solo punto conquistato negli ultimi 9 disponibili riapre interrogativi sulle reali potenzialità di un organico che verrà certamente rinforzato, ma che, secondo la critica generalista, continua a valere la colonna sinistra della classifica. Registrare, a un turno dal giro di boa, lo status di peggior difesa del campionato con 29 reti al passivo – seppur in attesa dei recuperi di Torino e Fiorentina – non può certo rappresentare motivo d’orgoglio, soprattutto in relazione alla qualità degli interpreti.
Anche il dato offensivo non conforta: 18 gol segnati, appena uno a gara, sembrano fotografare una gestione tecnica fin qui incapace di alzare il ritmo oltre gli 1,22 punti a partita, che proiettano verso una quota finale di 46 punti, peraltro in linea con le previsioni Opta. Nella scorsa stagione, al termine del girone d’andata, i punti furono 24.
La prossima tappa sarà la trasferta di Torino: il rischio concreto è quello di fare persino peggio.
ZANOLI, uno dei migliori alla fine dichiara: possiamo mettere in difficoltà chiunque ma anche essere messi in difficoltà da chiunque”.
In poche parole, lo specchio del torneo.
AM