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Concreta e cinica

L'Udinese sa cosa vuole e cosa fare per ottenerlo, è pragmatica ed equilibrata
Redazione

L’Udinese sbanca Il Brianteo e ottiene la sua 600.ma vittoria nella storia in serie A. Un traguardo notevole frutto anche delle ormai tante stagioni in massima serie per l’Udinese, ormai ben 52, delle quali le ultime 33 tutte di fila. 

La partita di Monza nasceva tra mille insidie. Un po’ per le tante defezioni con le quali aveva a che fare Runjiaic, da Kabasele a Palma, passando per Zaniolo e il lungodegente Zanoli, e un po’ perché i brianzoli dopo la debacle a San Siro della prima giornata avevano voglia di esordire in campo amico con un risultato positivo. Va detto che anche Juric era alle prese con assenze pesanti, su tutte Pessina ma anche il nuovo acquisto Ngonge. 

La squadra di Juric, in effetti, era partita subito a spron battuto, mettendo in difficoltà con il pressing alto l’impostazione dal basso bianconera, e su due palloni persi in fase di palleggio, uno da Piotrowsky e uno da Karlstrom, sono nati i primi due pericoli per la porta bianconera, sui quali Okoye ha dovuto già sporcare i guantoni.  Juric aveva impostato la gara uomo su uomo, come da sua dottrina, con Colpani e Cutrone e Varela a mettere fretta al palleggio dei tre difensori di Runjiaic nonché a Karlstrom, quando chiamato ad abbassarsi da centrale difensivo. La partenza del Monza è un condensato di voglia, ardore e tutto l’entusiasmo che una neopromossa vuole scatenare sul rettangolo verde, per mettere le cose in chiaro, sapendo che l’Udinese non fa delle uscite pulite dal basso il suo pane, anche se Runjaic in questi anni ci ha insistito fino all’accanimento terapeutico. L’Udinese degli ultimi mesi, però, quella delle ultime giornate dello scorso campionato, e quella di quest’anno, sembra aver cambiato filosofia. Realizzando che proprio questo aspetto di gioco era foriero più di lacrime che sorrisi, Runjaic ha cominciato pian piano ad imbastire la sua squadra verso un calcio più diretto; va bene il pressing alto, ma per poi, una volta riconquistata palla accelerare subito in verticale con meno transizioni possibili per arrivare subito al tiro, anziché tornare all’indietro per condensare uno sterile possesso palla. Il gol al Como la scorsa settimana era figlio proprio di questa filosofia. Il gol del vantaggio a Monza, dopo un avvio un po’ balbettante idem. Sul pressing alto dei bianconeri sono stati gli uomini di Juric a sbagliare nell’uscita dal basso; pallone arpionato da Davis, apertura per Ekkelenkamp in ampiezza, tiro deviato, assist di Kamara e giocata di fino di Piotrowsky che controlla col destro e piazza da manuale col sinistro nell’angolino. Rapido, semplice e soprattutto terribilmente letale. L’Udinese non è parsa bella come all’esordio col Como. Tutt’altro. E’ parsa però superiore al Monza in tante componenti: cifra tecnica, fisicità e soprattutto mestiere. I tanti anni di serie A dell’Udinese, contro le sporadiche e solo recenti apparizioni nella massima serie del Monza, hanno contribuito a dilatare la distanza tra le due squadre. Si è visto come dopo il vantaggio la squadra di Runjaic ha preso in mano il dominio della gara spegnendo le bollicine brianzole dei primi 20 minuti. Si è visto anche quando, l’Udinese si è fatta sorprendere in contropiede, dopo il vantaggio; scoperta sul fronte sinistro dopo un lancio di 50 metri di Ondoa per Cutrone, con la palla che poi passava dai piedi di Mangas a pescare il tutto solo Colpani che riusciva a trafiggere Okoye. Nell’occasione Ebosse era rimasto il bianconero più avanzato, in un tentativo di pressing altissimo ( dettato dalla scuderia?), la mancata copertura di Kamara, e la tardiva lettura finale di Piotrowsky hanno fatto si che Colpani si facesse trovare tutto solo per battere a rete. Errore da matita blu, per una squadra esperta come quella friulana. A Runjaic non sarà piaciuto questo elemento. Dicevo che la maggiore esperienza dei friulani si è vista anche dopo questo schiaffo a mano aperta, perché proprio quando il Monza pareva averla rimessa in asse, i bianconeri hanno rimesso la testa in avanti, con decisione e cinismo che solo certe squadre possono avere; e se il gol di Kamara, per quanto fosse bello il tiro, deve ringraziare la complicità del portiere di casa, il gol di Ekkelenkamp è una gemma di rara bellezza in controbalzo. Entrambe le azioni sono nate da calci d’angolo conquistati con decisione e voglia di riprendersi il centro del ring. Due mazzate che hanno rimesso al tappeto un Monza che si era solo illuso.

