L’arrivo di David Alaba consegna a Kosta Runjaić non soltanto un difensore di assoluto livello internazionale, ma soprattutto un giocatore capace di modificare, quasi da solo, la geometria tattica della squadra. Il trentquattrenne viennese porta in dote un curriculum costruito ai massimi livelli, tra Bayern Monaco e Real Madrid, ma soprattutto una caratteristica che nel calcio contemporaneo ha un valore particolare: la capacità di interpretare più ruoli senza perdere qualità nella partecipazione alla manovra.
È proprio questa duttilità a rendere particolarmente interessante il suo inserimento nell’Udinese. Alaba nasce calcisticamente sulla fascia sinistra, si afferma come terzino e poi diventa centrocampista, prima di trasformarsi progressivamente in un difensore centrale di grande personalità. Nel Bayern ha ricoperto praticamente ogni posizione della catena sinistra e della costruzione arretrata, mentre al Real Madrid la sua esperienza da centrale ha assunto un peso ancora maggiore salvo i molteplici infortuni cui é stato vittima. Non è dunque soltanto un uomo in più: è un elemento che può modificare l’assetto della squadra a seconda dell’avversario, della partita e della fase di gioco.
Analizzando i reparti, partiamo dunque dalla porta.
L’ottimo avvio di stagione di Maduka Okoye lascia ragionevolmente pensare a una conferma del portiere nigeriano, ormai riferimento importante della retroguardia friulana, nonostante le qualità riconosciute di Mrozak. Padelli completa il reparto.
Davanti a lui, l’ipotesi più naturale porta Alaba nel ruolo di braccetto sinistro della difesa a tre. In questa posizione l’austriaco potrebbe esaltare una delle sue caratteristiche storiche: la capacità di uscire dalla linea difensiva, accompagnare l’azione e trasformarsi all’occorrenza in un elemento aggiunto della costruzione.
Il suo inserimento consentirebbe inoltre di spostare Oumar Solet al centro della difesa, sfruttandone struttura fisica, aggressività e capacità di difendere l’area. Sul centrodestra dovrebbe trovare conferma il giovane irlandese Abankwah, una delle note più interessanti di questo avvio di torneo.
Ma è proprio qui che comincia il “gioco degli scacchi” tattico di Runjaić. Palma rappresenta infatti una soluzione alternativa sia sulla fascia destra sia nel ruolo di centrale, mentre Solet, in determinate circostanze, potrebbe essere utilizzato anche sul centrosinistra. In una configurazione del genere Alaba avrebbe persino la possibilità di avanzare sulla linea dei centrocampisti.
È una soluzione tutt’altro che teorica se si considera la storia calcistica dell’austriaco. Alaba non è un difensore che vive esclusivamente dentro l’area: è un giocatore abituato a ricevere palla tra le linee, a condurre, a cambiare fronte e a dare qualità alla prima costruzione. Nel Bayern di Guardiola, in particolare, la sua posizione era spesso un punto di partenza più che un vincolo.
Alle loro spalle rimangono comunque in gioco alternative importanti: Bertola, Kabasele ed Ebosse, elementi della rosa che permettono a Runjaić di mantenere diverse combinazioni senza essere costretto a un’unica soluzione.
In mezzo al campo il punto di riferimento resta il “pretoriano” Karlström, uomo deputato a dare ordine alla manovra e a garantire equilibrio davanti alla difesa. Al suo fianco, almeno inizialmente, la scelta é ricaduta sul fido Piotrowski, con Miller pronto a ritagliarsi progressivamente uno spazio maggiore. Il giovane centrocampista possiede qualità tecniche interessanti, anche se l’aspetto tattico e la continuità nella lettura delle diverse fasi della partita rappresentano ancora un percorso di crescita. E qui torna prepotentemente in scena Alaba.
L’austriaco può infatti trasformare una mediana a due in qualcosa di molto più fluido. Al fianco di Karlström potrebbe svolgere un lavoro da equilibratore, abbassandosi in costruzione oppure accompagnando l’azione con una libertà che difficilmente sarebbe concessa a un mediano più tradizionale.
Davanti ai due uomini di equilibrio, il “tuttocampista” Jurgen Ekkelenkamp resta una pedina preziosa per dinamismo, capacità di occupare più zone del campo e partecipazione alla fase offensiva. È uno di quei giocatori che permettono alla squadra di non spezzarsi quando il baricentro si alza.
Da non trascurare, inoltre, il recupero di Zarraga, che può offrire qualità tecnica e tattica, diventando una soluzione interessante quando Runjaić avrà bisogno di aumentare il tasso di palleggio negli ultimi trenta metri.
