Udinese Cremonese non è stata molto diversa da altre sfide contro le provinciali viste qua allo Stadio Friuli. Contro la squadra di Gianpaolo, l’Udinese di Runjaic ha evidenziato le stesse difficoltà nel fare gioco palesate contro squadre che vengono a chiudersi e attendono gli eventi. Ne abbiamo viste di gare così, da quella col Verona, la prima di campionato, a quella con il Genoa; da quella con il Sassuolo a quella con il Parma, più recente. Abbiamo sofferto le pene dell’inferno persino contro il Pisa ultimo in classifica, la quale nel secondo tempo fece ballare la rumba ai bianconeri, portando a casa un meritato pareggio. I punti concessi alle provinciali in casa sono stati davvero tanti, insomma. The dark side of the Season. L’altra faccia di una stagione comunque positiva. La faccia più scura, che si materializza quando l’avversario meno nobile attraversa la strada dell’Udinese. L’avversario che ti lascia il pallone e ti dice “ coraggio vieni a stanarci, noi ce ne stiamo qua dietro… vediamo di cosa sei capace”. L’Udinese, la chiave per aprire certe serrature non l’ha mai avuta quest’anno, e certe situazioni tattiche fanno emergere tutti i limiti di una squadra dal lento giro palla, e che soffoca laddove spazi da attaccare non ci sono.
La gara con la Cremonese poteva però avere un prologo diverso, visto e considerato che la squadra di Giampaolo, oltre ad essere molto più determinata alla ricerca dei punti salvezza, avrebbe dovuto scoprirsi e fare lei la partita. E allora pensi, magari oggi va diversamente; magari oggi la provinciale di turno sarà costretta a concedere spazi, e verosimilmente per l’Udinese potrebbero aprirsi situazioni di gioco più congeniali. Tale logica viene però spazzata via dopo 9’, il tempo che ha la Cremo di portarsi in vantaggio, sfruttando un errore terribile in uscita dal basso di Kabasele, che favorisce la conclusione di Bonazzoli, solitamente chirurgico da quella posizione, al quale si oppone alla grande Okoye, che nulla può sul tap in del vecchio pirata Vardy, l’uomo che ha combattuti nei nobili mari del nord, e che questa corsa salvezza di certo non po’ farlo tremare, ne nei piedi ne nell’animo.
L’1 a 0 ha così l’effetto di cancellare il proposito degli spazi da attaccare, perché la Cremonese dal 10’ si chiuderà in difesa del minimo vantaggio, ritirando tutti gli effettivi dietro la linea della palla, ben sapendo che in questo modo l’Udinese può essere anestetizzata, e di ragione ne ha da vendere. La squadra di Runjaic con un errore decisivo, ha ribaltato un piano gara che avrebbe potuto favorirla, per riproporre la medesima scena che abbiamo sempre visto quest’anno al cospetto della provinciale di turno: bianconeri a cercare di fare la partita, a 2 all’ora, e avversari chiusi a riccio. Di fatto, a scanso di miracoli, ed episodi da calcio d’angolo, fare breccia nel muro avversario sarebbe fin da subito parso difficile, se non impossibile. Così è stato. Un Dejavù di troppe gare alle quali abbiamo assistito; quelle gare per le quali l’Udinese non ha mai disposto delle istruzioni per risolvere il rompicapo. Le assenze di Zaniolo ed Ekkelenkamp non hanno aiutato certo, ieri però si è fatta sentire pure, udite udite, l’assenza di Ehizibue. Senza un interprete del ruolo di fascia destra, la manovra bianconera è apparsa oltre che elefantiaca, anche monca, con il solo versante di sinistra impiegabile per andare al cross, con Kamara. Con la Juve venne impiegato Zarraga, con i risultati che ben conosciamo. Ieri sera è stato il turno del giovane Arizala, che però ha il suo ufficio sempre a sinistra, e il giovane e talentuoso colombiano, si è fatto notare solo per lo scarico all’indietro ogni qualvolta gli arrivava palla, senza provare mai un’accelerazione verso il fondo, dimostrando che lui la linea laterale che delimita il campo è troppo abituato a guardarla dal lato sinistro della figura, e non sul lato opposto. Da quel lato è stato provato nella ripresa anche il redivivo Zemura, dopo lo stop di 2 mesi, ma con i medesimi risultati, e nel finale Bertola; idem. Se ci pensiamo è andata anche bene così. Fu una decisione societaria quella di rimanere con il solo Ezhibue quale interprete del ruolo, per tutto il girone di ritorno, in conseguenza all’infortunio di Zanoli, a 4 giorni dal gong di fine mercato invernale, e fortunatamente il buon Ezhibue ha goduto di buona salute per tutto il girone, perché si fosse infortunato pure lui, Kosta Runjiaic si sarebbe trovato in mezzo ad un bel problema di formazione, e forse quota 50 punti non li avrebbe mai toccati.
Ma i problemi palesati ieri sera non si riducono alla sola sterilità sul versante destro. Atta è apparso in versione apatica e indisponente. Kabasele anche dopo il gol, si è fatto soffiare la merenda una volta di troppo dal quarantenne Vardy; Miller un po’ troppo timido; Buksa ha dimostrato di essere più dannoso che utile, evidenziando tutti i suoi, tanti, limiti sia tecnici che fisici. Non ha tenuto un pallone; non ha offerto una sponda interessante; non è stato in grado di attaccare la porta sui cross a spiovere, e si è rivelato approssimativo dal punto di vista tecnico. Forse troppo per la categoria. Per lui sono stati spesi 5 milioni, e all’anagrafe risulta che a Luglio compirà 30 anni!! L’impressione che questa categoria gli stia troppo larga, è pertinente e suffragata dai fatti.
Poco ha potuto fare anche Davis, che quantomeno è riuscito ad indirizzare verso la porta un colpo di testa, e dal punto di vista del raccordo del gioco, il suo lo ha fatto. Pareva un panterone in gabbia, e poco supportato dal resto del gruppo, deludente in tutti i suoi elementi.
La Cremonese si porta a casa una vittoria che probabilmente servirà a poco visto il successo insperato del Lecce a Sassuolo, mentre l’Udinese si congeda dal suo pubblico con una prestazione pessima, una delle tante con questo genere di avversari, ma con il credito di 50 punti, che da queste parti non si toccavano da 13 anni, e allora va bene anche così. Tutto passa in cavalleria, con un pensiero però alla prossima stagione, dove andrà tirata una bella linea; pianificato il futuro e chiedersi se, una volta arrivati a questo bivio, che direzione si dovrà intraprendere, se continuare a galleggiare verso salvezze più o meno comode, o se volgere lo sguardo un po’ più in su, magari verso l’Europa, anche meno nobile. Per quello però serve qualche correttivo, oltre al solito trading di giocatori, e soprattutto disporre di un impianto di gioco che offra soluzioni anche per partite chiuse e ostiche come questa, come ce ne sono tante nel campionato italiano. Non si può vivere solo di spazi e ripartenze, e non si può sperare ogni anno di scalpare tante big come in questa stagione, che da questo punto di vista, rimarrà un unicum assoluto.
Paolo Blasotti