L’Udinese trafuga 3 punti preziosi al Ferraris, chiude anche matematicamente il discorso salvezza ( semmai fosse stato ancora aperto) e torna a casa con il sorriso sulle labbra, di chi fa la conta di quanto abbia fruttato il colpo messo a segno, ancora con le maschere addosso. Perché quello di Genova è stato il colpo perfetto con un piano perfetto, degno del miglior Arsenio Lupin, mentre il Genoa di De Rossi ancora si sta chiedendo come possano essergli sfuggiti da sotto il naso i 3 punti, cercando di riguardare i filmati dell’impianto di video sorveglianza del Caveau, saccheggiato in due rapide sortite da Ekkelenkamp e Davis.
Figure allegoriche a parte, il calcio è bello anche per questo. Perché da la possibilità a tutti di vincere, anche se il campo racconta un’altra verità. Le verità del campo però si fermano…al campo, e ciò che conta rimane il risultato, che fa classifica, morale, e che appunto staglia o toglie i sorrisi dalle labbra.
Il calcio è bello perché può raccontare più verità. Si dice che chi vince festeggia e chi perde spiega, e il Genoa ne avrà da spiegare e rammaricarsi per una sconfitta che mai avrebbe meritato sul campo, ma che è invece maturata comunque perché nel calcio vige sempre il concetto universale laddove chi segna vince, e ha ragione, e chi si ferma al palo ( o ai pali ) impreca.
Il calcio è bello perché anche chi non ci sa giocare, o dimostra di non saperlo fare, come l’Udinese di ieri, può ambire ad un posto al sole, e trovare il suo momento di gloria.
Il primo tempo di ieri dell’Udinese penso sia stato il più brutto da tanto, tanto tempo a sta parte; dico questo nonostante i miei occhi siano stati, negli ultimi anni, allenati alle peggiori brutture. Mi vengono in mente diverse partite con Sottil al timone, piuttosto che con Gotti, Davide Nicola, Oddo, le ultime del Cioffi bis, per passare anche attraverso alcune delle ultime di Gigi Del Neri ( la sua ultima recita in casa con il Cagliari che ne determinò il suo esonero nell’autunno 2017 sarebbe stata da vietare ai minori). Ma nonostante tanti indegni spettacoli, ai quali abbiamo assistito negli ultimi tempi, un primo tempo brutto come quello di ieri sera fatico a trovarlo. Un tempo nel quale la squadra di Runjiaic era talmente in balia del Genoa da riuscire a sbagliare qualsiasi appoggio che non fosse all’indietro. Dico all’indietro perché anche un solo passaggio laterale ieri sera pareva di una difficoltà estrema; al 40’ del primo tempo Ekkelenkamp, così per dire, da poco fuori l’area di rigore, serve in orizzontale Vitinha, il quale sorpreso da tanta grazia, fallisce per la seconda volta il gol del vantaggio graziando i bianconeri, ieri per l’occasione vestiti in oro. Lo aveva già fatto poco prima su un rilancio sbagliato di Solet, un intercetto di prima da parte di Ostigard in anticipo su Zaniolo, e un’uscita con il fuso orario sbagliato di Okoye. Nel frattempo già nei primi minuti si aveva assistito ad episodi grotteschi. Ezhibue alla prima verticalizzazione al secondo minuto di gioco aveva già regalato palla agli avversari; Kamara un minuto dopo cercando lungo linea di servire Ekkelenkamp; Quindi l’Atta show: nei primi 23 minuti il francese è riuscito a perdere ben 5 palloni, due facendosi anticipare, altri due cercando di sgommare in dribbling in mezzo agli avversari, incespicando goffamente ( una novità per lui) sul pallone, e un altro sbagliando l’appoggio. Vogliamo continuare? Zaniolo che in ripartenza in campo aperto, con l’uomo addosso, scopre la palla e se la fa soffiare, con un ventaglio di soluzioni a disposizione, dalla sterzata verso il centro del campo, allo stop and go per mandare al bar l’avversario, al portarsi la palla sull’altro piede per impedire qualsiasi intervento del difensore, ma il meglio doveva ancora offrirlo. Sul finire del primo tempo riesce a ciabattare un banale cross in area, vanificando una gustosa occasione creata da un break di Ehizibue, mentre un minuto prima aveva ignorato Atta tutto solo all’ingresso dell’area, per andare a calciare in autonomia con l’uomo addosso. Insomma gli errori sono stati tanti, troppi e badate bene, errori spesso non indotti, e sui quali, per quanto si possa criticare l’allenatore per l’assenza di gioco e di un’identità che richiama esso, questi errori trascendono ogni alchimia tattica, essendo errori puramente INDIVIDUALI, sia di concetto che tecnici; con giocatori che sbagliano in questa misura, diventa impossibile per un allenatore produrre calcio.