Le fasce: Zanoli riapre le rotazioni
Sulle corsie esterne il recupero di Zanoli amplia ulteriormente il ventaglio delle possibilità. A destra Runjaić può contare sulla velocità e sulla spinta dell’esterno di Carpi, ma anche sulla continuità di Vojvoda, elemento che per caratteristiche può essere utilizzato sia più alto, sia.all’occorrenza nella linea dei tre difensori. Persino a sinistra.
È proprio il kosovaro, del resto, uno degli uomini che meglio rappresentano la possibilità di passare da una struttura all’altra senza effettuare necessariamente sostituzioni. Una caratteristica particolarmente utile per un allenatore che vuole mantenere il 3-5-2 come sistema di riferimento ma non intende trasformarlo in una gabbia tattica.
A sinistra l’ottimo avvio di Kamara sembra indicare una gerarchia abbastanza definita. Ma anche qui l’eventuale utilizzo di Alaba introduce una variabile di grande interesse. L’austriaco può infatti giocare da quinto, ruolo che ha interpretato frequentemente nel corso della sua carriera, soprattutto negli anni al Bayern.
La sua presenza sulla fascia sinistra permetterebbe così a Runjaić di proporre una squadra più tecnica e associativa, magari contro avversari che concedono spazio alle spalle degli esterni.
Da non dimenticare, infine, il recupero del colombiano Arizala, desideroso di ritagliarsi uno spazio e di trasformare la concorrenza in un’opportunità.
L’attacco: Davis riferimento, Gueye il futuro
In avanti l’auspicati recupero di Davis rappresenta una notizia particolarmente importante per Runjaić. Dopo lo stop forzato con il Cagliari, torna a disposizione dell’allenatore il principale riferimento offensivo della squadra friulana, un giocatore capace di garantire presenza in area, profondità e peso specifico nella fase di finalizzazione.
La crescita di Gueye, nel frattempo, rappresenta un altro elemento da seguire con attenzione. Il giovane attaccante senegalese sembra acquisire fiducia e continuità di partita in partita, pur non potendo ancora essere considerato una vera e propria alternativa sullo stesso piano del centravanti titolare.
Alle sue spalle, nel ruolo di seconda punta o di rifinitore avanzato, il recupero di Zaniolo galvanizzato dalla chiamata in azzurro, è particolarmente atteso. Il tecnico viennese potrebbe così disporre di un giocatore in grado di collegare centrocampo e attacco, attaccare gli spazi e aumentare la pericolosità tra le linee.
Come alternativa rimane a disposizione anche un elemento di esperienza come Unai Gomez che oramai dovrebbe aver metabolizzato i tempi del calcio nostrano, mentre una soluzione più offensiva potrebbe prevedere l’avanzamento di Chakvetadze, qualora Runjaić decidesse di rinunciare a un centrocampista puro per aumentare la qualità tecnica negli ultimi metri.
Il 3-5-2 resta la matrice, ma Alaba come detto può cambiarne la natura
La formula di partenza sembra dunque rimanere quella collaudata, ovvero un sistema che offre equilibrio e consente all’Udinese di sfruttare ampiezza e fisicità. L’arrivo di Alaba, tuttavia, permette di andare oltre la semplice disposizione numerica.
Con l’austriaco braccetto, l’Udinese può costruire di difendere a tre come a cinque. Con Alaba in mediana, può invece trasformare la prima costruzione, dando a Karlström un compagno capace di abbassarsi o avanzare a seconda della situazione. Con Alaba quinto di sinistra, può infine aumentare la qualità tecnica sulla corsia.
È questa, probabilmente, la vera peculiarità dell’operazione.
Nel calcio moderno la duttilità infatti, non significa semplicemente saper ricoprire più ruoli: significa poter cambiare struttura senza cambiare uomini. Ed è esattamente ciò che Alaba ha imparato a fare ai massimi livelli.
Dal Bayern di Guardiola fino al Real Madrid, passando attraverso le diverse evoluzioni tattiche del calcio europeo, l’austriaco ha costruito la propria carriera proprio sulla capacità di interpretare il ruolo in funzione del sistema e non viceversa.
Per Runjaić significa avere a disposizione una sorta di “jolly strategico”, un giocatore attorno al quale poter modificare la disposizione della squadra durante la partita.
L’Udinese può dunque continuare a partire dal 3-5-2, ma con Alaba acquisisce la possibilità di trasformarlo, a seconda delle necessità, in un 3-4-2-1, in un 4-3-3 o persino in una struttura più fluida nella quale la posizione degli uomini cambia durante le diverse fasi del possesso.
Ed è forse proprio questo il dato più interessante dell’arrivo del viennese: Alaba non aggiunge soltanto un giocatore all’Udinese, aggiunge soluzioni. E per un allenatore come Runjaić, che ha fatto della flessibilità tattica uno degli strumenti della propria interpretazione del calcio, può rappresentare una risorsa di notevole valore.
AM