Il controllo della gara dell’Udinese è stato evidente almeno fino all’ora di gioco, quando il Monza sembrava inebetito, e alla squadra di Runjaic è mancato forse l’ultimo step. La cattiveria assoluta delle grandi squadre, che chiudono la contesa al momento propizio. Le occasioni di Unai Gomez ( ancora scollegato dai fili del gioco) di Ekkelenkamp e di un Davis non al meglio ma comunque prezioso, rimanevano solo tali, e  quando non la chiudi, l’avversario solitamente la riapre. Il modo in cui la gara è stata riaperta di nuovo rappresenta un altro elemento che non è stato di gradimento a Runjaic. Traversone da destra, Solet che all’ultimo scala su Colpani; Ebosse che scala in ritardo su Varela, e Kamara che rientrando con le mani in tasca aveva gentilmente regalato anche il suo uomo alla marcatura del camerunense ex Torino; male tutti nel contesto, per marcatura e scalate. Fosse arrivata la palla a Colpani, per dire, sulla quale montava la blanda marcatura di Solet, sarebbe stato comunque gol. 

Tutto ciò non è stato sufficiente a cambiare destinazione ai tre punti, che rimanevano saldamente in mano bianconere. Il Monza ci ha messo tanta volontà, tanto cuore, ma anche tanta confusione, e aldilà di un fatturato voluminoso di traversoni, non è riuscita a creare pericoli, offrendo l’impressione che se anche fosse durata un altro giorno la gara, non sarebbe riuscita a segnare. Il meglio di se la squadra di Juric l’aveva offerto nel primo tempo, laddove erano piovute le occasioni migliori, ma dove è stata schiacciata dal grande pragmatismo e cinismo dell’Udinese, squadra ben più scafata anche in presenza di qualche defezione importante.

Cosa ha detto questa gara? Ha detto che la Squadra di Runjaic ha una sua identità. Si, lo aveva dimostrato anche col Como e lo ha ribadito a Monza. E’ bella da vedersi? Più no che si. Intendiamoci, col Como aveva accontentato anche l’occhio. A Monza l’occhio si è inumidito di lacrime di commozione solo sulle tre marcature, belle non c’è che dire, ma per il resto si può soprassedere. La creatura di Runjaic non sarà bella ma sa cosa vuole e cosa fare per ottenerlo. E’ pragmatica. E’ equilibrata. Poi i valori se sono superiori vengono fuori, e con squadre piccole tanto basta. Nel ricordo dello scorso anno quando la squadra faticava con le piccole, beh direi che non è un dettaglio.

Sui singoli. Bene Okoye. Cardi B che in settimana aveva postato parole al miele su di lui tramite i reel dei social, non rappresenta per ora una distrazione dalla sua attività principale, ovvero il calcio. Quando c’è stato da rispondere presente lo ha fatto.

Abankwah forse commette ancora qualche errore di posizionamento, ma anche ieri è stato fondamentale in diverse occasioni, con un salvataggio che vale come un gol. Sta diventando una certezza. Per il resto la gara ha detto che Solet da centrale fa perdere doti di palleggio importanti alla squadra in fase di costruzione, come anche le sue famigerate sortite, che Karlstrom e Piotrowsky  convincono pur con i noti limiti, che gli esterni ben si stanno comportando, che Unai Gomez è ancora corpo estraneo e va rivisto con calma e che Davis anche al 50% è una manna. 

Altre osservazioni? Che Dio ci mandi un suo vice. Probabilmente arriverà alle 19:59:59 di Martedì 1 Settembre. Nel frattempo pare prossimo l’arrivo di Lazar Jovanovic. Samardzic vibes per lui, non solo per il nome e la nazionalità ma anche per lo stile di gioco. L’acquisto è di quelli che piace eccome, e visto che agirebbe sulla trequarti ha un mese di tempo ( tanto durerà l’assenza di Zaniolo) per conquistare Runjaic e far vedere di saperci fare, più del basco Gomez.

Paolo Blasotti

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