Giustizia è fatta poiché il bellissimo gol di Davis ristabilisce una parità che tra Lazio e Udinese si era vista per tutto il corso della partita. Il gol dei laziali con il tiro velleitario di Cataldi deviato in maniera fortuita ( e sfortunata ) da Solet, stava regalando tre punti insperati a Sarri, la cui squadra, onestamente aveva fatto pochino per meritarseli.
Lazio Udinese a lungo è apparsa come la classica gara bloccata nella quale il primo che segna di solito porta a casa l’intera posta. Stavolta, però, anche se il gol è avvenuto a soli 10 minuti dalla fine, la vittoria ai biancocelesti è sfuggita proprio all’ultimo, e forse anche per il destino che ha voluto soddisfare il classico detto: gol sbagliato, gol subito. Il gol sbagliato è quello di Isaksen al 90’, anche se nell’occasione Padelli ( chiamato alla veneranda età di 40 anni a difendere la porta bianconera) ci ha messo molto del suo con una provvidenziale uscita, per far sbagliare il biondo esterno d’attacco laziale. L’occasione era nata da un’indecisione del due Solet-Kristensen, a seguito di una palla persa. Gol sbagliato quindi e di conseguenza ecco l’epilogo che ha sorriso agli uomini di Runjiaic. L’azione che porta al gol di Davis sembrerebbe avere una genesi fraudolenta, con un pallone recuperato con un braccio ( non punibile) da parte del neo entrato Palma, e quindi un altro braccio, quello di Davis, che “para” il tiro del suo compagno Zaniolo. A quel punto, si sviluppa un’altra mini azione, che va a screditare il concetto di “immediatezza” che i direttori di gara al monitor, e quello in campo, sono andati ad approfondire durante il lungo conciliabolo che ha di fatto strozzato in gola l’urlo di gioia dei tifosi friulani, proprio come due settimane prima con il Napoli. Stavolta però l’epilogo è diverso, poiché la mini azione che parte dai piedi di Davis è giudicata non subordinata al tocco con il braccio; nelle more l’attaccante inglese tocca più volte la palla; la muove con maestria e pazienza, dribbla due avversari convergendo verso il centro e fulminando Provedel con un preciso sinistro d’interno nell’angolino. Onestamente annullare tale bellezza sarebbe stato sacrilego.
Come detto il gol di Davis ha restituito giustizia ai contenuti di una gara laddove le difese hanno avuto la meglio sugli attacchi a lungo. L’Udinese era partita subito forte prendendo campo e pressando alto; la squadra trasudava la volontà di riscattarsi dopo la cinquina fiorentina. Ne aveva ben donde. Dopo un primo avvio tambureggiante, però, con una Lazio ben disposta dietro la linea della palla con un 433 pronto a modularsi in un 451, i biancocelesti hanno cominciato ad attaccare il tanto campo lasciato alle spalle dei difensori friulani, e Noslin, per l’occasione punta al posto del solito Castellanos, ha scaricato sul palo alla sinistra di un battuto Padelli, un missile terrificante che ha riportato i bianconeri sui binari della cautezza e prudenza. A quel punto la partita si è bloccata, con diversi passaggi in orizzontale, come di consueto nel gioco di Runjiaic, e con una Lazio che produceva poco di più. Le occasioni da rete si registravano al culmine di giocate per lo più personali, come il sinistro di Zaniolo che lambiva il palo destro della porta di Provedel, quasi a rispondere alla conclusione di Noslin. Gara tattica e bloccata anche per buona parte della ripresa, con solo qualche errore da matita rossa, che avrebbe potuto scompaginare l’equilibrio. Dalla palla regalata a Kamara da parte della difesa laziale, con conseguente tiro di Davis, alla dormita del duo Kristensen Solet che di fatto aveva regalato l’occasione per chiudere definitivamente la partita a Isaksen, come detto sopra. In mezzo c’era stato il vantaggio della Lazio, con un tiro senza troppe pretese da parte di Cataldi, deviato in maniera sfortunata da Solet. Perdere così sarebbe stata oggettivamente una beffa. Un colpo duro da digerire per l’Udinese che dopo la bastonata di Firenze, e il ritiro natalizio, senza la visita di Babbo Natale, avrebbe visto probabilmente prolungarsi la “punizione” anche per capodanno, anche se l’atteggiamento della squadra, pur senza incantare dal punto del vista del gioco, pur palesando sempre gli stessi difetti congeniti ogni qualvolta chiamata ( su direttive del mister) alla costruzione dal basso, sempre con Solet nei panni di regista oscuro della manovra in verticale, l’atteggiamento dicevo, era stato sicuramente quello giusto.
Evviva il gol di Davis quindi, bello quanto opportuno; evviva il VAR che per una volta si dimostra amico dell’Udinese, almeno nell’interpretazione del cavillo associato alla parola “immediatezza” in occasione del gol.
Evviva anche Runjiac, che pure stavolta, come con il Napoli, ha indovinato i cambi, tenendo in campo fino alla fine le due punte e anzi aggiungendone pure una terza, con l’innesto di Palma che si è rivelato prezioso nel recupero palla in occasione del gol del pareggio.
Insomma se doveva essere una partita utile a recuperare feedback agli occhi dei tifosi dopo il “tradimento” di Firenze, diciamo che l’obbiettivo è stato raggiunto. Perché raggiungere il pari all’ultimo respiro vale moralmente come una vittoria, come essere raggiunti nel finale vale come una sconfitta, e soprattutto l’Udinese di 2 anni fa questa sensazione l’aveva fatta sua troppe volte, con i risultati che ancora ricordiamo.
Ora la continuità. Sarà il vero obbiettivo per questo 2026. Continuità di risultati, prima che di prestazioni. Perché la classifica è carina, ma potrebbe diventare migliore. Di gran lunga.
Paolo Blasotti