La sconfitta contro il Cagliari in casa si può annoverare tra quegli eventi che capitano nel calcio. Capita di dominare una partita; di condurla, di concludere tante volte verso lo specchio della porta, per poi gettare tutto alle ortiche con un omaggio proteso agli ospiti in gita a Udine, i quali con il minimo sforzo hanno portato a casa i tre punti. Attenzione. Non voglio sminuire la prestazione del Cagliari che è stata resiliente, compatta; stretta attorno ad un super portiere, che meriterebbe anche di vestire l’azzurro della nazionale; i difensori si sono immolati più volte; hanno messo in evidenza spirito di abnegazione, di sacrificio, lottando con le unghie e con i denti su ogni cm di campo in quel maledetto sabato, per citare un noto film di Al Pacino; ok era domenica ma ormai si sa, i tempi cambiano, e di domenica non si gioca più quindi anche certi detti vanno rivisti e ricorretti. Gli isolani si sono dimostrati coriacei quindi, hanno saputo soffrire e soprattutto, si sono dimostrati pronti a scartare il regalo che è piovuto dal cielo. La vittoria non fa una piega. Nel calcio vince chi sbaglia meno e il Cagliari si associa al 100% a questa equazione. L’Udinese ha sbagliato clamorosamente invece, su quel retropassaggio che ha spianato la strada al figlio d’arte, che con il gol ha cancellato qualche brutta avventura stradale capitatagli in settimana.
L’Udinese non è nuova a regali di questo genere. Ne abbiamo visti anche nei campionati passati. Capitano nel calcio certo, ma speri sempre che capitino agli avversari. Per il resto alla squadra non le si può rimproverare molto. In questa partita si è tornati alle prese con gli infortuni, stavolta da parte di quello con più chance di inscriversi all’infermeria, ovvero Keinan Davis, anche se la sua parrebbe essere solo una decisione precauzionale visto il suo storico quanto a infortuni. Alla fine la coppia Zaniolo Davis è durata la bellezza di 37’, il tempo per l’inglese di alzare bandiera bianca. I primi 37’ per loro due assieme in questo campionato, stante che la prima gara contro il Como con Zaniolo in campo Davis aveva già marcato visita sempre per il medesimo “scrupolo” chiamiamolo così, muscolare. Alla vigilia ci si chiedeva se Zaniolo, che aveva un tempo nelle gambe, sarebbe stato speso dall’inizio o a gara in corso, verrebbe da dire meglio così, perché altrimenti non li avremmo visti assieme nemmeno contro il Cagliari, e, sapendo che in ogni caso Davis al 70’ sarebbe uscito, subentrando dalla panchina l’ex di molte squadre, alias Zaniolo, avrebbe giocato assieme al platano di Stevenhage solo per una manciata di minuti. Alla fine per lo meno li abbiamo visti comunque assieme per poco più di mezz’ora, dove Zaniolo ha fatto vedere tanta volontà ma poca freschezza atletica; tanta ostinazione nel provare giocate personali che ancora non riescono perché il fisico ancora non sorregge quello che pianifica la mente, mentre Davis si era distinto per un bel diagonale mancino finito a fil di palo dopo una bella iniziativa personale. L’Udinese ha fatto sempre la partita, incontrando le solite difficoltà che incontra contro le squadre che a Udine vengono a chiudersi a doppia mandata come il Como, ma, per assurdo, ha prodotto di più quando Davis e Zaniolo sono usciti, nei secondi 45’, con le riserve in campo, ovvero Gueye e Chakvetadze. Ebbene si, il giovane attaccante francese è apparso bello vispo; si è mosso bene, ed è andato al tiro pericolosamente più volte chiamando Caprile a due super interventi, si era ancora sullo 0 a 0, mentre il georgiano ha dimostrato di avere buona tecnica, discreta visione di gioco, e buona capacità di smistare il pallone, sebbene, a mio giudizio, abbia dato il meglio quando posizionato a fianco di Karlstrom, una volta uscito un apatico e deludente Miller. Credo che la posizione più consona di Chakvetadze possa essere proprio quella, nei due di centrocampo, a muovere palla con maggior qualità di Piotrowsky, e forse anche meno inserimenti, e con maggior personalità di Miller, qualità sulla quale ancora deficita. Alla fine della fiera l’Udinese ha concluso la gara con un tasso XG di 2,13 ( contro gli 1,12 del Cagliari) un 65% di possesso palla, 26 tiri a 5, di cui 5 a 2 nello specchio. 16 tiri respinti, che hanno portato a 16 corner. Sono numeri che ci ricordano che il calcio non è la boxe, ma come nella boxe quando l’avversario colpisce una volta ma colpisce duro, puoi andare al tappeto e non rialzarti prima del conteggio dell’arbitro. L’Udinese si è rialzata è ha reagito, ma sabato è mancata anche un pizzico di fortuna. Un miracolo in meno di Caprile e uno di quei tanti tiri deviati che finisce nel sacco anziché in corner, e si starebbe parlando di altro, ma tutto ciò non è avvenuto, pertanto si sta a parlare della terza sconfitta consecutiva; di un viatico pessimo per giungere alla sosta lunga, perché in queste tre settimane il nervosismo e la frustrazione pervaderà lo spogliatoio, ma è il calcio. Nel calcio si possono perdere gare anche così. Va accettato, e anziché fare del vittimismo vanno analizzati gli errori, o l’errore, che hanno permesso tutto ciò. Si perché l’autocritica va fatta quando si vince, figuriamoci se si perde. Gli alibi stanno sempre a 0. Contano i risultati, e i risultati sono sempre conseguenza di quello che si porta in campo.
Di buono c’è che dopo la sosta rientreranno gli infortunati, e che già contro il Cagliari si è rivisto un vispo Zanoli. Quanto è mancato.
Paolo Blasotti