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Ed ora tanto turn over

Quando scrivevo del bagno d’umiltà intendevo proprio questo.
Monica Tosolini

Quando scrivevo del bagno d’umiltà intendevo proprio questo. Intendevo quello che abbiamo visto contro la Lazio. Una squadra che produce molto, ma il cui attacco non riesce a finalizzare come dovrebbe. La coperta corta è dovuta, quest’anno, unicamente dalla mancanza di una punta d’area, di un attaccante dal piede gentile. Ma non fermiamoci sulle critiche anche quando le cose vanno bene, perché il pareggio con la Lazio è macchiavellico, pragmatico, è molto positivo! Allora cerchiamo di mettere insieme qualche pensiero.

GOTTI & IL PASSATO

Vi ricordate quando arrivarono Sanchez e Jorgensen? Il primo anno non parevano proprio dei grandi giocatori. Ma li si inserì piano piano, gradualmente. Si chiama programmazione tecnica. Quella che è mancata all’Udinese negli ultimi sette anni. Quest’anno c’è perché c’è Gotti. Perché finalmente abbiamo una squadra allenata. E’ visibile, è palese, un miglioramento nel tempo del modo di stare in campo, del modo di leggere i diversi momenti della partita. 91esimo: De Paul tira invece di tenere palla e si vede girarsi verso la panchina per giustificarsi, perché qualcuno gli ha rimproverato di aver dato palla alla Lazio. Memori di quanto successo contro il Genoa, si è cercato di migliorare. A un problema si trova una soluzione di crescita. Poi, al 93esimo, quando l’argentino ha colpito il palo all’ultimo secondo, penso che mezzo Friuli si sia giocato l’ultima possibilità di andare in paradiso. Credo che sia siano levati al cielo tanti di quei porconi che nemmeno il peggior Bepi Barete della più infima osteria di montagna durante una briscola andata male. Ma torniamo a Gotti: è merito suo se Wallace e Becao stanno imparando ogni partita di più a stare in campo, a giocare con e per la squadra. Per due brasiliani imparare la tattica all’italiana non è facile, eppure si vedono risultati che solo fino a mesi fa sarebbero stati impensabili. Quando ci sono certezze, quando c’è competenza, il gruppo cresce e con lui crescono anche i nuovi arrivati.

DIRETTORI SPORTIVI

quest’anno è il peggiore nella storia del calcio, per come li ricordi io, dal punto di vista del lavoro che dovrebbero fare i direttori sportivi. Rimarrò sempre della mia idea che il calcio è diventato una scusa per portare capitali all’estero in paradisi fiscali e che il mercato estivo e invernale siano la sua massima espressione. Ma che sia una questione finanziaria fiscale o che sia questione di incapacità, la Seria A denota squadre improvvisate, senza capo né coda, compagini costruite per allenatori diversi da quelli scelti. L’Udinese fa eccezione: Marino ha fatto un ottimo lavoro quest’estate e ha sbagliato meno di quello che pensavo a gennaio. Certo, ci manca la punta d’area, ma è inutile pensare da tifosi quando in società si ragione da fondo comune d’investimento. A gennaio avevamo una buona situazione di classifica, ma non tale da poter “sognare” e come al solito si è pensato al bilancio più che al risultato sportivo. Solo che pensavo ci fosse un gran buco anche a centrocampo, lasciato dalla partenza di Barak. Invece Jajalo aveva solo bisogno di giocare con continuità e Wallace sta crescendo tantissimo. Mi piace pensare (spero non sognare) che Gotti e Marino si siano parlati ed abbiano deciso, mediando con gli intenti societari, di puntare su giocatori che vedevano bene in allenamento.

FORMA FISICA

abbiamo una forma atletica non delle migliori, ma penso dipenda dal DNA di questa squadra. Noi siamo fatti per il gioco in verticale; facciamo fatica a giocare in orizzontale e anche qua si vede la mano del tecnico nel cercare di far crescere l’Udinese da questo punto di vista. Verticale significa correre molto, molti scatti, molta fatica sulle gambe. Specialmente se la difesa non sempre sale a seguire l’attacco. Ieri sera il commentatore tecnico di Sky era Adani (se non sbaglio) e ha fatto notare una cosa molto intelligente: la partita era stata preparata per correre il meno possibile. Le nostre punte non andavano a pressare i difensori laziali là dove iniziavano l’azione. Ogni millesimo di energia doveva essere trattenuta per poi fare ripartenze, contropiedi veloci. Non tutti lo avrebbero capito. Se contro la Sampdoria abbiamo sbagliato il secondo tempo (ma i doriani vivono uno stato di forma fisica eccezionale), contro la Lazio abbiamo occupato benissimo gli spazi in fase difensiva ed abbiamo punto in avanti. Purtroppo ci manca il Totò, il Caputo di quest’anno… altrimenti avremmo molti punti in più.

TURNOVER

e questo ci porta all’ultimo punto. Società o non società, questo è il dilemma… Penso che la società e i giocatori vogliano essere titolari contro le grandi per mettersi in mostra. Tutti vorrebbero giocare contro Napoli e Juventus, far vedere di cosa si è capaci per poi vendere/approdare a squadre che paghino meglio o vincano (propendo per la prima sulla seconda). Ma c’è anche una variabile sportiva da non sottovalutare. Se sprechiamo energie e titolari (sempre più contati) contro queste due squadre contro le quali la sconfitta è molto probabile, potremmo poi arrivare senza fiato e con le ossa rotte contro Cagliari e Lecce. A mio avviso, se vogliamo finire bene il campionato e dare il massimo di quello che possiamo, allora nelle prossime due partite bisogna ricorrere al turnover più massiccio che c’è. Bisogna dare un’occasione a chi ha giocato meno, bisogna rimettere ossigeno e birra nelle gambe di chi può fare la differenza. Sarò rivoluzionario, ma se vogliano ottenere il massimo, se vogliamo davvero avere una mentalità vincente, dobbiamo puntare a vincere le battaglie alla nostra portata e non sprecare energie inutilmente o quasi.

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