In tutto questo il Genoa fa la sua bella partita e figura, con Malinovsky ormai trasformato in perfetta mezzala che dispensa gioco e cambi di campo con il goniometro; Ellerson e Norton Cuffy che scompigliano i piani venendo spesso dentro il campo, con i braccetti Vasquez e Marcandalli che si sovrappongono in fascia con gamba e coraggio; Colombo che non da punti di riferimento davanti, e che quando ne ha l’occasione tuona in porta con il suo potente sinistro, e Ostigard che anticipa gli avversari fino al centro del campo, con aggressività e concentrazione. Se il Genoa avesse avuto anche due trequartisti sul pezzo ( opaca la prova sia di Messias che di Vitinha) il primo tempo lo avrebbe chiuso meritatamente sul 2 a 0. Il pressing attuato dalla squadra di De Rossi, non è stato sempre asfissiante, ma quando veniva portato era collettivo e totale. Dispendioso di energie certo. Energie delle quali la squadra del Grifone si è sentita forse svuotare un po’ nella ripresa. Dopo aver prodotto tanto nel primo tempo, tra gol sbagliati e pali colpiti ( dicono che la traversa colta da Malinovsky abbia fatto fare un sussulto pure al sismografo), nella ripresa ha cercato di mantenere un baricentro alto, peccando però di lucidità sia nelle scelte in fase conclusiva ( una solo tiro nello specchio) sia in fase di riassetto delle linee. L’Udinese non è una squadra alla quale si può concedere campo, e nella ripresa ha potuto beneficiare di numerose situazioni nelle quali è potuta scivolare in transizione come meglio le aggrada. Runjiaic è stato costretto ad avvicendare un ectoplasmico ( e indisponente ) Atta per sposare la concretezza del suo fedele scudiero Piotrowsky. Il polacco non ha portato nessun upgrade tecnico ( ovviamente) ma almeno ha rappresentato un elemento sul quale appoggiare la manovra ( con Atta l’Udinese nel primo tempo ha giocato in 10); al 66’, così, Zaniolo ha azzeccato l’unica giocata della partita, sul perfetto inserimento di Ekkelenkamp ( la sua qualità migliore) e l’errore di Bijlow, (stavolta è lui ad uscire con il fuso orario sbagliato ) hanno completato il perfetto allineamento dei pianeti che hanno consentito un vantaggio, che ha fatto scattare la prima sirena d’allarme del Caveau del Banco di Genova, da far pervenire alla stazione della Polizia. L’impossibile che diventa possibile. De rossi che inspiegabilmente toglie dalla contesa un ottimo Colombo, fa un bel favore a Runjiaic. Il Genoa che si allunga terribilmente colto da frustrazione, e concede tanto campo alle ripartenze dell’Udinese, pure; in un paio di circostanze avrebbe l’occasione di chiudere la gara ben prima di quanto non lo faccia alla fine Davis al 95’, il quale , lui si sempre all’altezza della situazione, capitalizza alla grande l’unica palla ricevuta in tutta la partita. One shot one kill. Quando il platano di Stevenhage scuote la rete per la seconda volta, il colpo ferale da un milione di dollari è compiuto. Tra l’incredulità di una squadra, quella friulana, che oltre ad uno spirito resiliente, tanta fortuna, e poco calcio, riesce a portare a casa l’intera posta, e quella del grifone, che si guarda in giro alla ricerca di un colpevole, ma che deve anche recitare il mea culpa, per le occasioni sciupate nel primo tempo, e ricordandosi che nel calcio conta chi la butta dentro, e il resto è fuffa e materiale da chiacchiericcio nel salotto buono con il The, piuttosto che al bar davanti ad una birra.
Napoleone diceva che è meglio avere generali fortunati che generali bravi, beh in questo contesto, il generale Runjiaic si dimostra fortunato più che bravo, ma d’altronde nel calcio la componente fortuna ha sempre avuto un posto in prima fila, in mezzo ai meriti e alle strategie, e se Napoleone Bonaparte avesse sempre avuto generali fortunati, non avrebbe mai conosciuto la sua Waterloo. Il generale Runjiaic se ne torna a Udine con il sorriso stampato sul viso, con 39 punti in saccoccia, e con una quota 50 che rappresenta il delta delle sue ambizioni ( almeno quelle dichiarate), ancora possibile.
Paolo Blasotti