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Fiorentina resuscita di “manita”. L’Udinese la aggancia quale peggior difesa del torneo

L’uscita improvvida di Okoye con squadra in inferiorità numerica per 90’ giustifica solo in parte la peggior prestazione della stagione
Redazione

Un anno fa, alla vigilia di Natale, la Viola si presentava all’appuntamento con l’Udinese forte di 19 partite consecutive senza sconfitte. Oggi, dodici mesi esatti dopo, lo stesso incrocio restituisce un quadro ai limiti del surreale: ultimo posto in classifica, 6 punti in 15 gare, un tracollo che va oltre il prevedibile smentendo persino i pronostici più nefandi.

Il calendario nel riproporre un curioso refrain, mette in luce una realtà in riva all’Arno che non si vuole — o non si riesce a — metabolizzare. 

Non pare una flessione fisiologica, piuttosto una involuzione profonda, più mentale che tecnica, con l’alone incombente di una società percepita come latitante, quando non apertamente assente.

Dove maturavano certezze oggi affiorano fragilità inedite; dove c’era continuità di rendimento ora domina lo smarrimento totale. Persino il tifo, autentico patrimonio socio-culturale del club e tradizionalmente dotato di feroce vis polemica, appare disorientato, incapace di individuare un colpevole univoco. Disorienta una dirigenza poco apprezzata, oltre ad un presidente mai così distante, Rocco Commisso, di fatto rintanato nel lontano New Jersey per motivi di salute, e battezzato dalla Fiesole come “fantasma”. Ecco allora che, con toni sempre più roboanti, rimbalza il nome di Fabio Paratici, evocato come possibile emanazione del “giglio magico”, nuovo aspirante taumaturgo del momento.

Ed è proprio questo, più di ogni statistica e di ogni alibi, la voce che fa più rumore in casa gigliata.

Per la squadra di Vanoli è un’ultima spiaggia annunciata; per quella di RUNJAIC, invece, l’occasione di dare finalmente continuità a una stagione fin qui costellata da troppi alti e bassi.

Dopo la doppia scossa rappresentata dalla sconfitta interna con il Verona e dal passo falso di Losanna in Conference League, la frangia più calda della tifoseria viola opta per uno sciopero simbolico di venti minuti, un gesto netto per recapitare al club un messaggio che va oltre il semplice malcontento.

Sul terreno di gioco la Fiorentina cambia pelle: archiviata la consueta difesa a tre, Mr.Vanoli vara un 4-4-2 sperimentale, affidando l’asse centrale di difesa a Pongracic e Comuzzo, quest’ultimo originario di San Daniele del Friuli, scelta che ha altresì il sapore di tentativo disperato. Mentre Dodó rimane basso, Parisi viene schierato avanti a lui sul versante destro. In avanti il duo Gud-Kean.

Sul fronte opposto, invece, nessun ripensamento: RUNJAIC conferma in blocco l’undici che ha ben figurato contro i campioni d’Italia del Napoli, con BERTOLA a sinistra come quinto, e ZANIOLO affamato di rivalsa da ex, a testimonianza di una continuità cercata e rivendicata, più che subita.

Non parte male la squadra friulana oggi in grigio, dimostrando una buona personalità; almeno sino all’ottavo minuto, quando il portiere nigeriano Maduka OKOYE commette un errore che sa molto di (seppur prematura) sentenza. Uscita scoordinata e fuori tempo – non la prima ahinoi – sul lanciato Kean e successivo tocco di gomito con conseguente contatto fisico tra i due. L’arbitro Mariani non aveva necessità del VAR per decretare un’espulsione difficilmente contestabile. La successiva sostituzione di KABASELE con il portiere SAVA – persa l’ennesima occasione di vedere NUNZIANTE all’opera – definiva il nuovo scacchiere tattico in un -432 paragonabile al prefisso del capoluogo friulano.

L’uomo in meno altera notoriamente gli equilibri in campo, sebbene un dispositivo tattico accorto possa consentire un adeguato arroccamento a protezione del portiere, quantomeno sufficiente a rendere la vita complicata agli avversari (emblematico, in tal senso, il Genoa di De Rossi contro l’Atalanta, capace di opporre una resistenza tutt’altro che banale alla squadra di Palladino).

Così non è però per i ragazzi di RUNJAIC, che dopo un palo di Gudmunsson, capitolano al 21º su una punizione dell’ex Mandragora, abile a infilare una barriera mossasi con evidente approssimazione. Ma il gol subito non scuote i friulani che subiscono a 3’ dal termine della frazione il 2-0 da parte dello stesso Gudmunsson abile a destreggiarsi sul limite dell’area, segnatura che proprio in quanto maturata in superiorità numerica, non da di fatto scampo ad una sconfitta oramai inevitabile. Addirittura poi é N’dour sulle battute finali (50º) in pieno recupero, a confezionare di testa un 3-0 assai castrante per pensare ad una benché minima possibilità di recupero.

Alla ripresa “misteriosa” la sostituzione di ZANIOLO (il più pericoloso) e ZANOLI (buona qualche sua accelerazione in fascia) per LOVRIC e KAMARA al rientro. Il tecnico si é rifugiato in un – preferisco tenere la motivazione per me – Vero però che i 48’ giocati in ripresa, si son rivelati una lenta agonia con la doppietta di Kean inframezzata da una bella marcatura di SOLET al 66º minuto, dopo tre tentativi di testa del francese andati abbondantemente a lato.

Brutta botta quella patita al Franchi, con una difesa che raggiungendo quota 27 gol subiti si candida proprio con la Viola… a primeggiare nella speciale classifica non troppo ambita.

Eppure presi singolarmente i difensori bn non sembrano tra i peggiori in circolazione… Essere rimasti in 10 uomini sin dalle prime battute, significa tutto e niente, l’esempio lampante é l’organizzazione data al Genoa da Daniele De Rossi, che non solo é si é strutturata per resistere ben 87’ cedendo solo a poche battute dal finale, ma creando addirittura due limpidissime azioni da rete.

Gli alti e bassi dunque continuano in casa bn, senza alcun soluzione di continuità. Ad una gioia segue puntualmente una fase di tristezza, segnale che dopo quasi un girone non siamo ancora in grado di capire se e quale potenziale possa esprimere questo gruppo.

AM

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