A due giornate dal termine, con la vittoria di Cagliari, l’Udinese di Kosta Runjaic riesce finalmente dove avevano fallito tanti, forse troppi, allenatori, del dopo Guidolin, ovvero raggiungere la fatidica quota dei 50 punti. Se varrà o meno la colonna di sinistra della classifica alla fine del campionato, non lo sappiamo ancora (per ora si), ma di certo rappresenta il coronamento di un lungo inseguimento che è partito dal lontano 2014, ovvero da quando un giovane Stramaccioni (ora commentatore TV) aveva per primo avviato l’epoca del dopo Guidolin. Un medioevo calcistico per i colori bianconeri, che da allora non hanno più riconosciuto il sapore di una qualificazione europea. Alcune salvezze ottenute all’ultimo respiro, come quelle del 2016, 2018 e non ultima 2024, con annate caratterizzate da più cambi di panchina. Annate confusionarie e sofferenti, che sono state accompagnate da stagioni più tranquille, ma non meno deludenti, fatta eccezione per la primavera di Cioffi, quella del 2022, quando ci si era illusi che il vento poteva cambiare. Quella, era una squadra molto forte; Molina, Deloufeu, Udogie, Pereyra, Becao, giusto per fare qualche nome. Nomi che evocano nostalgia. Quella che allena Kosta Runjaic è forse un filino meno forte, ma il tecnico balcanico ha potuto contare su una continuità di gestione che nessuno aveva mai avuto in questa decade. L’ingaggio del tecnico tedesco, ha abbassato il tasso di esoneri da parte di Pozzo, che negli ultimi anni aveva mantenuto una media, davvero troppo alta. Nel segno della continuità, i Pozzo sono stati ripagati e Runjaic ha finalmente trovato il bandolo della matassa. Il tecnico doveva farsi perdonare il finale di campionato scorso; dei pessimi titoli di coda, in un film che fino al finale era piaciuto a tutti, almeno fino ai 40 punti. Quest’anno, alla salvezza anticipata, a differenza dello scorso anno, ha fatto seguito un rendimento non solo a livello con quello di tutto il resto della stagione, ma addirittura in crescendo. L’Udinese delle ultime giornate, o meglio dire dalla vittoria di Milano, si dimostra molto più solida, più diretta nel gioco, e attenta dietro. Si assiste a meno palleggio in orizzontale tra i difensori, e più ricerca della verticalità anche con lunghi rilanci. Tutto ciò ha portato a meno errori in fase di partenza dal basso, meno occasioni regalate agli avversari, e clean sheet che stanno diventando una costante da un mese a questa parte. Dalla peggiore difesa del campionato ad un saldo tra gol fatti e subiti che sta per raggiungere il pareggio. Mister Kosta ha trovato la quadra della fase difensiva, e di conseguenza, il resto vien da se. D’altronde quando le fondamenta sono solide, la casa si sviluppa con armonia.
La gara di Cagliari, va interpretata nel modo giusto. Non è stata una partita memorabile, tutt’altro. Il primo tempo è parso brutto, quasi ai livelli di quello di Genova. Il Cagliari ha manovrato meglio. Muoveva con sapienza e qualità il pallone sfruttando le corsie esterne, con Palestra che faceva dannare Kamara e Solet; Obert che si sovrapponeva in fascia mosso dalla regia di Gaetano. Un Sebastiano Esposito 5 stelle, che dimostrava visione di gioco, piedi raffinati, e movimentismo in orizzontale per imbucare i compagni. Si è visto un Cagliari che tesseva manovre che nascevano a destra e si chiudevano a sinistra, e viceversa, con il terzo uomo sempre a chiudere l’azione e la difesa bianconera sempre in affanno. Il complesso di Pisacane gioca a calcio e lo fa bene, ma privo della giusta cattiveria, sbatteva contro la saracinesca bianconera. Gianpaolo una settimana fa, parlando del suo Torino, affermava che al cospetto dell’Udinese, i suoi uomini sembravano i figli dei calciatori di Runjaic. La fisicità, contro la quale ha sbattuto il Toro, ha rimbalzato indietro anche gli uomini di Pisacane. Tra un Okoye alla Neuer nel primo tempo, un salvataggio sulla linea di Kalstrom, davanti la porta di Kristensen , e un Mlacic che sacrificava il fianco destro sul legno della porta, si consumavano gli attacchi belli ma leggeri di un Cagliari volitivo e con le idee chiare. L’impressione di solidità generata dai difendenti friulani è parsa rimarchevole. C’erano tempi in cui gli avversari segnavano al primo starnuto. Ora la porta bianconera pare invalicabile per chiunque. La squadra stessa palesa una tigna e una convinzione superlativa nel difendere la propria porta. La fase difensiva sulla quale Runjaic ha lavorato per 2 anni, forse adesso ha trovato la quadra. Davanti invece, basta dare due piccoli colpetti di gas per attingere il nemico. Sempre Solet, in avanscoperta come contro il Toro, dribbla, ispira e imbuca, Kamara che fa la cosa più semplice, ma spesso più difficile, e anche il pasticcione Buksa, riesce a timbrare il cartellino. Il secondo gol è figlio del primo e della situaizone venutasi a crerare: Cagliari alla disperata ricerca del pari, che scopre il fianco alle punte fresche di Runjaic da Davis a Gueye. Con questo spartito, l’Udinese ha sempre suonato canzoni intonate. Le ripartenze in campo aperto dei bianconeri, hanno fatto piangere tanti tifosi nobili in giro per l’Italia.
Una vittoria non bella, per un’Udinese non bella, anzi, spesso in affanno. Balbettante dal punto di vista del gioco, con un Atta normalizzato, un Ehizibue tornato nei suoi ranghi, un Buksa che a fatica ha tenuto una palla, con la quale spesso ci litigava, e uno Zaniolo pure opaco. Eppure, questa squadra si dimostra cinica e spietata, forte di una compattezza notevole, e di una difesa di ferro. Concreta. Pragmatica. Insomma, immagine e somiglianza del suo tecnico.
Con due giornate dal termine, il bottino può lievitare ancora. Davanti a se l’Udinese ha due sfide, una difficile, per quello che ha raccontato questo campionato, ovvero in casa contro la Cremonese, e una che si prepara da sola, al Maradona contro il Napoli. Si potrà chiudere a 56 punti come a 54, ma anche se fosse 50 o 51, si può affermare che Runjaic con questa squadra ha fatto il suo. L’ha condotta dove doveva stare. E’ stato un percorso lastricato di buche, e talvolta accompagnato da squilli di trombe, ma ora pare davvero aver trovato la quadra e di questo gli va dato atto. Per quanto riguarda il gioco, beh quello riflette tante sfumature, ma sono 50, e bisogna dire che il numero ci piace un sacco.
Paolo Blasotti