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C’è un’Udinese con Davis e una senza

Infortuni in corsa e deboli alternative in avanti, penalizzano una buona ora di gioco
Redazione

Non basta una buona ora di gioco all’Udinese per fare punti al Friuli. E forse è proprio questo il dato più amaro della serata: una squadra capace di tenere testa alla Lazio per larghi tratti, intensa, fisica e anche piacevole nello sviluppo della manovra, finisce per lasciare per strada una partita che, per quanto visto, avrebbe potuto e dovuto avere un epilogo diverso.

Nella prima frazione i bianconeri hanno imposto ritmo e intensità, proponendo trame di gioco che hanno messo in difficoltà una Lazio abituata a fare delle geometrie e del palleggio uno dei propri punti di forza. La fisicità dell’Udinese ha spesso spezzato sul nascere le costruzioni dei romani, impedendo agli uomini di Gattuso di prendere stabilmente il controllo della gara.

Poi, però, sono arrivate le tegole. Prima Piotrowski, peraltro ben rimpiazzato da Miller. Poi quella ben più pesante di Solet, difficilmente sostituibile per il peso specifico che il francese riveste nella retroguardia bianconera.

E non è un dettaglio. Senza il proprio granatiere, quello che dietro spesso sbroglia situazioni complicate con personalità e fisicità, l’Udinese ha progressivamente perso sicurezza nella gestione della palla. La squadra ha iniziato pericolosamente a rinculare, concedendo campo a una Lazio che, naturalmente, non aveva alcuna intenzione di rifiutare l’invito.

Eppure il vantaggio arriva nel modo migliore, e strano a dirsi, all’inizio della ripresa.

La giocata del capitano, a tu per tu con Mandas, è di quelle che spaccano la partita: palla sotto le gambe del portiere e tifosi in festa. Gran parte del merito, tuttavia, va attribuita a Davis, capace di inventarsi un assist fenomenale di tacco nonostante la marcatura. Una giocata da centravanti vero, di quelli che non si limitano a occupare l’area, ma sanno anche creare calcio.

E per un po’ la partita sembra incanalata nel verso giusto. L’Udinese regge, combatte e soprattutto sembra avere le armi per mettere in difficoltà l’avversario, ma le sorprese son dietro l’angolo.

La squadra perde campo, e tanto per non smentirsi – francamente, ormai lo si intuiva – chi poteva essere a timbrare il cartellino? Così come a Monza i fatalisti aspettavano Colpani, questa volta le cassandre bianconere avevano già apparecchiato la profezia: vuoi vedere che Frattesi….

Eh già, proprio lui. L’attaccante occulto che al Friuli, puntualmente, prima o poi bussa a “morto”. Al 75’, infatti con il suo piattone da tre metri da Okoye, il centrocampista non si smentisce e rimette tutto in equilibrio.

Un pareggio che comincia immediatamente ad alimentare qualche malumore. Mancano quindici minuti più recupero e la sensazione non è delle migliori, soprattutto perché davanti l’Udinese non riesce più a tenere un pallone, a far respirare la squadra, a consentirle di risalire.

E qui emerge uno dei problemi più evidenti della serata: Davis è, di fatto, un elemento insostituibile.

Nessuno pretendeva un altro Davis, perché evidentemente non è così semplice andare sul mercato e trovarne uno identico. Ma un giocatore in grado di sostituirlo dignitosamente, quello sì, sarebbe stato lecito aspettarselo. E oggi, quando l’inglese è uscito, l’Udinese ha perso non soltanto un riferimento offensivo, ma una valvola di sfogo indispensabile.

Peccato, perché il buon viatico delle prime due giornate viene di fatto messo,in discussione proprio quando sembrava che l’Udinese potesse raccogliere qualcosa di importante. E il dramma sportivo, infatti, si materializza a pochi minuti dal fischio finale.

Prima Zaccagni fa tremare il Friuli con un tiro dal limite che si stampa sul legno: Okoye non si muove, quasi spettatore interessato di una conclusione che avrebbe potuto chiudere anzitempo i conti. Poi arriva il colpo di testa del neoacquisto Gudmundsson, altro giocatore che evidentemente ha deciso di prendere confidenza molto in fretta quando vede il bianconero.

Una rete che certifica una superiorità laziale emersa soprattutto sul piano della volontà: gli uomini di Gattuso ci hanno creduto sino all’ultimo e hanno continuato a spingere quando l’Udinese sembrava invece accontentarsi di sopravvivere.

Il successo della Lazio, insomma, è voluto. Gattuso e i suoi uomini hanno insistito fino alla fine e sono stati premiati. 

Runjaic, al contrario, si è ritrovato con gli uomini contati e con qualche errore tecnico – quello di Vojvoda sul secondo gol è il più evidente – cui probabilmente non era avvezzo.

Nessun dramma, sia chiaro. Ma qualche riflessione è doverosa.

La prima riguarda il vice Davis: manca. E su questo la responsabilità non può essere scaricata sul tecnico. Difficile, del resto, pretendere che Runjaic faccia miracoli quando deve fare i conti con un organico dal quale è complicato rinunciare a giocatori come Zaniolo, Solet, Palma e Zanoli.

Anche le scelte dell’allenatore vanno però analizzate. Al momento della sostituzione di Davis, Runjaic ha preferito inserire un centrocampista, quasi a proteggere ciò che restava di un risultato che evidentemente sentiva già pericolosamente in bilico. Una scelta che racconta bene il momento della squadra: la paura di non portare a casa nemmeno un punto ha finito per prevalere sulla possibilità di continuare ad attaccare.

AM

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